domenica 17 febbraio - Aggiornato alle 18:55

Governo impugna la legge umbra sull’editoria per l’esclusione dei condannati

Norma nega fondi a chi ha avuto una sentenza. Paparelli: «Stupiti che Bonafede voglia consentirlo a chi commette reati». Odg e Asu: «Aiuti vadano a onesti»

L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

Il governo impugna la legge regionale sull’editoria. Lo si apprende dal comunicato stampa diramato al termine dell’ultimo Consiglio dei ministri. Uno stop che però non dovrebbe fermare l’emissione dei bandi, in attesa del pronunciamento della Consulta. In particolare, la legge della Regione Umbria n. 11 del 04/12/2018, recante “Norme in materia di sostegno alle imprese che operano nell’ambito dell’informazione locale”, viene impugnata davanti alla Corte costituzionale in quanto «escludendo dai finanziamenti previsti dalla legge le imprese i cui titolari abbiano riportato condanna penale anche non definitiva – per il governo – viola il principio di non colpevolezza sancito dall’articolo 27, secondo comma, della Costituzione e risulta invasiva della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di ordinamento penale, riconosciuta dall’art. 117, secondo comma, lett. l), della Costituzione».

Esclusi condannati L’articolo 6 comma 4 lettera ‘e’ della legge, approvata il 27 novembre scorso per sostenere le aziende editoriali umbre, prevede infatti l’esclusione dall’accesso ai fondi «le imprese i cui titolari o editori abbiano riportato condanna, anche in via non definitiva, per i reati di cui al libro II, titolo II, capo II (Dei delitti dei privati contro la pubblica amministrazione) ovvero al titolo XIII, capo II (Dei delitti contro il patrimonio mediante frode) del codice penale» cioè per reati contro la pubblica amministrazione o contro il patrimonio mediante frode.

Paparelli: «Stupiti da Bonafede» «La norma impugnata dal Governo si colloca pienamente nell’ambito degli strumenti di prevenzione della corruzione e di garanzia dell’imparzialità dell’amministrazione che gli enti pubblici sono tenuti ad adottare, così come stabilito dall’Anac», è il commento del vicepresidente della Giunta regionale dell’Umbria, Fabio Paparelli. «Stupisce – aggiunge – che il ministro a Cinque Stelle Alfonso Bonafede, a seguito delle osservazioni anticipate alla Regione Umbria nel merito del provvedimento, intenda consentire agli editori condannati per reati contro la pubblica amministrazione o per frode, anche in via non definitiva, di accedere a risorse pubbliche messe a disposizione nell’ambito della nuova legge sul sistema dei medi locali umbri. La formulazione della legge umbra – evidenzia l’assessore – è peraltro identica alla disposizione dell’art. 3 comma 4 lett. d) della Legge regionale dell’Emilia Romagna del 23 giugno 2017 n. 11 (Sostegno all’editoria locale) attualmente in vigore. Il principio sposa inoltre la ‘ratio’ della cosiddetta Legge Severino che, nel caso dei politici, prevede la sospensione dal ruolo per gli amministratori pubblici condannati in primo grado: una norma spesso richiamata dallo stesso Movimento 5 Stelle. Rimane quindi il dubbio su quale sia il reale intendimento del Governo – conclude Paparelli – rispetto ad una legge ampiamente partecipata dalle forze politiche e sociali e sulla quale si sono più volte espressi positivamente sia l’Ordine dei Giornalisti che l’Associazione Stampa Umbra».

Odg e Asu: «Aiuti vadano a onesti» Per Ordine dei giornalisti dell’Umbria e Associazione stampa umbra l’iniziativa del Governo è «legittima, ma non condivisibile: per noi i sostegni pubblici possono andare solo a chi ha una condotta esemplare». «Abbiamo operato – si legge in una nota congiunta del presidente dell’Asu Marco Baruffi e di quello dell’Odg Roberto Conticelli – perché il rispetto delle leggi e delle regole da parte delle aziende editoriali fossero i pilastri della normativa regionale a sostegno della informazione locale, ritenendo imprescindibile che l’erogazione di sostegni pubblici premiasse una condotta di impresa esemplare, a tutela dell’occupazione e dell’autonomia dei giornalisti. Pertanto non possiamo condividere l’iniziativa, pur legittima, del Governo, che ha impugnato la legge in materia recentemente approvata dal Consiglio regionale, contestando l’esclusione dai finanziamenti previsti delle imprese i cui titolari abbiano riportato una condanna penale, anche in via non definitiva, per reati contro la pubblica amministrazione o per frode». «Non intendiamo certamente mettere in discussione la Costituzione e il Codice Penale, sul cui rispetto siamo in prima fila ogni giorno nell’esercizio della nostra professione – puntualizzano Baruffi e Conticelli – ma dobbiamo rimarcare che nel confronto con la Giunta e il Consiglio regionali abbiamo sostenuto consapevolmente e in maniera convinta il vincolo all’erogazione dei sostegni pubblici messo in discussione dal Governo, per difendere la legalità e per incentivare la ‘buona editoria’. Nel rimetterci con la massima fiducia al giudizio della Corte Costituzionale – concludono Baruffi e Conticelli – l’auspicio è che vengano riconosciuti e legittimati principi che, tra l’altro, hanno già ricevuto accoglimento in altre leggi regionali in materia attualmente in vigore».

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