mercoledì 21 agosto - Aggiornato alle 00:02

Il «big bang» di Fora: «Vi spiego il mio progetto aperto alle energie umbre migliori»

Intervista al presidente di Confcooperative: «Accordo e coalizione, serve velocizzare. Scriviamo insieme un libro nuovo per l’Umbria»

Andrea Fora

di Daniele Bovi

«Io ci sono come ci sono tanti altri, in questo momento ognuno di noi è l’ultimo dei problemi perché ora servono un progetto, una squadra e una grande coalizione. Il tutto se c’è buona volontà si può chiudere in tempi rapidi». Andrea Fora, numero uno di Confcooperative Umbria, è il candidato presidente in pectore di una coalizione, o meglio di un «progetto – spiega a Umbria24 – rivolto a tutte le forze moderate e alle energie migliori della regione, anche a quelle liste che in alcuni Comuni si sono collocate nell’area di centrodestra». Il tempo però stringe e serve fare necessariamente presto.

Come nasce l’idea del «Cantiere civico» e di una sua possibile candidatura?

«Nasce dal manifesto che abbiamo lanciato e da un lavoro successivo al primo appello, dopo il quale hanno continuato ad aderire molti focolai di impegno civico, sociale, associativo e imprenditoriale. Tutti accomunati dall’idea e dalla voglia di ricostruire con l’impegno personale e associativo un progetto per l’Umbria, all’insegna della discontinuità e della rigenerazione. Tutti stiamo puntando sulla nascita e sulla costruzione di un progetto civico e sociale per un futuro di crescita, uguaglianza, trasparenza e sostenibilità dell’Umbria, ed è per questo che vale la pena spendersi in prima persona. Possiamo ancora avere una vocazione maggioritaria in Umbria se riusciremo a far prevalere l’interesse comune su quelli personali».

Non c’è il rischio che all’esterno passi l’idea che il progetto, più che al “civismo puro” – anche se non è ben chiaro cosa significhi fino in fondo – assomigli più all’unione di diversi pezzi di classe dirigente umbra?

«Non so cosa significhi bene gruppo dirigente. Se il concetto qualifica chi lavora in diversi ambiti, allora siamo gruppo diligente e dirigente; di certo tutte le persone con le quali abbiamo condiviso questo cammino sono persone che nella quasi totalità non hanno avuto impegni politici. Questo, sia ben chiaro, non è un valore di per sé. Il cantiere civico è un valore aggiunto e ben venga chi non ha mai avuto impegni partitici».

Da settimane lei sta tessendo reti e relazioni. Come sta lavorando all’ipotetica coalizione? Che confini avrà?

«Stiamo lavorando con Cantiere civico, con le liste del sindaco di Gubbio Stirati e con Umbria dei territori del sindaco di Assisi; stiamo provando a individuare un percorso comune coi vari cantieri nati anche diverso tempo fa e che hanno un cammino più lungo alle spalle. Tutti nei prossimi giorni potranno dialogare con i partiti strutturati del centrosinistra, anche se il progetto è rivolto a tutte le forze moderate e alle energie migliori della regione, anche a quelle liste che in alcuni Comuni si sono collocate nell’area di centrodestra. In questo momento per l’Umbria, essendo fase straordinaria, serve un gran cantiere di responsabilità civica. Credo che in questi momenti straordinari si possa andare oltre le singole appartenenze: bisogna essere uniti dalla responsabilità di non consegnare la regione a chi semina odio e a chi predica il federalismo differenziato che tanti danni può arrecare all’Umbria».

Impostando così la discussione però non c’è il rischio di dare la sensazione di costruire qualcosa contro qualcuno, in questo caso contro la Lega, piuttosto che per qualcosa?

«Sì è vero. Le proposte si fanno a favore di qualcosa, non contro qualcuno, e il nostro è così. Il nostro progetto si basa sulla responsabilità civica di coloro che vogliono costruire una pagina nuova per l’Umbria. Nel rispetto delle identità di tutti si può costruire una storia nuova per condividere tutti insieme valori fondanti come la lotta alle disuguaglianze, il recupero e lo sviluppo di assi portanti come il turismo, l’ambiente e la cultura; riuscendo a superare alcune diversità del percorso si può scrivere una grande pagina di sviluppo per l’Umbria. Di sicuro noi non ci rivolgiamo contro qualcuno».

Che tempi dà, e si dà, per chiudere un accordo e far nascere la coalizione? Quali le condizioni politiche imprescindibili?

«I tempi sono necessariamente stretti. Mi sono fatto portavoce della necessità di velocizzare questo percorso di costruzione. Le condizioni sono almeno due: forte discontinuità nei contenuti e nel modo in cui dobbiamo impegnarci nei confronti delle persone e delle comunità. Serve una forte reazione e un metodo di ingaggio nuovo. Bisogna mettere in campo competenze e conoscenze: anche la possibile squadra di governo andrà fatta sulla base di competenze e merito, e si dovrà contraddistinguere per un forte livello di discontinuità. Queste sono le condizioni».

In questo contesto la lista del Pd, e in particolare il tasso di reale innovazione delle candidature, avrà un peso politico rilevante in grado di connotare l’intero progetto.

«Intanto mi lasci dire che noi ci candidiamo per salvare l’Umbria, non per salvare il Pd. Il Partito democratico ha di certo un peso importante e personalmente auspico un Pd rinnovato, ma non saremo noi a dire cosa deve fare. Però, ribadisco, auspichiamo forte discontinuità nei metodi, così da poter recuperare la fiducia di un elettorato mortificato dalle vicende degli ultimi mesi. Il tutto con una proposta nuova».

A proposito di proposta, quali potrebbero essere le parole chiave della campagna elettorale?

«Una potrebbe essere big bang, ma non nel senso della discontinuità, del “togliti tu che mi ci metto io” o delle cose successe che hanno scritto pagine brutte della storia di questa regione. Bisogna non voltare pagina ma cambiare libro: non è importante cosa c’era scritto prima bensì quello che scriveremo. In Umbria ci sono tante cose buone, dalle reti di welfare ai servizi, e bisogna ridare fiducia alle comunità; è da qui che si riparte per costruire una cosa totalmente nuova. Di questo vogliamo parlare con la gente, che ha bisogno di fiducia, vera risposta a chi semina rancore».

Quali potrebbero essere i punti cardine del programma e alcune proposte concrete?

«Intanto vogliamo portare avanti un metodo di partecipazione diffuso e capillare, costruendo cantieri territoriali con modalità nuove e fresche sul piano metodologico. Gli assi portanti sono l’economia – l’Umbria è quasi caduta a picco – il lavoro e il welfare: su questi tre punti abbiamo iniziato a immaginarci dei progetti molto concreti con i quali presentarci. Risultati e numeri non semplici affermazioni. Sull’ambiente pensiamo a una grande batteria di strumenti per valorizzare il Cuore verde dal punto di vista economico; si guardi, per citare alcuni esempi, alle rinnovabili, alla riconversione degli impianti o al trasporto pubblico elettrico. Sul lavoro pensiamo a un’offerta specifica nei confronti dei giovani: c’è l’impegno di consegnare a ogni giovane umbro un ‘patentino’ con un budget da spendere per un percorso professionale di studi in Umbria o fuori regione. Nei prossimi anni ci saranno le risorse e la possibilità di costruire una proposta di sistema, non piccole cose ma un intervento complessivo».

Twitter @DanieleBovi

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