venerdì 22 novembre - Aggiornato alle 04:07

Pd, Ascani vicepresidente del partito. Da Bistocchi a Cardinali: i sei umbri nella nuova Direzione

Insieme alla deputata tifernate c’è Debora Serracchiani. Scelti anche i membri del parlamentino dem

Sarah Bistocchi, Pd (foto F.Troccoli)

di D.B.

Anna Ascani vicepresidente del Partito democratico e altre quattro umbre nel parlamentino dem, cinque se si considera anche la presidente della Regione Catiuscia Marini. A due settimane dalle primarie il Partito democratico ha riunito, domenica a Roma, l’assemblea nazionale del partito (di cui fanno parte 17 umbri) che ha ufficialmente proclamato Nicola Zingaretti nuovo segretario. In quota minoranza, quella che fa capo a Roberto Giachetti, la deputata tifernate è stata scelta come una delle due vicepresidenti dem insieme a Debora Serracchiani, in quota Maurizio Martina.

I DELEGATI UMBRI IN ASSEMBLEA

In Direzione Per quanto riguarda invece i 120 membri della Direzione, di diritto ne fanno parte Marini e il segretario regionale Gianpiero Bocci (e i segretari regionali, secondo indiscrezioni degli ultimi giorni, potrebbero anche trovare un posto ai vertici del nuovo Pd di Zingaretti); oltre a loro ci sono la franceschiniana Marina Sereni e, sempre tra i sostenitori del neo segretario, l’ex senatrice Valeria Cardinali e la capogruppo in consiglio comunale di Perugia Sarah Bistocchi. In quota Giachetti invece c’è Gessica Laloni, figlia di Vincenzo, renziano ortodosso, segretario del Pd di Nocera Umbra e referente di uno dei comitati civici di Renzi fondati in Umbria. La figlia Gessica ha già fatto parte del gruppo dei millenials scelti da Renzi per entrare nella Direzione Pd.

I 120 NOMI DELLA NUOVA DIREZIONE PD

Il Pd perugino esulta «L’elezione delle due esponenti del Pd perugino va nella direzione tracciata da Zingaretti – scrive il Pd di Perugia – in risposta alle tante richieste di cambiamento e rinnovamento emerse dalle primarie, che hanno visto una partecipazione considerevole e inaspettata di cittadini, a Perugia come nel resto del paese». I dem parlano di «orgoglio» e di «un punto di partenza più che un punto di arrivo, un bilancio più che un traguardo, per raccogliere le istanze dei tantissimi elettori di centro sinistra che ci chiedono maggior coraggio nel riaffermare i valori e gli ideali che ci contraddistinguono». Con l’elezione di Zingaretti e dei nuovi organismi il Pd «ha imboccato la strada giusta per arginare le derive populiste, sovraniste e autarchiche di un governo impegnato a guardarsi le ginocchia, privo di una politica economica credibile e che sta portando il paese verso una recessione in primis culturale. Il Pd, forte del rinnovamento dei suoi quadri dirigenti, è pronto a lanciare il proprio guanto di sfida contro un governo schiacciato su posizioni leghiste e reazionarie in tutti i suoi campi d’azione».

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