giovedì 18 ottobre - Aggiornato alle 11:15

Il governo ‘congela’ il Piano periferie, tra Perugia e Terni a rischio stop progetti per 30 milioni

Emendamento al Milleproroghe votato da tutti i partiti. Marini: «Gravissimo», Prisco: «Fare chiarezza». Tempi stretti

Romizi, Gentiloni e Di Girolamo durante la firma delle convenzioni

di Daniele Bovi e Chiara Fabrizi

Un pasticciaccio brutto con conseguenze potenzialmente pesantissime per l’Umbria. In Senato lunedì la maggioranza Lega-M5s in sede di conversione del decreto legge Milleproroghe ha approvato un emendamento, il 13.2 (presentato da due leghisti, il capogruppo Romeo e il sindaco di Misano di Gera Pirovano), che congela per due anni il Piano periferie dei governi Renzi e Gentiloni, finanziato per 2,1 miliardi con risorse dello Stato (ai quali vanno aggiunti i cofinanziamenti regionali). E dunque le convenzioni vengono stoppate con un punto interrogativo da quasi 30 milioni di euro per quanto riguarda l’Umbria (che diventano 50 con i cofinanziamenti). Il governo Gentiloni ne aveva firmate 120 con altrettante città, comprese – il 7 dicembre scorso con tanto di visita dell’ex premier – Perugia e Terni. L’efficacia di queste convenzioni, secondo il testo, è «differita all’anno 2020», ed è previsto anche che le città dovranno «rimodulare gli impegni di spesa e i connessi pagamenti», posticipando cioè tutto di due anni.

GENTILONI E IL PROGETTO A PERUGIA

VIDEO, «ECCO I PROGETTI PER TERNI»

Salvi solo 24 L’emendamento, spiega l’esecutivo, è stato voluto per ottemperare a una sentenza della Corte costituzionale (la 74 del 2018), che ha dichiarato illegittimo il metodo scelto dal precedente governo per finanziare il bando visto il mancato coinvolgimento delle Regioni. I primi 24 progetti in graduatoria, quelli che hanno ottenuto un punteggio superiore ai 70/100, sono stati messi in sicurezza da Palazzo Chigi, che ha promesso anche di rimborsare le spese progettuali; per tutti gli altri, compresi Perugia e Terni, si vedrà: «Valuteremo – dice il sottosegretario M5s Castelli – quali abbiano davvero una funzione di rilancio per le periferie».

VIDEO: GENTILONI VISITA IL QUARTIERE

L’emendamento Quanto successo in Senato ha poi il sapore di una beffa: l’emendamento è stato votato da tutti e 270 i presenti in quel momento in aula, compresi i sette umbri e dunque pure Renzi, che quel piano l’aveva voluto (la dem Nadia Ginetti ha invece prima mandato un comunicato di protesta per poi ritirarlo). Ciò significa che – come spesso accade quando ci sono in discussione decine o centinaia di emendamenti – non si ha piena consapevolezza degli atti in votazione, complice anche il burocratese stretto usato per scrivere i testi e magari una non adeguata analisi a monte delle proposte in arrivo in aula. Insomma, un capolavoro. I tecnici del governo gialloblu hanno calcolato che l’impatto positivo sui conti dello Stato sarà di 140 milioni per l’anno 2018, 320 per il 2019, 350 per il 2020 e 220 per il 2021. In tutto poco più di un miliardo di euro che viene spostato su un nuovo fondo «da utilizzare per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, da realizzare attraverso l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti».

IL RESOCONTO DELLA VOTAZIONE IN SENATO

FOTOGALLERY, GENTILONI A PERUGIA

Che succede ora? Lo scopo dell’emendamento era quello di dare ai Comuni la possibilità di utilizzare gli avanzi di amministrazione, pari a circa un miliardo di euro per il triennio 2018-2020, «divenuto obbligo – ricorda la senatrice umbra di FI Fiammetta Modena – in seguito a due sentenze recenti della Corte costituzionale». Le coperture sono state trovate sospendendo le coperture del bando per le periferie. Che succede ora? Il decreto (numero 91/2018) è stato approvato il 25 luglio e, come noto, ci sono 60 giorni per la conversione; la soluzione indicata da molti è quella di modificarlo durante il passaggio alla Camera, il che però implica un ritorno del decreto anche in Senato. Di tempo dunque, visto che alla Camera il dl arriverà a settembre, dopo la pausa estiva, ce n’è pochissimo.

VIDEO: IL DISCORSO DI GENTILONI

Tutti esecutivi a Perugia In ballo ci sono progetti molto importanti e a questo punto c’è grande incertezza sul loro futuro. Perugia rispetto a Terni è più avanti e nel corso degli ultimi mesi sono stati approvati tutti e 18 i progetti esecutivi, i quali dunque sono arrivati all’ultima fase, quella che precede le gare e gli appalti; un lavoro che ha tenuto impegnati gli uffici a lungo, anche mettendo da parte altri dossier. E il tutto capita con mezza giunta in ferie, dal sindaco Andrea Romizi agli assessori Emanuele Prisco e Michele Fioroni, tanto che nel corso della giornata c’è stata una sorta di giunta via cellulare. A Terni invece neanche uno tra la ventina di interventi previsti nel piano periferia Interest (Insieme per Terni Est) risulta arrivato a progettazione esecutiva e, quindi, nessuna gara è stata pubblicata dal Comune di Terni per realizzare concretamente i lavori. Tuttavia, la progettazione preliminare era stata avviata dagli uffici di Palazzo Spada sia per la bonifica di parco Rosselli (730 mila euro), che per la rivoluzione del mercato giornaliero di largo Cairoli (1,5 milioni).

Fulmine a ciel sereno Ora, però, con l’emendamento contenuto nel Mille proroghe arriva lo stop improvviso: «È un fulmine a ciel sereno – dice a Umbria24 l’assessore ai lavori pubblici Enrico Melasecche – anche perché il Comune di Terni è in dissesto e non abbiamo la minima possibilità di accendere mutui per finanziare gli interventi, motivo per cui qui a Terni la beffa è doppia. È un fatto gravissimo perché – dice sempre Melasecche – avevamo anche instaurato una serie di rapporti sia con Ferrovie dello Stato per gli interventi che riguardavano la stazione, sia con vari imprenditori che avrebbero realizzato alcuni interventi». Dello stop improvviso al piano periferia si sta occupando anche il sindaco Leonardo Latini che ha avuto una serie di interlocuzioni coi parlamentari leghisti e non solo per capire il futuro dei progetti rimasti senza fondi».

Marini In mattinata si era fatta sentire la presidente della Regione Catiuscia Marini, che aveva giudicato lo stop «un fatto gravissimo. Marini ricorda come la Regione ha sostenuto gli interventi su Perugia e Terni che «per le loro problematicità e criticità, hanno bisogno di significativi interventi di riqualificazione, anche in direzione della ricomposizione della coesione ed inclusione sociale, della sicurezza». Un lavoro che ora «viene messo in discussione e vanificato». Una scelta quella dell’Esecutivo che rischia di essere anche «un gravissimo ‘vulnus’ per quanto riguarda la leale collaborazione tra i diversi livelli di Governo del nostro Paese. Voglio sperare che una chiara e ferma protesta si levi anche da parte degli stessi sindaci di Perugia e Terni».

Le reazioni Dalla giunta perugina arrivano le voci di Calabrese e Prisco; il primo si affida a Facebook chiedendo che lo Stato rispetti la convenzione firmata, dato anche il grande lavoro fatto dagli uffici, mentre Prisco chiede chiarezza: «Non possiamo colpire – dice – i Comuni più virtuosi, i quali hanno già approvato, finanziato ed avviato progetti di riqualificazione. Alla Camera ci attendiamo che la maggioranza corregga il tiro. In ogni caso siamo pronti a presentare gli emendamenti necessari. Confidiamo comunque nel buon senso di tutti». A parlare è anche l’ex deputata Adriana Galgano, ora presidente di Blu – Bella Libera Umbria – che invita il governo a «riconsiderare questa decisione perché sarebbe un grave errore dato lo stato di estremo bisogno e di degrado in cui versano le periferie». Dai banchi di Fi si leva invece la voce della senatrice Fiammetta Modena che, dopo aver approvato l’emendamento ricordando le sentenze, guarda al prossimo passaggio alla Camera per correggere il testo e si dice certa che «la Lega rispetterà l’impegno di salvaguardare le città che hanno sottoscritto le convezioni. Sicuramente il nostro gruppo presenterà gli emendamenti in questo senso».

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