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martedì 9 agosto - Aggiornato alle 01:38

Flussi, in Umbria Lega aspira voti da Pd, FI e centro. Bracalente: «C’è voglia di cambiamento radicale»

Il professore: «A sinistra zoccolo sempre più piccolo, enorme volatilità nel Pd. Passo per passo non più nelle corde degli elettori»

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di Daniele Bovi

È la richiesta di cambiamento – radicale – la chiave per interpretare il voto di domenica. Bruno Bracalente, professore di Statistica all’Università di Perugia ed ex presidente della Regione, commenta con Umbria24 i risultati del 4 marzo e fa una prima analisi dei flussi elettorali umbri: «Il macrofenomeno è molto chiaro, la novità vera in Umbria è la Lega passata dai 3 mila voti del 2013 ai 102 mila di domenica, un aumento esponenziale cominciato già alle regionali del 2015 quando ne presero 50 mila circa; hanno completato una strada iniziata allora». Bracalente ha le idee abbastanza chiare anche sulla provenienza di questi voti: «Sicuramente dal Pd – spiega – che ne ha persi 43 mila e da Forza Italia che ne ha lasciati per strada ancora di più, circa 50 mila, e che ora vale la metà della Lega».

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I flussi Le elezioni di domenica certificano anche la sparizione in Umbria dell’area di centro, priva di quel punto di riferimento rappresentato nel 2013 da Mario Monti: «Quelli – osserva Bracalente – erano 50 mila voti, dunque all’incirca 140 mila voti tra Pd, FI e area di centro hanno cambiato casa, andando in gran parte alla Lega; altri 20 mila ai partiti di destra tra Fratelli d’Italia, cresciuta di diecimila voti, e altre liste non collegate». «I flussi – osserva l’ex presidente della Regione – sono molto intrecciati: di sicuro ce n’è uno molto consistente da FI alla Lega e dal Pd alla Lega. Quanto all’area di centro, alcuni sono andati a Salvini e altri verso Pd e FI; non ho ancora misure precise ma sono convinto che queste ipotesi troveranno conferme».

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Uno zoccolo sempre più piccolo Un altro elemento è la crescita della destra estrema, che è un bacino di quasi 10 mila voti tra Forza nuova e Casapound, con la netta prevalenza di quest’ultima. Venendo a sinistra e alla debacle di LeU, «il dato dimostra che in Umbria c’è ancora un piccolo zoccolo, sempre più ridotto, di persone della cosiddetta sinistra radicale che non si riconoscono in Renzi; poi ci sono Potere al popolo e Partito comunista, che sono una piccola quota. LeU grosso modo ha ereditato i voti di Sinistra e libertà e gli altri di quelli che giravano intorno a Rifondazione. In quest’area non è successo niente, forse uno spostamento da Pd a LeU ma il saldo parla di 15 mila voti, più o meno gli stessi di Sel». Sul fronte Partito democratico Bracalente nota «una mobilità enorme dell’elettorato: nel 2014 c’è stato l’exploit con la novità Renzi che aveva attivato un flusso di voti verso il Pd proveniente da tutte le parti, portando il partito a quasi il 50 per cento in Umbria».

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Cambiamento radicale Nel 2014 il Pd renziano in Umbria prese 228 mila voti contro i 168 mila delle politiche di un anno prima, mentre ora è quasi dimezzato: 125 mila, «alti e bassi spaventosi». «Alle europee – commenta Bracalente – si sono concentrate le attese di cambiamento radicale sul Pd renziano. La chiave è il cambiamento». Secondo il professore in Umbria «si tratta della fine di una storia di centrosinistra al termine di un lungo percorso». L’Umbria, infatti, si può definire una regione ex rossa da molti anni, non certo da domenica: «La sofferenza – dice Bracalente – è forte da tanto tempo, ricordiamoci che il giorno del boom alle europee il Pd ha perso Perugia, e prima del capoluogo tanti altri comuni. Vedo una enorme volatilità del voto tra protesta, malcontento e voglia di cambiamento radicale». Secondo il professore infatti «il procedere passo per passo, il riformismo e un certo ‘migliorismo’, non sono più nelle corde delle persone. Il messaggio è questo, e anche se il quadro non è del tutto irreversibile l’Umbria rossa è un ricordo storico».

Twitter @DanieleBovi

2 risposte a “Flussi, in Umbria Lega aspira voti da Pd, FI e centro. Bracalente: «C’è voglia di cambiamento radicale»”

  1. Maurizio ha detto:

    In altre parole il Professore ci dice che la sinistra, stanca di prendere treni pendolari, ha deciso che era ora di andare in Frecciarossa.

    Questo è costato qualche voto, ma cosa volete, dopo 60 anni di Feste de l’Unità e treni pendolari sono venuti fuori per quello che sono.

    Una élite che non brilla per competenza che lascia in eredità decine di migliaia di disoccupati, debito pubblico, spopolamento e fuga dei giovani all’estero.

    Ci mancheranno ?

  2. paolo rosigoli ha detto:

    Quello che dite centra e non centra. Secondo me è depistaggio della realtà. Credete forse che non dice niente il continuoincolpare di mafia persorreggere leragioni della sinistra, e non ultimo il suicidio dell’ unico uomo onesto al Monte dei paschi , a cui nessuno crede?

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