lunedì 27 maggio - Aggiornato alle 01:44

Moschea, «stasi del mercato e nessuna graduatoria»: ecco come la giunta assegnò il nuovo terreno

I dettagli della delibera finita al centro dell’inchiesta. La Lega: «Molto spesso lì dentro prolifera il terrorismo»

Il progetto della moschea di Umbertide

di Daniele Bovi

La stasi del mercato immobiliare e l’assenza di una graduatoria alla quale attingere. Sostanzialmente sono queste le motivazioni che, nel 2013, portarono l’allora giunta guidata da Giampiero Giulietti a dare il via libera alla delibera finita, nelle scorse ore, al centro dell’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Perugia. È l’otto febbraio di sei anni fa quando l’esecutivo comunale si riunisce per discutere la proposta dell’Associazione culturale islamica di Umbertide che, in estrema sintesi, consiste in una variazione dello schema di distribuzione dei lotti della zona dell’ex serra comunale.

INDAGATI GIULIETTI E ASSESSORI

La variazione Nel 2011 quest’area con una variante urbanistica viene trasformata da «zona servizi» a «zona di completamento artigianale-industriale», attribuendo dunque a essa anche il relativo indice edificatorio. Nel corso dell’anno arriva lo schema di distribuzione dei lotti e il bando di vendita, in base al quale l’Associazione risulta assegnataria di quello L3, 780 metri quadri al prezzo di 50 mila euro. Entro i termini stabiliti la cifra viene versata e poi, a inizio 2013, l’Associazione si fa avanti col Comune per acquisire un’ulteriore rata di terreno in ampliamento a quello già acquisito. Nella fase di progettazione preliminare del centro culturale infatti emergono nuove esigenze di spazi, quantificabili in circa mille metri (430 dei quali per il parcheggio).

GIULIETTI: «LEGA IMMOBILE»

Via libera Dalla data del bando in avanti «è stata riscontrata, soprattutto in relazione al particolare momento congiunturale, una stasi del mercato immobiliare – scriveva l’allora giunta – riferito alle attività produttive, che ha determinato la mancata vendita dei suddetti terreni», motivo per cui il Comune non ha «una graduatoria di soggetti interessati all’acquisto dei terreni per i quali è stato esplorato in modo approfondito e ripetuto il mercato di riferimento». Ecco perché la proposta fatta dall’Associazione «risulta del tutto accoglibile senza previa pubblicazione di un nuovo avviso d’asta». Secondo la Procura però, che si è attivata sulla base di un esposto del leghista Valerio Mancini, questa delibera è «incongruamente motivata e adottata in violazione di legge, in primis in relazione al profilo della mancata indicazione di un’asta pubblica».

La battaglia politica Intorno al centro culturale islamico si è combattuta una battaglia politica durissima: Matteo Salvini nel 2016 si era fatto fotografare di fronte al cantiere ribadendo il no alla moschea che è stata, nel 2018, al centro delle ultime amministrative, vinte dalla Lega che ha promesso di bloccarne la costruzione. A poche settimane dall’insediamento il sindaco Luca Carizia ha chiesto a un legale, scelto dall’Amministrazione, un parere pro veritate in base al quale, però, non ci sono «ostacoli di natura tecnico-giuridica alla costruzione» del centro culturale islamico. Il problema dunque per il partito sta nel capire come riuscire a mantenere la promessa elettorale. Alle parole di Giulietti, che ha accusato di immobilismo i salviniani per come stanno gestendo il dossier dopo la vittoria, la Lega ha replicato nel tardo pomeriggio di venerdì attraverso un comunicato firmato dal segretario regionale Virginio Caparvi e dai parlamentari: «È una vicenda – dicono – che a oggi ha molte ombre e poche luci».

La replica «Da parte nostra non intendiamo puntare il dito contro nessuno, la volontà della Lega è solo quella di fare chiarezza e dare risposte al territorio che, più volte, ha espresso contrarietà verso un centro culturale islamico di così grandi dimensioni. La posizione della Lega nei confronti di queste moschee mascherate è inamovibile: nei comuni dove governa la Lega non saranno mai avviati iter procedurali che portano alla costruzione di simili strutture perché, dati di cronaca alla mano, sono molto spesso luoghi di aggregazione dove il terrorismo islamico si organizza e prolifera». L’equazione è dunque moschea uguale pericolo terrorismo, e poi concludono: «L’ex deputato, sonoramente bocciato dai suoi stessi concittadini stia pure sereno, perché sulla vicenda, se la Lega fosse stata immobile, così come da lui stesso dichiarato, forse, oggi, non si sarebbe ritrovato indagato».

Twitter @DanieleBovi

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