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giovedì 15 aprile - Aggiornato alle 00:04

Leonelli lascia il Pd, sarà il coordinatore umbro di Azione: «I dem pensano solo agli equilibri interni»

L’annuncio dell’ex segretario con un post su Facebook: «Calenda ha costruito un contenitore “sano” dalla sincera impronta liberale e riformista»

Giacomo Leonelli (foto -©Fabrizio Troccoli)

di D.B.

Giacomo Leonelli lascia il Pd, ma non la politica. Con un post pubblicato mercoledì mattina su Facebook l’ex consigliere regionale spiega i motivi che l’hanno portato a lasciare il Partito democratico per approdare ad Azione, la creatura di Carlo Calenda della quale sarà il coordinatore regionale. Leonelli, classe 1979, ha passato tutta la vita politica all’interno dei Ds e poi del Pd, ricoprendo diverse cariche sia nel partito che nelle istituzioni: consigliere comunale e provinciale, poi regionale fino alla mancata rielezione nel 2019. Nel 2018, l’allora segretario dem ha tentato anche la corsa per un posto alla Camera, venendo però travolto dal 5-0 del centrodestra nei collegi; un cappotto dopo il quale Leonelli si è dimesso dalla segreteria.

CONGRESSO PD, NIENTE RINVII MA PRESCIUTTI RILANCIA

Azione Leonelli quindi di fronte a un Pd che si prepara a essere guidato da Tommaso Bori e con margini di manovra ridotti, tenta il rientro in pista puntando tutto sulla costruzione della creatura di Calenda in Umbria; una scommessa politica i cui risultati si misureranno nei prossimi mesi. «Ho da sempre visto in Azione – scrive Leonelli – un contenitore “sano”, costruito dal basso, dalla sincera impronta liberale e riformista, che ha sempre anteposto i contenuti e la proposta alla demagogia e al populismo, e che non ha esitato a schierarsi apertamente in battaglie controcorrente quando le ha ritenute giuste».

ADDIO A STEFANO ZUCCHERINI, UNA VITA TRA SINDACATO E POLITICA

Addio Pd Duro invece il commento a proposito del congresso regionale dem: «Avevo già deciso e reso noto che non avrei comunque partecipato – dice – al congresso regionale del Pd, non riconoscendomi di fatto in nessuna delle proposte avanzate. In queste settimane però è accaduto qualcosa di peggio: e cioè che il Pd di fronte alla domanda diffusa di un nuovo paradigma sociale ed economico nazionale, europeo e mondiale, ha preferito, anziché avviare una discussione a viso aperto di fronte al paese, mantenere i rapporti di forza delle sue correnti. Questo per me è inaccettabile: io mi fermo qui. Perdonatemi, ma a me non interessa portare un contributo, seppur piccolo, a gruppi dirigenti interessati solo a salvaguardare loro stessi fino al punto di eludere scientificamente ogni ipotesi di discussione per il rischio che quegli equilibri consolidati vengano minacciati».

Le correnti Equilibri e correnti dei quali, nel corso degli anni, anche Leonelli è stato protagonista. Parlando degli assetti nazionali Leonelli ricorda di non essere mai stato un sostenitore di Zingaretti («la sua figura mi è sempre apparsa come un mix retrogrado tra narrazione postcomunista e revanscismo antirenziano») e che l’assemblea del 14 marzo, quella che ha incoronato Enrico Letta, è servita più che altro a una «cristallizzazione degli equilibri interni», come se «in pista fosse arrivata una sorta di “safety car” capace di traghettare i vari capicorrente di maggioranza e di minoranza con le loro posizioni consolidate, almeno fino alla notte in cui al Nazareno verranno vergate le liste elettorali delle prossime elezioni». Un partito che ha deciso «consapevolmente e a tavolino di evitare di mettersi realmente in discussione», il tutto con l’obiettivo di «salvare i destini personali dei capicorrente e dei loro sodali».

Richetti A dare il benvenuto a Leonelli intanto è un altro ex Pd come Matteo Richetti: «Queste parole – dice – confermano il tuo coraggio e la tua passione, preziosi per la crescita e il percorso di Azione. Subito al lavoro insieme per l’Umbria e per l’Italia!».

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