martedì 11 dicembre - Aggiornato alle 08:42

Marijuana light, il parlamentare Zaffini: «8 negozi in Umbria, ‘stoppiamo’ la vendita»

Membro in Commissione Sanità: «Il Thc riduce la corteccia cerebrale con danni permanenti»

Franco Zaffini (foto F. Troccoli)

Ci risiamo al cannabis sì, oppure no. Anche quando è light. A quello storico proibizionismo o antiproibizionismo, informato o ideologico, che schiera chi da un versante e chi dall’altro. Con solitamente i conservatori di destra sulla curva proibizionista e i ‘sinistri’ sulla curva antiproibizionista. L’occasione non si perde il giorno dopo il pronunciamento del Consiglio superiore della sanità, quando un parlamentare umbro, Franco Zaffini, in quota Fratelli d’Italia, ricorda che ci sono 8 negozi in Umbria che vendono cannabis light e che sarebbe il caso che il prodotto venga ritirato dal mercato.

La nota «Il Consiglio superiore della Sanità non esclude la pericolosità della cannabis light su categorie come anziani, donne incinte e persone con patologie. E’ stata definita ‘nociva’ – dice Zaffini -. Nonostante il basso Thc parliamo pur sempre di droga, che fa male, perciò è bene che venga ritirata dal mercato. In Umbria – ancora la nota – ci sono otto negozi che commercializzano marijuana con principio attivo tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento. Lo Stato non può permettersi di lucrare sulla salute dei cittadini perché la vita va sempre tutelata. In via precauzionale, proprio perché sugli effetti della cannabis leggera c’è carenza di studi, il Consiglio superiore di Sanità suggerisce lo stop alla vendita che è stata legalizzata in Italia dal gennaio 2017. E’ una raccomandazione precauzionale – prosegue la nota – dal mio punto di vista assolutamente condivisibile perché, seppur bassa, nella cannabis light una percentuale di principio attivo c’è sempre e soprattutto negli adolescenti, come dimostrano ricerche di illustri tossicologi, il consumo potrebbe produrre effetti dannosi sul sistema nervoso centrale non ancora completamente sviluppato. E’ dimostrato, infatti, che l’utilizzo ripetuto di Thc in giovane età, durante le fasi dello sviluppo, produce la diminuzione della corteccia cerebrale col conseguente rischio di danni permanenti». «Al di là delle considerazioni tecnico sanitarie – conclude la nota – va respinta fermamente la ‘cultura dello sballo’ che c’è dietro la commercializzazione di questo genere di prodotti che fin troppi danni hanno provocato sulle giovani generazioni».

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