giovedì 27 giugno - Aggiornato alle 03:02

Inchiesta sanità, i fronti aperti nella casa del Pd andata in fiamme. A Perugia avanti col simbolo

Nel partito sono ore convulse, le reazioni di dirigenti e militanti. Macaluso: «Non si possono avere quadri allenati solo alla gestione del potere locale»

Un seggio per le primarie Pd

di Daniele Bovi

Il fumo dentro la casa andata in fiamme è ancora denso, quindi la confusione non può che essere inevitabilmente molta. Il giorno dopo lo scoppio dell’inchiesta che ha decapitato il Pd regionale il partito è un pentolone in cui ribolle rabbia, scoramento, incredulità ma anche molte rivendicazioni di una militanza sana e voglia di spendersi. Comunque sia, un colpo di quelli che rischiano di mandare ko un pugile già sulle gambe. Il sabato è iniziato in via Bonazzi con la riunione della segreteria guidata dal nuovo commissario, Walter Verini, terminata poco prima dell’ora di pranzo con un videomessaggio del deputato dem. Dentro, invece, a porte chiuse si è discusso di molti temi, a volte senza un filo conduttore preciso; a tenere banco chiaramente il capitolo amministrative, per preparare le quali ci sono appena 40 giorni.

MINISTRO INVIA TASK FORCE

Il caso Perugia E a proposito del voto, a circolare è anche l’ipotesi di non schierare il simbolo in alcuni dei Comuni sopra i 15 mila abitanti; una strada che però non convince più d’uno. Per quanto riguarda Perugia venerdì sera a riunirsi è stata anche la segreteria comunale; all’ordine del giorno, in teoria, c’erano le questioni legate alla lista in preparazione dell’assemblea comunale (spostata a mercoledì alle 21.30). La deflagrazione dell’inchiesta però in un attimo ha trasformato la vicenda legata alle deroghe, che ha tenuto banco nelle ultime settimane, in un granello di sabbia di fronte a una montagna. Tant’è che la segreteria ha ragionato anche sulla possibilità di presentare o no lista e simbolo, ma alla fine si è deciso di tirare dritto. Il segretario Polinori però si è preso la briga di chiamare quelli che avevano dato la loro disponibilità a essere in lista, chiedendo se c’era o meno la volontà di andare avanti, e tutti pare abbiano risposto presente.

VIDEO: PARLA MARINI

LEGA CHIEDE DIMISSIONI ED ELEZIONI

La giunta Amministrative a parte l’altro grande tema politico, per rimanere alla cronaca e lasciare da parte la storiografia sulla fine di un’epoca e di un pluridecennale percorso politico, riguarda la tenuta della giunta regionale. Alla spicciolata sabato alcuni assessori sono entrati dentro Palazzo Donini, alcuni per vedersi assegnare le deleghe del dimissionario Barberini che la presidente ha ridistribuito: «Come si regge per quasi un anno così? Provando a rilanciare». Nel pomeriggio, prima della conferenza stampa, un usciere sbarra la strada ai giornalisti che vorrebbero salire verso il piano superiore, dove ci sono gli uffici e la sala della giunta; nessuno è ammesso. Poco dopo la presidente scende e, con il tono grave e la voce che a volte si rompe, legge i pochi fogli scritti con tutta probabilità insieme al suo legale Nicola Pepe, che siede in ultima fila. Poi saluta tutti e lascia la sala senza la possibilità per i giornalisti di fare domande.

PD TRA SCONFORTO E VOGLIA DI REAGIRE

L’assessore Le opposizioni sentono nelle narici l’odore della belva ferita e chiedono dimissioni ed elezioni subito, che per il Pd suonerebbero come una resa incondizionata. Come andare avanti però fino alla scadenza naturale della consiliatura? Assicurata l’operatività con l’assegnazione delle deleghe e la nomina di un commissario per quanto riguarda l’Azienda ospedaliera, a breve potrebbe essere scelto un nuovo assessore, con un profilo inattaccabile. Sul piano politico, alcune indicazioni potrebbero arrivare dalla Direzione che si terrà lunedì alle 18 (tra i dem c’era anche chi puntava alla convocazione di un’assemblea per eleggere un nuovo segretario), con all’ordine del giorno «la situazione politica regionale». Nel frattempo Verini tiene aperto costantemente il canale con Roma e con i territori, specialmente quelli chiamati al voto, mentre su Facebook sono tantissimi i post di dirigenti e militanti.

Macaluso Da segnalare quello di Emanuele Macaluso, 95 anni, storico dirigente del Pci, sindacalista, giornalista e tra le menti più lucide della sinistra italiana: «Da anni – scrive – il Pd è insediato nei governi locali e la sua vita politica ruota attorno ai problemi, agli interessi correlati con quel potere e alla prospettiva di stare ancora al governo, confermando o cambiando un personale che comunque ruota sempre attorno al potere locale o nazionale. Infatti, il Pd non è un partito impegnato nelle lotte sociali, nelle battaglie politico culturali che hanno costituito la fucina della formazione e dell’impegno dei militanti e dei dirigenti della sinistra. È questo il nodo che il Pd non ha mai sciolto e non so se è in grado di sciogliere. Se un partito ha un quadro dirigente allenato solo alla gestione del potere locale – e anche nazionale – è inevitabile che si verifichino delle smagliature dovute al fatto che in questo quadro bisogna costruire cordate elettorali e avere aderenti che aspirano ad essere comunque favoriti nell’impiego o nella carriera».

Su Facebook In Umbria a parlare sono in tanti, dai comunicati firmati da poche persone (vedi quello di quattro donne come Mariella Spadoni, Morena Bigini, Margherita Banella e Claudia Ciombolini) a quello del Pd del Trasimeno fino alla deputata Anna Ascani; ai renziani la scelta di nominare Verini commissario non è piaciuta e la dem spiega che questo è il momento degli «angeli del fango, non degli avvoltoi», e neppure quello di coloro che vogliono «lucrare spazio che si “libera” intestandosi la bandierina dell’onestà». Il giovane Andrea Marconi da Valfabbrica non vede solo fango: «Avete trascinato nel baratro, insieme a voi stessi, un intero capitale politico». «Il diluvio arriverà, e sarà un fiume di merda. Grazie per non averci lasciato nemmeno la pala per raccoglierla». «Ci avete fatto schiantare in un bell’abisso – dice Dario Sattarinia, studente e militante dem – ma noi che ci crediamo davvero nella politica ne usciremo con le nostre forze».

Bori e Leonelli Tommaso Bori, una laurea in Medicina e da dieci anni in consiglio comunale a Perugia, parla di «due grandi comunità ferite e umiliate», quelle dei militanti del Pd e degli operatori del mondo sanitario, e della necessità di «una vera e propria, quanto necessaria, rivoluzione». «Con la stessa forza, la stessa convinzione, la stessa passione di sempre – dice poi Francesco Giacopetti, ex segretario del Pd perugino e tra i candidati della lista a sostegno di Giubilei – continueremo a batterci per cambiare quello che c’è da cambiare». Il consigliere regionale Giacomo Leonelli ha «letto da più parti appelli alle nuove generazioni a scendere in campo per sostenere il rinnovamento del Pd», e spiega che «questo è il momento di fare un passo in avanti e assumersi la responsabilità di dare al Pd nuova linfa». Quando il fumo si diraderà si potrà vedere meglio qual è la strada che il partito vuole imboccare.

Twitter @DanieleBovi

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