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domenica 5 dicembre - Aggiornato alle 23:54

Nuovo piano sanitario, dai sindacati molti dubbi sul taglio dei distretti. «E servono le assunzioni promesse»

Sgalla: «Rapporto pubblico-privato non chiaro». Manzotti: «Riduzione non è una risposta». L’Intersindacale: «Usl senza logica geografica»

Operatori sanitari al lavoro in Umbria (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Molti dubbi e in certi casi una stroncatura netta a proposito del taglio dei distretti, mentre su un punto sono tutti d’accordo: servono più assunzioni, a partire da quelle promesse da lungo tempo. Le 84 pagine del nuovo Piano sanitario regionale, preadottato dalla giunta la scorsa settimana, sono da alcuni giorni sui tavoli dei sindacati. La preadozione rappresenta solo il fischio di inizio di una partita molto lunga, che prevede la partecipazione con tutti i soggetti interessati e poi un complesso iter in consiglio regionale. Di questa partita i sindacati vogliono essere al più presto partecipi e Umbria24, in attesa che inizi, ha ascoltato l’opinione delle sigle più importanti (la Uil venerdì eleggerà il nuovo segretario regionale, rimandando quindi le valutazioni a un momento successivo).

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Cgil «Naturalmente va approfondito – dice Vincenzo Sgalla, segretario della Cgil – e i nostri uffici stanno cercando di capire meglio. Da una prima lettura non è chiaro quale sia il rapporto tra pubblico e privato. Su questo non c’è una parola: in primis bisognerebbe stabilire che il sistema è pubblico e universale, e poi andrebbe definito il rapporto con il privato. Inoltre, non ci sono chiarimenti a proposito del piano di assunzioni che chiediamo da un anno e mezzo». Sgalla tira il freno sul taglio dei distretti, che passerebbero da dodici a cinque: «Una mossa in contraddizione con quella territorialità che ci ha aiutato durante la pandemia; ci saranno delle ragioni e le approfondiremo».

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Le scelte Contraddizioni Sgalla le nota sul tema della governance: «Vengono esclusi i lavoratori, che sono stati determinanti durante la pandemia, e i sindacati». Quanto al numero di aziende sanitarie e ospedaliere – tema politicamente rovente – la giunta ha passato la palla al consiglio regionale: «Sono argomenti – dice il segretario Cgil – che vanno bene quando sei all’opposizione, meno quando governi». Al di là dei singoli punti, «ci aspettiamo una convocazione quanto prima. Avere un sistema sanitario di qualità è un elemento essenziale per l’Umbria, anche in termini di sviluppo». Sul tasto della sanità pubblica e universale batte anche il segretario della Cisl Angelo Manzotti: «Universale, pubblica e – aggiunge – fortemente legata al territorio, specialmente in una regione con così tanti ultra 65enni che le risposte le trovano proprio sui territori».

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Cisl Per Manzotti la carenza di professionisti e quella di personale rappresentano due dei nodi più importanti: «Abbiamo perso 20 milioni di euro per quanto riguarda la mobilità passiva; bisogna riportare professionisti in Umbria e aumentare il personale: abbiamo sottoscritto degli accordi rimasti solo sulla carta, e questo non è più accettabile». Sui distretti il segretario Cisl ha alcuni dubbi: «Dipende quale sarà il ruolo dei distretti, che dovranno essere funzionali agli ambiti sociali di zona; di sicuro un taglio fine a sé stesso non è una risposta». Quanto alle aziende, per Manzotti l’assetto attuale è corretto ed è positiva anche la spinta che il Piano dà verso una più stretta integrazione tra sanità e sociale, «soprattutto in questo momento».

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L’Intersindacale Il taglio dei distretti non convince per nulla Giovanni Lovaglio dell’Intersindacale medica umbra: «Si fa riferimento al decreto ministeriale 70 del 2015 (quello che stabilisce gli “standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi alla assistenza ospedaliera”, ndr) che è attualmente in fase di completa revisione. In Lombardia, sulla scorta di quanto successo durante la pandemia, li rafforzeranno, mentre qui chi ha disegnato i nuovi cinque non conosce neanche la geografia». Lovaglio mette sul tavolo ad esempio il caso del nuovo Ausl 1 Centro, che andrebbe da Perugia a Massa Martana per un totale di 266 mila abitanti, «quasi il doppio di quelli previsti dal decreto. Poi in un altro c’è il Trasimeno accorpato con l’Alto Tevere, senza tenere conto di barriere naturali importanti. L’unico che ha un senso è quello che unisce l’Eugubino-Gualdese all’Assisano».

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Personale e convenzione Al vertice di queste realtà dovrebbe esserci un coordinatore, «che però – dice Lovaglio – non si capisce che cosa sia, dato che non è previsto dalla normativa; si rimane molto sul generico». Bene invece il mantenimento delle due aziende territoriali e alcuni potenziamenti, come le Case della salute, e la spinta sul fascicolo elettronico «anche se però – commenta il medico – sono tutti obiettivi generici che vanno declinati». Lovaglio chiede poi rassicurazioni sull’incremento del personale: «Se nel Pnrr – dice – ci sono risorse solo per edilizia e strumentazioni, queste chi le fa funzionare dato che le piante organiche rimangono le stesse? Non facciamo processi alle intenzioni ma vogliamo rassicurazioni». In tutto questo c’è anche il ruolo dell’Università e di quella convenzione con la Regione che, dopo molte promesse, non riesce ancora a vedere la luce: «Ci sono diverse cose da puntualizzare – dice Lovaglio – dalla questione della riorganizzazione della rete ospedaliera alle scuole di specializzazione fino alle dotazioni organiche. Anche su questo chiediamo di essere coinvolti». Da ultimo una sorta di appello ai consiglieri regionali: «Speriamo che ci sia un vero coinvolgimento e che non vadano lì solo ad alzare la mano».

Twitter @DanieleBovi 

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