lunedì 26 agosto - Aggiornato alle 08:07

Omofobia, passa la legge: Regione parte civile nei processi, spariscono attività per gli studenti. Il nuovo testo

Dopo urla, decine di emendamenti, l’accordo nel Pd e ore di discussione arriva l’ok. Approvato anche l’adeguamento alle norme sulle unioni civili Liveblog – Lo speciale

Manifestanti di Omphalos di fronte a palazzo Cesaroni (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Al terzo tentativo in tre settimane e a dieci anni dal primo disegno di legge presentato, l’Umbria ce la fa. Dopo una seduta fiume andata avanti per tutta la giornata di martedì, all’ora di cena il consiglio regionale ha approvato la legge contro l’omofobia; quelle «norme contro le discriminazioni e le violenze di genere determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere» chieste a gran voce dalle associazioni del mondo Lgbti e non solo. In tutto 15 i voti favorevoli (oltre al Pd e al Psi ha dato il via libera anche il M5S), 5 quelli contrari e un astenuto (il forzista Nevi) al termine di una seduta lunghissima, molto partecipata (un centinaio le persone sugli spalti tra favorevoli e contrari), condita da qualche urlo, quasi 50 tra emendamenti (40) e sub-emendamenti (9), da alcuni show a favore delle tante telecamere presenti e da un po’ di ‘filibustering’ da parte di alcuni consiglieri di centrodestra per tirare la discussione alle lunghe.

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Gli emendamenti Il fatto politico più importante però è l’accordo in casa Pd che ha reso possibile l’ok alla legge, approvata dopo una serie di intoppi nelle sedute precedenti che hanno surriscaldato il clima per settimane e dato tempo e modo, a chi lo voleva, di alzare ulteriormente la temperatura. L’accordo è stato messo nero su bianco in una serie di emendamenti firmati non solo dal bocciano Smacchi, che con il suo aveva dato avvio alle danze in casa dem e non solo, ma anche dal capogruppo Chiacchieroni e dal segretario Leonelli; il segno che tutte le anime del partito stavolta erano d’accordo. Centrale l’emendamento (approvato con 11 sì, 5 no e 5 astenuti, tra i quali Solinas e i pentastellati) che riscrive l’articolo 1: stavolta viene toccato solo il secondo comma e non il primo, e il riferimento è al «rispetto della libera espressione e manifestazione di pensieri od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, individuali o assunte all’interno di organizzazioni o associazioni»; in questo ambito la Regione garantisce «la dignità e il diritto all’autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere».

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LA PROPOSTA DI LEGGE SPIEGATA BENE

Il nuovo testo Un accordo che secondo Leonelli non garantisce, come in precedenza, una clausola «salva-omofobi» ma che permette quella «libertà di pensiero e di parola» peraltro già ampiamente tutelata dalla Costituzione; ma tant’è. Un emendamento a firma della presidente invece stanzia 40 mila euro per l’attuazione della legge mentre un altro, sempre a firma di Smacchi, Leonelli e Chiacchieroni, fa sparire dall’articolo 3, uno dei più contestati (è quello che si occupa delle attività nelle scuole), la possibilità di fare «informazione, orientamento e sensibilizzazione sull’orientamento sessuale e l’identità di genere» anche nei confronti degli studenti delle scuole; l’articolo dunque è stato ulteriormente mitigato dopo le modifiche fatte in commissione, permettendo che queste attività siano rivolte solo ai docenti e ai genitori. Bocciati invece le richieste di Mancini (Lega) e di De Vincenzi (Ricci presidente) di sopprimere o modificare l’articolo.

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Le modifiche Sfumato l’articolo 4 (che si occupa della responsabilità sociale delle imprese) dove ora si fa riferimento, invece che alle «associazioni rappresentative dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere», a quelle realtà che «operano in materia di contrasto» alle suddette discriminazioni e che saranno coinvolte nel monitoraggio sulla conformità agli standard di responsabilità sociale. Introdotta poi la possibilità per la Regione di costituirsi parte civile nei casi di violenza commessa contro una persona; in più Palazzo Donini predisporrà una «modulistica omogenea» a disposizione delle persone per adeguarsi alla istituzione delle unioni civili, estendendo le procedure a tutti i settori della PA; in precedenza, invece, il testo faceva riferimento solo al fiduciario sanitario.

Approvati e bocciati Quanto all’articolo 7, che si occupa degli interventi di Asl e servizi socio-sanitari, si fa riferimento alla rimozione degli ostacoli «che impediscono alle persone di accettare ed esprimere il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere», mentre prima si parlava di «libertà di scelta e di espressione delle persone». Ok anche all’emendamento di Rometti, che inserisce tra i componenti dell’Osservatorio sulle discriminazioni anche la consigliera di parità e il presidente del Centro pari opportunità, e a quello di Solinas che vorrebbe far rilevare al Corecom i contenuti discriminatori «nella programmazione radiofonica e televisiva regionale». Per tutti gli altri invece, presentati soprattutto dai leghisti e Da Vincenzi e che miravano alla soppressione di alcuni articoli, al taglio dei fondi (Mancini ha proposto al massimo mille euro), alla revisione dell’articolo 1 niente da fare.

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