giovedì 18 ottobre - Aggiornato alle 07:56

Fondi periferie, salta discussione: Comuni interrompono le relazioni col governo. In Senato ok al taglio

A Palazzo Madama approvato il Milleproroghe con il blocco delle risorse. Anci abbandona il tavolo della Conferenza unificata

La stazione Fontivegge nel giorno della firma del protocollo con il governo

di Dan.Bo.

Il decreto Milleproroghe è legge. Giovedì pomeriggio con 151 sì e 93 no il Senato ha approvato il decreto che contiene una serie di provvedimenti, tra i quali il blocco di 1,6 miliardi di euro destinati con un apposito bando dai precedenti governi alla riqualificazione delle periferie. In particolare il decreto differisce al 2020 (sospendendo la misura per il 2019) l’efficacia delle convenzioni sottoscritte dal governo Gentiloni con 96 sindaci di capoluoghi e Città metropolitane per un investimento complessivo di 1 miliardo e 600 milioni. Il taglio ha scatenato la protesta dei sindaci e così, la settimana scorsa, il premier Conte ha raggiunto un accordo con l’Anci per salvaguardare i progetti già in fase esecutiva: «La soluzione che intendiamo adottare – ha detto Conte – è quella di inserire nel primo decreto utile, successivo alla conversione del Milleproroghe, una norma che di fatto dia la possibilità di recuperare la realizzabilità dei progetti già in fase avanzata».

I 40 PROGETTI A RISCHIO TRA PERUGIA E TERNI

Lo strappo dei Comuni Il taglio per Perugia e Terni vale qualcosa come 30 milioni di euro, anche se la situazione tra le due città è differente: il capoluogo umbro infatti, a differenza di Terni ha approvato da tempo tutti i progetti esecutivi e potrebbe rientrare nel prossimo decreto; per Terni e tutte le altre città nelle medesime condizioni, il futuro è poco chiaro. Quel che è certo, per il momento, è l’ok al Milleproroghe e il blocco dei fondi, tanto che giovedì l’Associazione nazionale dei Comuni a margine della Conferenza unificata dove dei fondi non si è discusso, ha sospeso le relazioni istituzionali con il governo. La settimana scorsa infatti all’ordine del giorno della Conferenza unificata era prevista, al punto 4, l’intesa come primo passo per il ripristino dei fondi; poi, però, il punto 4 è sparito e l’Anci è sceso sul piede di guerra: «I sindaci non si fanno prendere in giro – dice il presidente Antonio Decaro – non sapevo che nel contratto di governo fosse stato deciso di strappare tutti i contratti fra istituzioni».

Salta la discussione Durante l’incontro con il premier era stato fissato un percorso in due fasi. «Prevedeva – spiega Decaro – l’intesa in unificata per sanare la presunta incostituzionalità di una norma che finanziava per 800 milioni di euro il bando periferie, quindi l’istruttoria di un iter per inserire nel primo decreto utile le risorse e fissare le procedure per riallocare i fondi. Oggi in Unificata era stata messa all’ordine del giorno l’intesa, un primo passo; ma il governo, sollevando un problema di natura tecnica, risolvibile, secondo noi, se solo ce ne fosse stata la volontà politica, l’ha tolta». Di qui la sospensione delle relazioni.

A PERUGIA OK AGLI ULTIMI 4 PROGETTI ESECUTIVI

Nessuna soluzione Le relazioni potranno riprendere solo quando «ci sarà l’impegno del Presidente del consiglio e quando ritroveremo in un decreto le risorse che sono state tolte ai comuni». «Avevo preso l’impegno con il premier – aggiunge Decaro – che non avrei interrotto le relazioni se nella prima conferenza unificata e nel primo decreto avessimo trovato la soluzione ai problemi dei comuni. Quella soluzione, prospettata per oggi, non è stata trovata, mi vedo costretto a interrompere le relazioni. Non si posso stracciare i contratti che i sindaci hanno sottoscritto con la Presidenza del Consiglio l’anno scorso. I sindaci – ha concluso – hanno preso impegni con i loro cittadini che vivono nelle periferie dove si concentrano tanti disagi sociali e anche con progettisti e imprese».

Il governo tranquillizza E mentre il Pd, a partire dal segretario Maurizio Martina, va all’attacco a testa bassa contro governo, Lega e M5s parlando di «truffa» e «scippo», l’esecutivo prova a tranquillizzare. Il sottosegretario all’Economia Garavaglia sostiene che «la volontà e l’impegno di trovare una soluzione nei termini di legge e di procedura c’è sempre. È un falso problema. Tecnicamente oggi non si poteva fare niente». A intervenire è anche il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani, che sostiene come il dossier non potesse essere trattato in Conferenza unificata bensì necessiti «di un nuovo provvedimento che sarà emanato appena entrerà in vigore la legge di conversione del milleproroghe».

Twitter @DanieleBovi

I commenti sono chiusi.