venerdì 24 novembre - Aggiornato alle 12:27

L’ambasciatore Usa a Perugia: «L’Unità è ostile. Marri dice che il Pci pagherà l’aver alzato le tariffe dei bus»

Nei documenti desecretati della diplomazia statunitense il punto di vista americano sulla «regione comunista». La visita alla Buitoni

L'allora ambasciatore Richard Gardner

di Daniele Bovi

Inizia con questo articolo la serie di servizi che Umbria24 dedicherà, nel corso dei prossimi giorni, ai documenti desecretati della diplomazia americana che riguardano l’Umbria. Messaggi e analisi che raccontano, dal punto di vista statunitense, un periodo molto importante e denso di avvenimenti come quello della fine degli anni Settanta.

«La bandiera americana sventolava vivacemente dal municipio di Perugia». Il pittoresco dettaglio non è l’attacco di un articolo bensì il modo con cui Richard Newton Gardner, ambasciatore americano a Roma, inizia il resoconto della sua visita «a Perugia e alla regione comunista dell’Umbria». Il lungo messaggio è diretto alla Segreteria di Stato a Washington e racconta le impressioni del diplomatico di alto rango nel pieno della Guerra fredda e in un periodo politicamente molto delicato per l’Italia. Gardner, democratico, arriva in Italia alla fine del marzo 1977, nominato ambasciatore in Italia dall’allora presidente Jimmy Carter. Il 20 aprile del ’79, quando il paese sta per ricordare il primo anniversario del delitto Moro, è in Umbria per una visita ufficiale di cui fornirà a Washington un dettagliato resoconto che parte proprio da quella bandiera fatta sventolare per l’occasione a Palazzo dei Priori. Presidente della giunta regionale era il comunista Germano Marri e sindaco il socialista Stelio Zaganelli.

La ‘vasca’ dell’ambasciatore Gli occhi di Gardner cadono subito sugli «studenti di questa città medievale di collina, che si vanta di avere due università», i quali si mischiano ai curiosi che lo vedono sfilare per una ‘vasca’ lungo corso Vannucci, tra il palazzo della Regione e quello del Comune. «Una regione rossa – ricorda il diplomatico – che condivide un’affinità storica, culturale, sociale ed economica con la Toscana», anch’essa «rossa». Ai suoi superiori l’ambasciatore presenta la figura di Marri, «un giovane comunista, medico», la forza di un Pci al 45 per cento nella regione (11 punti in più delle elezioni nazionali del ‘76), ma anche quella di una Dc al 27,6 per cento; poi ci sono i socialisti, con i quali il Pci governa, in un rapporto caratterizzato da «buone relazioni basate su reciproci interessi». Finite le presentazioni, si passa alla sostanza: Gardner parla di una accoglienza «amichevole» nonostante la decisione del Pci di non appoggiare più il governo di unità nazionale nato sull’onda del delitto Moro.

L’Unità è ostile Da lì a poco più di un mese, infatti, l’Italia tornerà anticipatamente al voto e i rapporti tra Pci e Dc sono nuovamente molto tesi. Questo però non guasta la visita, dato che Gardner viene ricevuto «ovunque con la gentilezza, il calore e il rispetto per i quali gli umbri, dai modi tranquilli, sono rinomati». Unico neo L’Unità, che «è ostile». Il giornale relega la visita solo nell’edizione locale e critica aspramente quanto detto da Gardner in un forum sulla politica estera statunitense tenuto in consiglio regionale; «è un attacco personale» fatto anche «deridendo le normali misure di sicurezza prese dal governo italiano» e «denunciando il presunto disinteresse dell’ambasciatore per il ricco patrimonio culturale umbro». E dire che Gardner «ha anche fatto un tour nel centro storico cittadino», il che evidentemente non è bastato al giornale per dargli la patente di uomo attento al patrimonio umbro. Sistemata L’Unità l’ambasciatore passa avanti raccontando i suoi incontri con Zaganelli e Roberto Abbondanza così come con i membri della Dc; con tutti c’è «un amichevole scambio di vedute».

Con il presidente È con Marri però che Gardner ha «una conversazione schietta» e «particolarmente interessante». L’allora presidente è convinto che il Pci, sia a livello locale che nazionale, pagherà alle elezioni l’aver governato. In particolare Marri pensa che «i comunisti stavano pagando un prezzo per aver fatto la cosa giusta, cioè l’aver appoggiato misure necessarie ma impopolari, come l’aver alzato le tariffe dei bus». Le previsioni del presidente sui risultati sono esatte quasi al millimetro: dal 34,5 per cento del ’76, risultato che Marri considera al di là del «livello naturale» per il Pci, il partito otterrà il 30,4 per cento, mentre Marri aveva previsto un punto in più. La conversazione, inevitabilmente, finisce anche sul terrorismo di matrice brigatista: per Marri i brigatisti non sono «fascisti mascherati» né sono supportati dalle potenze occidentali. Nella sua lunga giornata Gardner approda anche a San Sisto, all’allora Buitoni, per un pranzo coi lavoratori e i sindacalisti.

Alla Buitoni L’ambasciatore nota come due lavoratori siano anche i «potenti segretari» degli alimentari di Cgil e Cisl e dopo una «animata discussione» Gardner sottolinea come gli altri sindacalisti abbiano posizioni differenti da quella del cigiellino Sergio Grassi, «un duro, poco sofisticato ma intelligente interlocutore che controlla l’80 per cento degli iscritti al sindacato». Il pranzo scivola via tra domande sulla politica estera degli Usa nei confronti dell’Italia e del Pci e delle soluzioni ai problemi economici e sociali che gli statunitensi propongono. Ultima tappa, per Gardner, il consiglio regionale dove «un pubblico selezionato» di 150 persone assiste a un discorso sulla politica estera americana in materia di economia: ci sono professori universitari, politici, uomini d’affari grazie ai quali si sviluppa «una discussione di alto livello, dalla liberalizzazione del commercio con il mondo comunista alla politica americana sul nucleare». In sintesi? «Il 20 aprile è stato un America day a Perugia», dove la «visita equilibrata» di Gardner è stata «la chiara affermazione dell’interesse che gli Usa hanno per l’Italia, la sua gente e i suoi problemi».

Twitter @DanieleBovi

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