martedì 7 febbraio - Aggiornato alle 12:50

Grillo ‘scrive’ al sindaco di Terni arrestato: «Stia con la sua famiglia». M5s interroga ministro Minniti

Post sul blog per Di Girolamo: «Stia a casa sua che è ambiente migliore di Pd». Anche Fd’I invoca il commissario. Mascio scrive al prefetto per ‘riequilibrare’ la maggioranza

Beppe Grillo alla Marcia del 2015 (foto Troccoli)

Bebbe Grillo scrive al sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, tuttora agli arresti domiciliari. E lo fa naturalmente con un post sul suo blog: «Gentile sindaco, vorrei essere il più delicato possibile con lei in questo momento. Le è successa una cosa inaspettata e improvvisa. Stia con la sua famiglia, non legga giornali e non guardi i Tg: intanto non c’è nessuna notizia su di lei. Stia in casa: è sicuramente un ambiente migliore di quello che frequenta nel suo partito. Se avesse bisogno di generi di conforto il MoVimento 5 Stelle è a disposizione. Sorrida e stia sereno».

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Interrogazione al ministro Minniti Ma sull’inchiesta Spada per gli appalti del Comune pilotati in favore delle coop sociali di tipo B, in cui sono indagati a vario titolo anche tutti i componenti di giunta (fa eccezione l’assessore Tiziana De Angelis nominata a ottobre), il M5s ha anche depositato un’ interrogazione parlamentare d’urgenza indirizzata al ministro Minniti e inviata in copia anche al prefetto di Terni, Angela Pagliuca, per verificare se sussistono i motivi per avviare le procedure amministrative volte all’immediato scioglimento del consiglio comunale e alla successiva nomina di un Commissario per la gestione dell’ente. Lo stesso epilogo lo auspica Marco Cecconi di Fd’I-An, mentre la maggioranza corre ai ripari, o almeno ci prova: il presidente Giuseppe Mascio ha scritto al prefetto per un nulla osta a recuperare un avente diritto al voto in consiglio vista la mancata presenza del sindaco Di Girolamo.

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Interrogazione M5s A dare notizia della questione posta al ministro Minniti, sono il senatore Stefano Lucidi, il consigliere regionale umbro Andrea Liberati e i rappresentanti del Movimento a Palazzo Spada Thomas De Luca, Valentina Pococacio, Federico Pasculli, Patrizia Braghiroli e Angelica Trenta. «Il 2 maggio 2017 – spiegano nelle premesse i grillini – sono stati posti agli arresti domiciliari il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, e l’assessore per i lavori pubblici, Stefano Bucari, nell’ambito dell’operazione Spada. Il giudice per le indagini preliminari Federico Bona Galvagno, ha motivato la necessità dell’ordinanza per aver «posto in essere una serie di concatenate condotte illecite creando di fatto un vero e proprio sistema ‘contra legem’ di aggiudicazione di tutti contratti pubblici relativi al Comune di Terni, quantomeno negli ultimi cinque anni, in aperta e insanabile violazione delle normative nazionali ed europee, sapendo di agire nella certezza che tale sistema c’era, c’è e ci sarà e che nessuna indagine o sussulto di legalità potrà far venir meno o da anche solo scalfirlo».

 

Lettera al ministro Minniti Nel testo i grillini spiegano ampiamente gli appalti in questione e il periodo di riferimento, citale cooperative coinvolte. «L’art. 141, comma 1, del decreto legislativo n. 267 del 2000 – richiamano –  dispone che i consigli comunali vengono sciolti, su proposta del ministro dell’Interno, non solo per ‘gravi e persistenti violazioni di legge’, ma anche per ‘impedimento permanente’ del sindaco . Considerato inoltre – proseguono – che durante la seduta del consiglio comunale di Terni la vicesindaca Francesca Malafoglia, assumendo su di sé la funzione di primo cittadino, ha dichiarato che tale funzione è da considerarsi pro tempore e dipendente dagli sviluppi giudiziari, ma contestualmente non ha esposto al consiglio comunale la riorganizzazione della macchina comunale, in termini di funzioni e deleghe e che si apprende che anche la vicesindaca sarebbe indagata per la stessa vicenda, insieme all’assessore per l’ambiente del Comune di Terni, Emilio Giachetti; si chiede di sapere se il ministro non intenda avviare le procedure amministrative volte all’immediato scioglimento del consiglio comunale ed alla consequenziale nomina di un commissario per la gestione dell’ente».

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Fd’I-An Marco Cecconi fa eco: «L’arresto del sindaco e l’interdizione da incarichi assessorili disposta dal giudice delle indagini preliminari a carico di Stefano Bucari – al di là di qualunque valutazione di merito – inchioda di fatto la composizione dell’attuale giunta ad un numero di componenti (solo 4) al di sotto del minimo di legge. E fotografa la paralisi politico-amministrativa di un Comune che, se vuole davvero ripartire, assicurare continuità, garantire ai cittadini i servizi che gli spettano (e che peraltro l’Amministrazione-di Girolamo ha di fatto negato, anche quando era nel pieno dei suoi poteri) può solo affidarsi ad un terzo: un terzo che abbia l’autorevolezza morale e l’autorità amministrativa per governare a pieno la città. Questo terzo, legge alla mano, non può che essere un commissario straordinario di nomina prefettizia».

 

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