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venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 16:07

Il voto cambia i rapporti di forza nella destra umbra. Ecco gli eletti. Lega, FI e Pd cedono 132 mila voti

Rispetto al 2018 FdI e alleati guadagnano quasi nove punti. Pd perde terreno, crollo Lega. Parlamentari, sorpresa Spinelli: niente da fare per M5S e Terzo polo

©️Fabrizio Troccoli

di Daniele Bovi

Un profondo riassetto dei rapporti di forza all’interno di una destra (la categoria anni ’90 del centrodestra andrebbe ormai giornalisticamente rottamata) che guadagna terreno rispetto al 2018, un consenso della coalizione di centrosinistra in ulteriore arretramento e un M5S tutt’altro che morto e sepolto. A spoglio appena ultimato sono queste alcune delle prime indicazioni che arrivano dal voto di domenica. Un appuntamento che, rispetto alle previsioni, non ha riservato troppe sorprese.

LA DIRETTA CON I RISULTATI

Affluenza Il primo elemento da cui partire è però l’astensione. Più volte nel corso delle settimane passate anche Umbria24 ha sottolineato che c’erano tutti i presupposti per un record negativo, e così è stato: in Umbria ha votato il 68,8%, quasi dieci punti in meno rispetto al 2018; per la regione si tratta del livello più basso di partecipazione alle politiche di tutta la storia repubblicana. Un dato, però, migliore rispetto alla media del paese (63,9%) e che colloca l’Umbria dietro solo a Emilia Romagna (71,8%), Lombardia (70,3%), Veneto (70,07%) e Toscana (69,7%). In provincia di Perugia il picco massimo è stato toccato nella piccola Pietralunga dove ha votato l’81,9 per cento, 4,5 punti in più rispetto al 2018. Record negativo invece a Lisciano Niccone con il 58,96 per cento. In provincia di Terni è Parrano la maglia nera (59,78 per cento, oltre 20 punti in meno), mentre il record positivo è stato registrato a Polino (76,4 per cento contro il 76,1 del 2018). Per tutti i centri più grandi della regione, la flessione oscilla tra il 9% e l’11%.

PODCAST – L’UMBRIA E L’ASTENSIONE RECORD

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Gli eletti Qualche sorpresa invece per quanto riguarda gli eletti che, dopo il taglio del numero dei parlamentari, saranno nove e non più 16: nei tre collegi uninominali confermati Franco Zaffini (FdI, Senato), Virginio Caparvi (Lega, Camera Umbria 2) e Raffaele Nevi (Fi, Camera Umbria 1). Quanto al plurinominale, Anna Ascani (Camera) e Walter Verini (Senato) saranno gli eletti per il Pd, ai quali si aggiunge il ternano Pierluigi Spinelli alla Camera. Sulla base del complicato calcolo dei resti, che avviene a livello nazionale, il ministero dell’Interno lunedì sera ha infatti assegnato il seggio al segretario del partito ternano (candidatura sostenuta dal consigliere regionale Fabio Paparelli). Per FdI confermato Emanuele Prisco alla Camera e l’ex ministro del Berlusconi I Antonio Guidi al Senato. Dentro, stando al ministero, anche Marco Squarta: il meccanismo del Rosatellum in caso di pluricandidatura fa scattare l’elezione là dove un partito prende meno voti, e così la pratese Chiara La Porta sarà eletta nella sua Toscana, lasciando il posto al presidente del consiglio regionale. Dubbi invece ci sono per la consigliera regionale Eleonora Pace, candidata anche in Campania. A secco, dopo una giornata di calcoli e tensioni, rimarrebbero invece sia il M5S che il Terzo polo: in corsa, per un posto alla Camera, c’erano Emma Pavanelli e Giacomo Leonelli.

GRAFICO: COM’È CAMBIATO IL CORPO ELETTORALE IN UMBRIA

IN NOVE ANNI IN UMBRIA 20 MILA ELETTORI IN MENO

Destra-centro Questo quadro è la conseguenza del radicale rovesciamento dei rapporti di forza, anche in Umbria, tra Lega e FdI che, come sottolineato nelle scorse ore, avrà molto probabilmente conseguenze sia sugli assetti della giunta regionale che in vista delle prossime amministrative, a partire da quelle del 2023 (Terni, Umbertide e Corciano le partite clou). Benché, spesso per calcolo, molti dal fronte politico comparano il dato di domenica con quello di europee e regionali, è al 2018 che bisogna guardare in primis per fare un confronto omogeneo: l’area del destra-centro in Umbria guadagna nove punti (dal 36,8% al 45,8%), con un boom di FdI (dal 4,9% al 30%) e un crollo della Lega, che esce dal voto più che dimezzata (dal 20% all’8%), mentre FI contiene le perdite (dall’11,6% al 7,2%). Più che alle percentuali, è bene prendere in considerazione gli assoluti: la coalizione guidata da Fdi guadagna quasi 12 mila voti (da 188 mila a 199.731), i meloniani passano da 25 a 134 mila, la Lega da 103 a 33 mila, Fi da 57 mila a meno di 30 mila. Secondo i primi flussi calcolati a livello nazionale, Fdi sottrae alla Lega il 40% dei suoi voti, ma ne toglie anche a Fi e M5s e recupera il 17% dall’astensione. La Lega oltre a perdere elettori in direzione di Fdi ne cede un quinto verso l’astensione.

GRAFICO: ASTENSIONISMO IN ITALIA, UMBRIA E ZONE ROSSE

TUTTE LE LISTE PRESENTATE E I NOMI

Centrosinistra e M5S Il consenso per il centrosinistra rimane sostanzialmente invariato a livello percentuale (27,7%), ma se si guarda agli assoluti il dato cambia: il Pd, che dopo il 2018 ha subito la scissione di IV e l’arrivo di Azione, si conferma in Umbria sopra la media nazionale ma cede quattro punti percentuali (dal 24,8 al 20,9, il dato peggiore delle ormai ex Zone rosse) e passa da 126 mila a 91 mila voti; +Europa perde solo 600 voti (da 9.800 a 9.200) mentre a sinistra nel 2018 Leu, non alleata col centrosinistra, otteneva 15.200 voti; più o meno gli stessi dell’alleanza Verdi-Sinistra (15.400). Il M5S invece passa da 155 mila a 40 mila voti ma, date le fosche previsioni a una cifra dei mesi passati, con Giuseppe Conte nella notte ha esultato. Quanto al terzo polo, nelle prime cinque città dell’Umbria centra la doppia cifra solo a Perugia, dove alla Camera schierava Giacomo Leonelli e non solo, oscillando nel resto della regione tra il 7% e l’8%.

LA MAPPA POLITICA DELL’UMBRIA: CHI GOVERNA I COMUNI

Perugia Il voto del capoluogo di regione sarà uno di quelli da analizzare con più attenzione: FdI e soci sono intorno al 40%, con la Forza Italia del sindaco Romizi al 6,4% e la Lega che sprofonda al 6,1%. Il centrosinistra ottiene quasi il 32 e il Pd centra uno dei migliori risultati (24%), mentre Verdi-sinistra arrivano quasi al 5% e +Europa al 2,8%. Il M5S, invece, è al 12,3%. La destra rispetto al 2018 guadagna circa 5 punti trainata da Fdi mentre il centrosinistra si conferma sugli stessi livelli con un arretramento del Pd che, nel 2018, era al 28%.

ELEZIONI, GLI OSTACOLI PER GLI UMBRI CHE STUDIANO O LAVORANO FUORI REGIONE

Terni e Trasimeno E a Terni? La destra nella città dell’acciaio è al 44,7% e FdI sfiora il 30%; la Lega, il partito del sindaco Latini, non arriva all’8%  e FI è sotto il 7%. Il centrosinistra è poco sotto il 27% con il Pd al 20,5% e Verdi-sinistra al 3,5%, il M5S al 14,6% (dimezzato rispetto al 2018) e il terzo polo al 7,4%. FdI e alleati qui guadagnano quasi dieci punti rispetto alla precedente tornata mentre il Pd arretra di tre punti. Guardando alla distribuzione territoriale del voto, in alcuni comuni del Trasimeno Pd e alleati ottengono risultati superiori alla media regionale e a Paciano, Panicale e Città della Pieve vincono. A Castiglione del Lago invece la coalizione chiude quattro punti dietro la destra mentre a Magione e Corciano la sconfitta è molto più netta.

 

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