lunedì 25 marzo - Aggiornato alle 01:13

Gesenu, per la riapertura di Pietramelina non c’è una data. Marconi su socio privato: «Vendita fittizia? Chi ha dubbi vada in Procura»

A Perugia in commissione Bilancio audizione del cda. Tensione sul ruolo dei consiglieri di amministrazione

La seduta della commissione Bilancio

di Daniele Bovi

Alla domanda quando riaprirà l’impianto di compostaggio di Pietramelina, fermo ormai dall’inizio di dicembre, nessuno sa rispondere con precisione, neanche il cda di Gesenu. Venerdì mattina in commissione Bilancio sono stati ascoltati, non senza momenti di tensione, il presidente della società Luca Marconi e i membri del cda Alessandra Fagotti e Alessandro Formica, convocati per fare una relazione informativa e il punto sul bilancio consuntivo 2016, ancora in via di definizione. Uno degli argomenti al centro della discussione ovviamente è stato lo stop, imposto all’inizio di dicembre, all’impianto di Pietramelina, a causa del quale viene portata fuori regione la frazione umida a un costo all’incirca di 13 mila euro al giorno, oltre cento euro la tonnellata. «In questo momento – ha spiegato Formica – è in corso con i tecnici lo studio di tutte quelle attività che permetteranno di superare i rilievi, ma i tempi non sono facilmente stimabili». Costi che potrebbero finire nelle bollette dei cittadini dei 24 comuni serviti dall’impianto.

Pietramelina «Tendenzialmente – ha risposto sul punto Formica – i costi in più vanno in tariffa, ma ancora una decisione non è stata presa e c’è la possibilità di una ripartizione pro quota tra i comuni». Ad oggi, visto che il conferimento fuori regione va avanti da quasi due mesi, i costi sostenuti sono pari a 780 mila euro, qualcosa in più rispetto a quanto si sarebbe speso normalmente per il compostaggio a Pietramelina. Quanto alla Forsu, cioè la frazione umida dei rifiuti, in commissione è emerso che la Regione ha dato la disponibilità, in caso ci sia la necessità di portarli fuori, di cercare un accordo interregionale. Pietramelina è anche al centro dell’inchiesta «che – ricorda Formica – va avanti dal 2008. Le ipotesi di reato sono emerse grazie a intercettazioni, pedinamenti e telecamere, non si può pretendere che il cda vada di notte negli impianti». Perso il finanziamento della Regione e con 20 milioni bloccati dall’inchiesta, anche gli interventi di ottimizzazione di Pietramelina sono al palo e non è chiaro quando potranno essere fatti.

Marconi Ad aprire la seduta è stato Marconi che brevemente ha riassunto quanto successo fino a oggi, dall’insediamento all’interdittiva fino alla cessione delle quote da Cerroni a Poletti, dall’inchiesta della magistratura fino allo stop di Pietramelina, rivendicando che visto il quadro complessivo di più non si poteva fare. «Abbiamo anche riorganizzato – ha detto – il personale all’interno dell’azienda così da mettere in campo una rotazione, e dato vita a un internal audit, cioè un ufficio indipendente che segnala al cda le cose che non vanno». Quasi risolto, anche se non del tutto, il caso dei crediti siciliani, generati dalle attività svolte da Gesenu in alcune aree della regione ma mai pagate: al momento all’appello mancano ‘solo’ 13 milioni di euro, anche se sono in corso delle vertenze con alcuni comuni dell’Ato di Messina che non hanno pagato per ottenere i danni.

Il ruolo politico Il clima in commissione si è scaldato sul ruolo di Marconi e del resto del cda: questi rivendicano un ruolo tecnico, mentre un pezzo di maggioranza, in primis il forzista Perari, gli ha ricordato come siano lì grazie alla nomina del sindaco, e che dunque il loro mandato è politico. In particolare i toni sono stati roventi tra Formica e Perari, che poi si sono chiariti al termine della seduta. «A chi rispondiamo in Comune? I nostri referenti – ha detto Marconi – sono il sindaco e il suo vice». Altro nodo centrale, la vendita delle quote di parte privata da Cerroni al gruppo umbro Paoletti. Fin dall’inizio più d’uno ha parlato di una presunta vicinanza tra le due realtà (nei giorni scorsi la stampa ha fatto anche il nome del sostituto di Sassaroli, Piacenti, per il ruolo di dg della romana Ama con tanto di presunto appoggio di Cerroni, ma alla fine a spuntarla è stato l’attuale dg della società romana) e la vicenda è tornata a fare capolino venerdì: «La vendita – ha chiesto Perari – è reale o no?». «Chiunque abbia il dubbio – ha risposto Marconi – che la vendita sia fittizia, può andare in Procura. Noi abbiamo solo ricevuto la comunicazione dell’avvenuto passaggio di quote». Quanto a Piacenti, «non ha mai avuto a che fare con Gesenu».

Differenziata In commissione, occupata quasi interamente dalle domande e dal botta e risposta tra il cda e la capogruppo del M5S Rosetti che ha posto sul tavolo una serie di questioni, da Pietramelina al lavoro svolto da Marconi e soci fino a ora per imprimere una svolta, pure il mezzo flop del nuovo sistema di raccolta differenziata in centro, generato anche dalla presenza nelle zone immediatamente fuori l’acropoli dei cassonetti, che invitano i residenti a non usare i mastelli. Risultato, la percentuale dopo una fiammata iniziale è tornata più bassa di quella degli anni scorsi, tanto che il Comune ha chiesto a Gesenu di modificare il sistema. «Con i mastelli – ha detto Nucciarelli – ci sono molti problemi e sono antigienici, e anche il Raccoglincentro dove abito io ad esempio si ferma solo pochi minuti». In più c’è il problema della percezione delle persone, le quali pensano che «sia inutile fare la differenziata perché tanto poi viene mischiato tutto». Una percezione negata con forza dal cda. «Qualsiasi osservazione – ha chiuso Marconi – la terremo in considerazione, ma noi il servizio lo eroghiamo, non lo progettiamo, cosa che va fatta a quattro mani con il Comune».

Twitter @DanieleBovi

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