mercoledì 21 novembre - Aggiornato alle 12:56

Legge cyberbullismo, Rometti: «Dal governo censure severe, interventi solo in ambito sociale»

Il cofirmatario del provvedimento dopo l’intervento del Ministero dell’Interno:

Silvano Rometti (foto ©Fabrizio Troccoli)

«In qualità di cofirmatario della legge regionale 4/2018, quella che disciplina gli interventi regionali per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, successivamente alla posizione assunta dalla presidente dell’Assemblea legislativa, Donatella Porzi, in riferimento alla richiesta di modifica di alcune parti della legge volte a evitare l’impugnativa successivamente presentata dal governo, torno a evidenziare che la prevenzione e il contrasto, di cui all’articolo 1 della suddetta legge, sono nei confronti del bullismo inteso come fenomeno da combattere con strumenti di politica sociale, di chiara competenza regionale e che si intendono esercitati in questi termini e non certo attribuendogli una valenza di contrasto penale, di spettanza nazionale»: a dirlo è il consigliere regionale Silvano Rometti (SeR), che ha firmato insieme alla presidente Porzi la legge regionale di contrasto al bullismo, sulla quale sono arrivati i rilievi del ministero dell’Interno.

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Interventi di carattere sociale «La legge – spiega Rometti, in una nota del consiglio regionale – nel predisporre misure orientate alla prevenzione e al contrasto del bullismo, si propone di attuare un intervento di carattere prettamente sociale ed educativo verso un fenomeno relazionale che si sviluppa all’interno di un gruppo sociale, senza assumere una valenza attinente alla politica criminale e all’ordine pubblico e sicurezza. Attraverso il dettato normativo si intende agire sui fattori sociali da cui trae origine il fenomeno e sulla promozione dei valori di civiltà e della cultura della legalità tra i giovani, senza assolutamente sfociare nel significato di prevenzione di fenomeni criminali che ne possono derivare. Tutto questo tornando a sottolineare che leggi analoghe, adottate dalle Regioni Lombardia, Lazio, Liguria e Friuli Venezia Giulia, pur avendo identico contenuto non sono state impugnate dal precedente governo».

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Censure severe «Particolarmente severa quindi la censura governativa – conclude – tanto che, riconoscendo a una politica di prevenzione e contrasto un significato che esula dall’ambito sociale, si presenta, a mio giudizio, come inappropriata. Ritengo che la Regione Umbria prossimamente, anche attraverso un confronto con il Ministero competente, cercherà di attivarsi al fine di dare luogo a una composizione serena del conflitto che, salvaguardando quella che è la nostra impostazione, superi comunque la questione di legittimità degli ambiti di competenza attualmente sollevata, in modo da chiudere la vicenda prima che la Corte costituzionale si esprima e far si’ che la legge trovi completa attuazione».

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