mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 20:39

Legge cyberbullismo, Ministero al consiglio regionale: «Modificate due articoli o sarà impugnata»

Provvedimento dell’Interno arrivato mercoledì: «Invase competenze dello Stato». Porzi: «Nulla di ‘sovversivo’, mi auguro sia una svista»

L'aula del Consiglio regionale (foto F. Troccoli)

di Daniele Bovi

La legge regionale sul cyberbullismo potrebbe essere impugnata dal nuovo governo nelle prossime settimane. A formulare la richiesta, in un provvedimento di tre pagine arrivato mercoledì pomeriggio sulle scrivanie del consiglio regionale umbro, è il ministero dell’Interno e in particolare Marco Valentini, da pochi giorni direttore dell’Ufficio affari legislativi e relazioni parlamentari. In sostanza il Ministero pur riconoscendo la «innegabile rilevanza penale del fenomeno» – anche se «nell’ordinamento italiano non sussiste una specifica fattispecie criminosa atta a punire il bullismo» – dubita della legittimità costituzionale della legge e ritiene che «invada la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza».

I rilievi Nel mirino in particolare ci sono due articoli. Il primo indica come finalità quella di «prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni»; una formulazione «ampia» che «non può non generare un’indebita sovrapposizione con la materia dell’ordine pubblico e sicurezza, in quanto involge necessariamente i profili di rilievo penalistico delle condotte riconducibili al bullismo e alla sua dimensione cibernetica». Secondo il Ministero bisognerà distinguere con precisione gli interventi di carattere educativo da quelli di «politica criminale», con la Regione che ovviamente può limitarsi solo ai primi; in definitiva quel generico riferimento si presta a un ampliamento dell’area di intervento del legislatore regionale, ed è per questo che Valentini chiede di specificare chiaramente che le finalità possono essere solo di carattere sociale ed educativo.

COSA PREVEDE LA LEGGE

I dubbi Molti dubbi anche sull’articolo 4, che istituisce un tavolo di coordinamento che ha l’obiettivo di raccogliere informazioni su iniziative in tema di prevenzione e contrasto, al fine di creare sinergie tra tutti i soggetti coinvolti e «promuovere il coordinamento e la cooperazione» tra di essi. Essendoci tra questi ultimi anche le forze di polizia, il Ministero sottolinea che si va oltre quelle finalità di carattere sociale ed educativo; ed è proprio in questo senso che anche l’articolo 4 andrebbe riscritto, altrimenti potrebbe scattare l’impugnativa.

ADOLESCENTI UMBRI E WEB, LO STUDIO

Porzi Commentando la notizia la presidente dell’Assemblea legislativa Donatella Porzi, che ha firmato la legge insieme al consigliere regionale socialista Silvano Rometti, si augura che la volontà di impugnare la norma «sia dovuta a una svista, a un malinteso o a un equivoco». «Non so quale sarà la decisione della presidente Marini, l’organo competente per l’eventuale ricorso in caso di impugnativa del Governo – ha sostenuto la presidente – ma intendo rilevare che le contestazioni al provvedimento non hanno ragion d’essere, frutto forse di un efficientismo fuori luogo nei confronti di una legge di civiltà che vuole rafforzare e creare sinergie con le attività degli organi competenti, in virtù del fatto che chi è nei territori conosce meglio le problematiche di chi è a Roma».

Uno strumento in più «Sottolineando che leggi analoghe delle altre Regioni (Lombardia, Lazio, Liguria e Friuli Venezia Giulia) non sono state impugnate – ha concluso Porzi – ribadisco il fatto che il provvedimento umbro non presenta alcunché di ‘sovversivo’: non abbiamo certo inteso con la nostra normativa di sostituirci o sovrapporci agli organi dello Stato, abbiamo solo messo a disposizione uno strumento in più, volto a rafforzare lo sforzo di tanti soggetti coinvolti nella lotta al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo che è una vera piaga del nostro secolo».

Twitter @DanieleBovi

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