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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 20:32

«Impossibile spostare i seggi elettorali altrove per non occupare le scuole»

Ci ha provato Spoleto con «largo anticipo», ma è un buco nell’acqua: «Norme troppo rigorose»

L'assessore Luigina Renzi

di Chia.Fa.

L’amministrazione comunale di Spoleto sostiene di averci provato, ma alla fine sarebbe stata costretta ad alzare bandiera bianca a causa di norme troppo rigorose, che rendono di fatto impossibile la missione. Finisce con un buco nell’acqua, ma non soltanto per l’ente umbro, il tentativo di evitare di allestire i 42 seggi elettorali in una ventina di scuole della città, così da salvaguardare l’attività didattica, specie a pochi giorni dal rientro in classe, come avverrà per le elezioni anticipate del 25 settembre.

In particolare, a Spoleto l’assessore Luigina Renzi ha spiegato di aver compiuto sopralluoghi in diverse «strutture sportive, in spazi che ospitano uffici pubblici e anche in caserma», senza trovare neanche le condizioni minime per provare a ottenere dal ministero dell’Interno il disco verde sullo spostamento dei seggi elettorali. Tra i siti valutati, stando a quanto riferito dall’assessore, ci sarebbero lo Sportello del Cittadino di via dei Filosofi, gli uffici di Comune e Usl 2 in via San Carlo, lo stesso municipio e la sede della Protezione civile di Santo Chiodo. Sopralluoghi, poi, sono stati compiuti anche al Palatenda, al Bocciodromo di San Giacomo e nei locali dell’ex Giudice di Pace di piazza San Gabriele Addolorata, oltreché nella caserma del Battaglione “Cengio” di via Cerquiglia.

In tutti questi casi, però, «le verifiche non hanno consentito di individuare luoghi e spazi adatti ad ospitare i seggi elettorali». Secondo quanto spiegato da Renzi, infatti, le norme configurano «di fatto l’impossibilità di utilizzare sedi diverse», perché la disciplina è «particolarmente rigorosa sul fronte degli spazi, delle distanze, delle norme igienico sanitarie e della sicurezza». Nella ricognizione messa in campo dall’amministrazione di Spoleto, affiancata anche dai vigili del fuoco, ha pesato naturalmente anche la situazione post sisma, che con le inagibilità di diversi edifici comunali ha di fatto ristretto il campo delle ipotesi per sedi di seggio alternative.

«Ci siamo mossi con largo anticipo, addirittura prima che venissero indette le elezioni, proprio perché riteniamo che la frequenza scolastica degli studenti non possa essere sacrificata in occasione di ogni tornata elettorale» ha detto Renzi, che alla fine si è dovuta arrendere di fronte «all’enorme difficoltà derivante dai requisiti richiesti e dalle procedure previste dal ministero dell’Interno per l’individuazione di nuovi locali». Renzi, che nel maggio scorso ha anche partecipato all’audizione alla Camera dei Deputati in qualità di rappresentante dei Comuni che avevano fatto richiesta di delocalizzazione dei seggi senza ottenerla, spiega che con lei c’erano anche gli amministratori di Bologna, che sono riusciti a spostare un solo seggio. Da qui l’istanza portata in Parlamento dai Comuni che ci hanno provato «affinché vengano alleggerite le norme per favorire una delocalizzazione, almeno temporanea».

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