lunedì 25 settembre - Aggiornato alle 06:27

Il Pd perde pezzi: si dimettono Biagini e Pannacci: «Candidatura consegnata a un partito dell’1,5%»

Non bastasse la tegola delle primarie perse nella città del Poverello e uno scenario che, in vista delle amministrative del 15 e 16 maggio, assomiglia più a un Vietnam che a un seggio elettorale, il Pd di Città di Castello viene scosso dalle dimissioni di una figura storica dell'ala riformista del partito come Gianfranco Pannacci e da quelle, non ancora ufficializzate, del segretario comunale Cristian Biagini

Pannacci si dimette dalla segreteria del Pd di Città di Castello

di Daniele Bovi

Non bastasse la tegola delle primarie perse nella città del Poverello e uno scenario che, in vista delle amministrative del 15 e 16 maggio, assomiglia più a un Vietnam che a un seggio elettorale, il Pd di Città di Castello viene scosso dalle dimissioni di una figura storica dell’ala riformista del partito come Gianfranco Pannacci e da quelle, non ancora ufficializzate, del segretario comunale Cristian Biagini.

A Castello nulla è cambiato «Avevamo organizzato alcuni incontri dal titolo “Per Castello si cambia” – dice Pannacci ad Umbria24.it dopo le dimissioni dalla segreteria e dall’unione comunale – ma viste le decisioni assunte la scorsa settimana relativamente ai candidati da schierare alle primarie, alla fine posso dire che “Per Castello non si cambia”». L’atto di accusa di Pannacci è pesante e chirurgico. Indigeribile per lui la decisione di vedere il prosindaco Luciano Bacchetta e l’assessore al Bilancio Domenico Duranti contendersi la poltrona di candidato alle primarie del prossimo 3 aprile.

Vecchi uomini e vecchie maggioranze «Ad essere sconfessato – spiega sempre Pannacci – è l’operato della segreteria che aveva il mandato politico di costruire, dopo venti anni di divisioni, un centrosinistra unito per aprire una nuova fase. Un obiettivo che non è stato conseguito. Si è fatto in modo che l’Idv e altre componenti del centrosinistra rimanessero fuori dalla coalizione dicendo no ad una candidatura prestigiosa come quella di Walter Verini». Secondo Pannacci insomma a Castello non è cambiato niente: «Si è solo ricomposta la vecchia maggioranza con i vecchi uomini, altro che rinnovamento. Questo significa divorziare da una larga parte dell’opinione pubblica cittadina».

Pd autorefernziale Colpa del divorzio che ricade sui vertici regionali e provinciali del partito: «Il Pd locale – spiega sempre Pannacci – ha subito direi volentieri le indicazioni della segreteria provinciale e di quella regionale, preoccupate solo degli equilibri perugini più che del percorso politico da costruire a Città di Castello. E’ su questi altari perugini che abbiamo finito per consegnare a un partito dell’1,5 per cento (il Partito socialista di Bacchetta, ndr), la candidatura a sindaco. Questo è un partito ormai autoreferenziale, chiuso in sé stesso e che per convenienze di piccolo cabotaggio ha divorziato da ampie parti della città».

Una replica a “Il Pd perde pezzi: si dimettono Biagini e Pannacci: «Candidatura consegnata a un partito dell’1,5%»”

  1. Mariagabriella ha detto:

    Concordo pienamente con Pannacci,qualsiasi altro commento è superfluo!!!

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