martedì 19 novembre - Aggiornato alle 22:05

In 100 mila sono tornati alle urne per spingere Tesei: boom Lega grazie a Pd ed ex astensionisti

L’analisi dei flussi: tra chi non votò nel 2015, oltre 60 mila hanno scelto Salvini e Fdi. Il M5s ha ceduto il 20% dei voti al destra-centro

Tesei e Salvini (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Centomila umbri che per diversi motivi alle regionali del 2015 non andarono a votare, sono tornati alle urne per dare man forte al destra-centro che ora governa la Regione. Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi dei flussi elettorali presentata giovedì a Perugia è proprio questo, il ritorno ai seggi di tantissime persone: «La mobilitazione nazionale – ha spiegato il professor Bruno Bracalente – ha prodotto questo effetto sull’elettorato. Quando c’è la possibilità concreta di cambiare un pezzo di quell’elettorato che quattro anni fa era scoraggiato, che non ci sperava, stavolta ha votato». L’analisi oltre che dal professore di Statistica (ed ex presidente della Regione), è stata curata dal collega Antonio Forcina con la collaborazione di Nicola Falocci e Brunello Castellani del Servizio studi e analisi politiche dell’Assemblea legislativa.

PERUGIA, IL VOTO QUARTIERE PER QUARTIERE

Fuori dal limbo Oltre a chi non sperava quattro anni fa nel cambiamento, tra quei 100 mila umbri ci sono anche elettori di centrosinistra «che non avevano voluto confermare il proprio voto e oggi, dopo una tornata elettorale nel ‘limbo’, lo hanno assegnato a Lega e centrodestra». Il metodo utilizzato per la stima dei flussi è quello dell’«inferenza ecologica» e si basa sui dati dei seggi di Perugia, Terni, Foligno e Città di Castello, cioè dei quattro comuni che da soli rappresentano il 42% dell’elettorato. I confronti sono stati fatti con le regionali di quattro anni fa e con le europee del maggio scorso. Rispetto a queste ultime tutto sommato il voto di domenica ha rappresentato una conferma di un quadro maturato nel corso degli anni; se si guarda al 2015 infatti ci sono enormi spostamenti di voti e un massiccio ritorno ai seggi.

INDICE DI PREFERENZA, FDI DA RECORD

L’analisi Di queste 100 mila persone 48 mila hanno votato Lega e altre 18 mila gli altri i partiti (quasi 9 mila Fdi e 4.500 le civiche); solo il 18 mila hanno optato per il Pd, 8 mila le civiche di centrosinistra e appena 1.500 il M5s; in sintesi, «una straordinaria redistribuzione dei consensi». Per quanto riguarda i pentastellati, quasi il 20% dei voti persi è andato a Lega e soci mentre poco più del 10% a Pd e alleati, con un ‘tasso di fedeltà’ di appena il 45%. I dem hanno ceduto ben 34 mila voti a Salvini e oltre 12 mila all’astensionismo, più altri 5 mila agli altri partiti alleati della Lega; numeri che impallidiscono di fronte ai 18 mila ex astensionisti che hanno deciso di abbracciare la causa del patto civico. Un’alleanza che, a conti fatti, «ha fatto più male al M5s che ai dem» spiega Bracalente. Da sottolineare, su questo fronte, la capacità della lista Bianconi di espandere il consenso dell’alleanza.

PD-M5S: ‘BRUCIATI’ 52 MILA VOTI IN 4 ANNI

I numeri Sempre parlando di Lega, i salviniani hanno ‘aspirato’ oltre un quarto dei voti di FI. Fratelli d’Italia invece, raddoppiata rispetto al 2015, è cresciuta essenzialmente recuperando voti dall’astensione e dalle civiche che all’epoca appoggiarono Ricci. E se si guarda al grado di fedeltà, i valori più alti sono per la Lega (83%) e Fdi (59%), mentre il più bassi spetta a FI (24%) e M5s (45%). Se invece si prendono come pietra di paragone le europee di maggio, i cambiamenti sono molto contenuti, a dimostrazione che il voto di domenica è solo il frutto di un consolidamento avvenuto negli anni. «Le scosse – ha detto Bracalente – vengono da lontano e sono state a lungo ignorate». A cambiare un po’ il quadro rispetto al voto europeo (oltre ovviamente al cambio di governo) ha contribuito un fattore centrale, cioè la la battaglia per le preferenze: un partito come la Lega che deve ancora strutturare una classe dirigente fa fatica rispetto ai partiti con liste mediamente più forti.

NEL 2020 LA MAXI PARTITA DELLE NOMINE 

I flussi «Rispetto alle europee – ha detto sul punto Bracalente – la battaglia politica col gioco delle preferenze si è spostata nei territori». Per quanto riguarda la Lega, il flusso in uscita maggiore (12 mila voti) è verso Fdi, che non a caso ha il miglior indice di preferenza, ma un identico afflusso arriva dal non voto; altri 7 mila hanno preso la strada della lista Tesei e di Umbria civica. Il grado di fedeltà è comunque alto (76%), ai livelli di Pd (72%) e Fdi (78%). Forza Italia invece cede oltre un terzo dei voti agli alleati e il 21% all’astensionismo. Il Movimento cede invece a Lega e soci quasi il 20% del suo consenso e una identica percentuale al non voto, mentre meno di un elettore su dieci ha scelto Bianconi. Quanto al Pd, in uscita il flusso più consistente è quello verso le civiche del suo schieramento.

Le differenze Da notare, come fatto fin dalle prime ore, la differenza per quanto riguarda la Lega tra la provincia di Perugia (35%) e quella di Terni (40%); differenza che si può spiegare anche col risultato in certi casi 4 o 5 volte superiore alla media della lista Tesei in alcuni comuni come quello del Folignate e della Valnerina, dove Paola Agabiti è stata spinta anche da un pezzo di Pd. Un breve accenno infine è stato fatto al grado di istruzione e alla variabile città/campagna: mediamente i meno istruiti si dimostrano più fedeli, così come le zone di campagna lo sono state per il Pd.

Twitter @DanieleBovi

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