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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 00:05

Intervista a Letta: «Vengo all’ospedale di Perugia perché la destra sulla sanità ha alimentato il caos»

Il segretario dem giovedì al Santa Maria della misericordia: «La prima preoccupazione degli italiani sono bollette e carovita. Conte, Renzi e Calenda? Da parte loro piccoli interessi di bottega»

Enrico Letta

di D.B.

Segretario Letta, giovedì sarà per la prima volta a Perugia in questa campagna elettorale: come mai ha scelto l’ospedale?

«Dopo neanche 3 anni, il governo della destra in Regione è riuscito a raggiungere l’obiettivo dichiarato in campagna elettorale di potenziare la sanità privata semplicemente colpendo quella pubblica. Hanno alimentato il caos, con liste d’attesa chilometriche per i cittadini, mancanza di personale nelle strutture pubbliche, pensionamenti senza assunzioni. Il diritto alla salute è basilare: è questo che ci ha insegnato il Covid, insieme al fatto che nessuno si salva da solo. Le condizioni di lavoro dei medici, degli infermieri e del personale sociosanitario sono fondamentali. A loro dobbiamo lo sforzo incredibile fatto durante la pandemia, non possiamo abbandonarli ora a turni massacranti e a situazioni di degrado.  Il nostro Servizio sanitario nazionale si regge sul principio di garantire gli stessi livelli essenziali di assistenza su tutti i territori. Per questo abbiamo investito in questi anni 10 miliardi sulla sanità, ai quali se ne aggiungono 20 del Pnrr. Ma le Regioni devono collaborare e se non ce la fanno devono chiedere aiuto allo Stato».

IL «CHIANELLI» DICE NO ALLA VISITA DI LETTA

Qual è il tema che in queste settimane di campagna elettorale le persone che ha incontrato le hanno posto con più forza? E qual è la proposta che secondo lei riassume meglio la volontà del Pd di cambiare le cose?

«Diciamo la verità: l’autunno preoccupa tutti. Crisi energetica, guerra, il tutto dopo una pandemia. Le persone sono preoccupate del carovita e del costo delle bollette, di non farcela a fine mese. L’inflazione comprime soprattutto i salari più bassi. Le imprese, gli artigiani, i negozianti hanno paura di chiudere a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. La preoccupazione è il lavoro, da mantenere per chi ce l’ha e da cercare per chi non ce l’ha. Noi abbiamo puntato tutto su questo. Vogliamo mettere più soldi nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso una mensilità in più, la quattordicesima ai pensionati, i sostegni agli autonomi. E contro il caro energia vogliamo la bolletta luce sociale per Pmi e famiglie, il raddoppio del credito di imposta per le aziende, il disaccoppiamento tra prezzo del gas e delle rinnovabili, prezzi calmierati per 12 mesi e, soprattutto, un tetto europeo al prezzo del gas».

Cosa risponde a chi sostiene che il Pd non ha temi forti da proporre agli elettori mentre gli altri, vedi il M5S con il reddito di cittadinanza, sì?

«Noi vogliamo mantenere il Reddito di cittadinanza e siamo gli unici che possono difenderlo, perché con questa legge elettorale si vince o si perde nei collegi e solo il Pd può battere la destra che vuole cancellarlo. Detto questo, il Rdc non può esaurire le proposte di una forza politica nazionale. Noi puntiamo sul lavoro, sull’ambiente e sui diritti. Vogliamo superare il Jobs Act e incentivare il lavoro stabile, non si può impostare una vita sui contratti a tre mesi. Basta precarietà, stage extracurriculari e non retribuiti, servono un salario minimo di 9 euro agganciato ai contratti collettivi e un aumento degli stipendi. Come l’estate più calda di sempre e purtroppo la recente alluvione nelle Marche provano, l’attenzione all’ambiente non è più un’astratta aspirazione, ma è questione di vita o di morte. Tagliare le emissioni che alterano il clima puntando sulle rinnovabili, contrastare il dissesto idrogeologico e lo spopolamento: anche a questo serve il Pnrr. E poi i diritti, che significano tante cose. Ne dico una su tutte: per noi la scuola deve tornare a essere un ascensore sociale».

Le destre, benché non manchino contraddizioni al loro interno, viaggiano unite e potrebbero aver la forza da sole di cambiare la Costituzione: perché non è stato possibile fare fronte comune? Al di fuori della coalizione tra FdI, Lega e FI in certi casi sembra essere prevalsa una logica puramente proporzionale, sulla base della quale l’avversario da ‘colpire’ è quello elettoralmente più vicino. Cosa non ha funzionato?

«Conte, Calenda e Renzi hanno fatto tutto da soli e lo hanno fatto per i loro piccoli interessi di bottega, non hanno intenzione di prendersi la responsabilità di governare, come dimostra la loro campagna elettorale esclusivamente contro di noi. Qualcuno ha capito cosa propongono per il Paese? Non si sa, per loro non è importante.  Il Rosatellum è una pessima legge che permette a chi arriva al 40% nel Paese di pigliarsi il 70% dei seggi, ho tentato di avere il campo più largo possibile. Ognuno si assume le proprie responsabilità, io non ho rimpianti. Quel che è certo è che un voto al Terzo polo o al M5s è un voto alla destra, solo il Pd può vincere».

In Umbria ormai quasi tutti i grandi centri sono guidati dalla destra. Nel 2024 gli elettori saranno chiamati a votare per eleggere il nuovo presidente della Regione e circa il 65 per cento dei sindaci. Un anno che ridisegnerà il volto politico della Regione: come pensa che il Pd possa riguadagnare il terreno perduto nel corso degli anni?

«Io credo che questi anni di governo della Regione da parte della destra abbiano aperto gli occhi ai cittadini. Abbiamo di fronte una destra pericolosa, che intende approvare una flat tax per i ricchi, il presidenzialismo contro tutti, avvicinare l’Italia all’Ungheria di Orban e alla Polonia di Morawiecki invece che alla Germania e alla Francia. Meloni può fingere di essere diventata europeista, femminista, moderata. Ma poi torna quella che ha parlato a Vox, non è solo conservatrice è reazionaria. Noi ora stiamo pensando a vincere le elezioni del 25 settembre, il resto verrà».

L’ormai ex Zona rossa è sostanzialmente confinata a Toscana e parte dell’Emilia Romagna: cosa ritiene sia successo nel corso del tempo?

«Guardi, si potrebbe dire anche della Lega, di Forza Italia, del M5s. Il voto è più fluido. Il Pd è un grande partito, ma non è che non abbia compiuto errori. Per esempio giocare a essere un partito personale e invece siamo forti quando siamo comunità. Ricostruire e ricompattare la squadra era il più grande obiettivo che mi sono posto tornando in Italia alla guida del Pd, penso di esserci riuscito. Come tornare a contare per i giovani e per le lavoratrici e i lavoratori».

Neanche troppo sottotraccia in queste settimane di campagna elettorale più volte ha fatto capolino il tema del congresso: che succederà nel Pd a partire dal 26 settembre?

«Io penso al 25 settembre, possiamo e dobbiamo vincere contro la destra».

Il mix tra questa pessima legge elettorale e il taglio del numero dei parlamentari ha fortemente penalizzato una piccola regione come l’Umbria: cosa pensa di fare il partito su questo fronte nella prossima legislatura?

«Non ho mai negato di voler cambiare la legge elettorale, anche per questo effetto negativo per le regioni più piccole. Comprimere la rappresentanza territoriale non è mai una buona idea, così come scrivere e approvare una legge pensando solo che ti servirà per vincere».

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