sabato 15 dicembre - Aggiornato alle 13:08

Nuove regole per fondi europei: via libera unanime al parere Marini-Schneider

Comitato delle Regioni chiede di reintrodurre il Feasr, boccia revoca risorse in due anni e penalizzazioni per violazioni fiscali dei governi nazionali

di Chiara Fabrizi

Reintrodurre il Feasr (fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) nelle disposizioni comuni, ossia le regole per il prossimo settennato dei fondi strutturali che costituiscono la politica di coesione. Non comprimere a due anni, contro gli attuali tre, il periodo entro cui le Regioni dovranno dar concretezza agli impegni di spesa programmati, salvo la perdita dei fondi stessi. E, ancora, abolire la possibilità di congelare i fondi alle Regioni nel caso in cui il governo nazionale violi la disciplina fiscale dell’Unione europea. Sono questi gli elementi di maggior rilievo contenuti nel parere (obbligatorio ma non vincolante) presentato da Catiuscia Marini (Pes) e Michael Schneider (Ppe), rispettivamente presidente dell’Umbria e della Sassonia, approvato mercoledì pomeriggio all’unanimità dal Comitato delle Regioni (CdR) riunito in seduta plenaria, cui ha partecipato anche la commissaria Ue per la politica regionale Corina Crețu, cui è stato chiesto «anche il mantenimento dell’attuale livello dei tassi di cofinanziamento». 

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Ok unanime a parere Marini-Schneider  L’atto è stato illustrato in aula dalla Marini che ha, prima, evidenziato come «il regolamento generale sia il documento faro per le collettività locali e regionali», mentre «la politica di coesione è il volto migliore dell’Europa nei territori», per poi mettere in ordine le «preoccupazioni» degli amministratori locali «a cominciare dalla rimozione del Feasr dal regolamento sulle disposizioni comuni, perché così si rischia di pregiudicare l’approccio integrato dei fondi strutturali e di investimento nelle aree rurali, in cui abbiamo sempre creduto». Sulla semplificazione «si può fare di più per i beneficiari locali che sono enti, imprese e cittadini: l’alleggerimento delle procedure burocratiche è fondamentale per rendere più agevole l’accesso alle risorse. La politica di coesione – ha concluso Marini, che guida il gruppo del Pes al Comitato delle Regioni – non può essere solo tra Bruxelles e i governi nazionali, ma deve coinvolgere le città e le Regioni, motivo per cui faremo sentire la nostra voce nel corso dei negoziati dei prossimi mesi». Nel parere, poi, viene evidenziata anche la «preoccupazione per la drastica riduzione del livello del prefinanziamento annuale dello 0,5 per cento del sostegno totale di ciascun fondo» che il Comitato delle Regione chiede «di accrescere il tasso di prefinanziamento portandolo in media ad almeno il 2 per cento».

 

Cretu: «Modifiche con europarlmanetari e ministri» Nell’emiciclo del Parlamento europeo la commissaria Crețu ha però ricordato che «la proposta della Commissione è nelle mani del Parlamento e del Consiglio, quindi se volete fare modifiche dovete lavorare coi parlamentari europei e coi vostri governi». Dopodiché nel merito: «Sul prefinanziamento e cofinanziamento prendo atto delle vostre preoccupazioni – ha detto Crețu – ma crediamo che i livelli definiti siano una risposta pragmatica per mantenere la spesa con un bilancio minore, peraltro sul cofinanziamento torniamo alla schema pre crisi». Sulla riduzione a due anni rispetto agli attuali tre per dare concretezza agli impegni di spesa programmati coi fondi strutturali la commissaria per le politiche regionali dice che «è un obiettivo possibile proprio in virtù delle semplificazioni che vanno nella direzione di comprimere i ritardi di cui veniamo spesso accusati».

Negoziato ancora lungo In questo senso Schneider ha rilevato come nel parere «ci sono richieste di modifiche puntuali, come la riduzione degli oneri amministrativi derivanti dalla normativa in materia di aiuti di Stato, ma la discussione con Crețu non ci ha fatto fare passi in avanti, visto che ci ha ricordato non siamo noi che negoziamo». Il presidente della Sassonia ha poi evidenziato che «oltre al Pil delle Regioni è necessario prendere in considerazione altri indicatori, come quello demografico che è ostacolo al rafforzamento della competitività e della crescita, ossia proprio quegli aspetti che i fondi strutturali dovrebbero migliorare». Le disposizioni comuni sono al vaglio della commissione competente dell’Europarlamento che aveva programmato per dicembre il voto ma lo ha già fatto slittare a gennaio, mentre in seduta plenaria non si esprimerà prima di aprile, anche a causa di una montagna di emendamenti. La partita per le nuove regole è ancora lunga e il rischio concreto è di non riuscire a chiudere il cerchio prima delle elezioni Europee di maggio, col rischio di impattare sulla programmazione della politica di coesione post 2020.

@chilodice

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