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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 13:29

Nuova legge elettorale regionale, è già battaglia: «Grave incidente istituzionale». Si attiva comitato

Fora, De Luca e Bianconi all’attacco del ddl: «Fuga in avanti, lottizzazione che penalizza i territori». Meloni: «Solo una proposta»

Un seggio di Perugia per le regionali 2019 (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Dan.Bo.

Sul progetto di nuova legge elettorale in consiglio regionale a poche ore dal deposito del ddl è già bagarre. Ad alzare il fuoco di sbarramento sono i gruppi di opposizione rimasti fuori dalla partita: il testo è stato infatti firmato dal presidente dell’assemblea Marco Squarta, dalla leghista Paola Fioroni e dalla dem Simona Meloni, ovvero dall’intero Ufficio di presidenza di Palazzo Cesaroni (Meloni è stata da poco sostituita dal collega di partito Michele Bettarelli).

ECCO LA NUOVA LEGGE REGIONALE: LE NOVITÀ

Grave incidente Andrea Fora parla di «fuga in avanti» e di un «grave incidente istituzionale», chiedendo di dare vita a un «reale processo di partecipazione dal basso. La legge elettorale – aggiunge – non deve servire a blindare gli eletti nel Palazzo, ma a meglio rappresentare la comunità regionale. Già sulla precedente legge regionale si scatenò un conflitto nell’opinione pubblica molto acceso: la fuga in avanti di oggi va perciò assolutamente condannata. Occorre ripartire da zero e dai territori». E proprio la questione della rappresentanza dei territori è il tema sul quale si concentrano il pentastellato Thomas De Luca e Vincenzo Bianconi.

IL TESTO DELLA NUOVA LEGGE

Uno schiaffo Per il capogruppo del M5S si tratta di uno «schiaffo in faccia all’Umbria» e di una proposta che andava discussa e sottoscritta dai capigruppo. Quanto ai territori, «vengono totalmente cancellati». «La re-istituzione dei due collegi provinciali – dice – torna a dividere con un tratto di penna la regione, ma con una differenza sostanziale: la riduzione da 30 a 20 consiglieri regionali. Mentre nelle legislature passate l’elezione di un consigliere spoletino o folignate era la norma, con questa legge sarebbe un’eventualità matematicamente impossibile, salvo concessione da parte del segretario di turno. L’asse si sposta dalla qualità della rappresentanza e dalla meritocrazia alla mera lottizzazione politica. Discorso diverso invece per Terni, l’orvietano, il narnese e l’amerino che vengono brutalmente messi fuori dalla porta».

LA RELAZIONE ALLA PROPOSTA DI LEGGE

De Luca e Bianconi «Se tale legge verrà approvata così com’è – aggiunge – per la Provincia di Terni come unica prospettiva rimarrebbe quella di guardare al Lazio». Bordate anche per l’incompatibilità tra assessore e consigliere: «Lo spreco – dice De Luca ricordando il caso Melasecche – diventa strutturale: 1 milione e mezzo di euro con assessori obbligatoriamente esterni». Vincenzo Bianconi spiega di aver appreso anche lui «con stupore» la notizia leggendo quanto riportato da Umbria24 in mattinata: «Non credo che i due collegi – dice – siano la risposta per gli umbri, per creare un cambio di passo e avvicinare i territori con i loro bisogni ai luoghi in cui si scrivono le leggi, si fanno piani strategici, si definiscono priorità e si ripartiscono le risorse». Bianconi annuncia che presenterà una sua proposta che prevede la garanzia a ogni territorio di avere almeno un rappresentante e un numero maggiore di posti per i territori più popolosi. Tra le idee, quella di «ripartire dai 12 distretti sanitari» (che il nuovo piano regionale vuol ridurre a cinque), che dovrebbero ognuno eleggere almeno un consigliere, assegnando poi i restanti otto con metodo proporzionale.

FDI CHIEDE UN POSTO IN GIUNTA E ATTACCA TESEI

Il comitato Nel frattempo a rimettersi in moto è anche il «Comitato per la democrazia» che, negli anni scorsi, ha combattuto contro l’Umbricellum, la legge elettorale approvata prima delle elezioni del 2015 fra mille polemiche. A essere finiti nel mirino del comitato sono già diversi punti della proposta di legge targata Fdi, Lega e Pd. La cosa certa è che a un primo esame del testo il comitato si dice già totalmente insoddisfatto. Insomma, il dibattito sul ddl si preannuncia rovente.

Meloni Nel pomeriggio a intervenire è anche la capogruppo dem, che getta acqua sul fuoco parlando del ddl come di un «primo contributo di idee. L’intento – spiega – era quello di promuovere fin da adesso un ampio dibattito su di un tema che, troppo spesso, è stato derubricato a mero atto finale di una legislatura». Meloni auspica che sul testo sia coinvolta non solo la politica bensì l’intera comunità regionale. Quanto alle critiche a proposito dei maggiori costi derivanti dall’incompatibilità fra assessore e consigliere, la capogruppo ricorda che è stata depositata da Tommaso Bori una proposta di legge che punta alla diminuzione degli stipendi dei consiglieri. A proposito dei collegi, invece, «ritengo importante andare verso il superamento del collegio unico, che è un’eccezione tutta umbra in Italia, cosicché anche in questo senso si possa favorire e ampliare la rappresentatività territoriale che è il vero valore di un’Umbria policentrica e solidale».

Twitter @DanieleBovi

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