mercoledì 30 settembre - Aggiornato alle 05:42

Fase 2, piano per l’Umbria la prossima settimana. Federmoda: «Migliaia di aziende a rischio»

Regione, Università, Prefettura e parti sociali lavorano a protocollo con linee guida che si concretizzerà nei prossimi giorni. Mencaroni: «Superare lockdown»

La conferenza stampa

di Daniele Bovi

È servita essenzialmente per annunciare che la prossima settimana sarà presentato un piano concreto per la fase 2 la videoconferenza stampa tenuta venerdì da Regione, Università di Perugia e Prefettura. Un piano che terrà conto di quanto stabilirà il governo: domenica è in programma un confronto tra Palazzo Chigi e i presidenti e l’Umbria non farà fughe in avanti. La linea è quella di aspettare le indicazioni nazionali e, nel frattempo, mettere giù qualche proposta da presentare alle altre Regioni e a Roma. La presidente Donatella Tesei lo ha ribadito anche venerdì: «Servono linee guida per l’intero territorio, dato che entriamo in una fase più complicata rispetto a quella del “chiudiamo tutto”». In questo contesto, Regione, Università, Prefettura, parti sociali, imprese e comitato scientifico regionale stanno elaborando «un lavoro di studio partecipato, che concretizzeremo la prossima settimana, con proposte per un modello di fase 2 che tenga conto della sicurezza e della tutela della salute».

Valore aggiunto Verso la fase 2 quindi si va avanti necessariamente senza strappi ma con l’idea che c’è la «possibilità di differenziazioni su base regionale esistono», e che «la diversificazione potrebbe fare la differenza». Secondo Tesei, visti i numeri epidemiologici il territorio dell’Umbria ha «un valore aggiunto» da poter proporre a livello nazionale che «potrebbe fare la differenza». In attesa di capire quello che concretamente sarà proposto, venerdì è stato essenzialmente ribadito quello che è noto da tempo, ovvero che la fase 2, quella in cui dovremo convivere con il virus, sarà molto complessa, che ci potrebbero essere nuovi casi da gestire, che mascherine, guanti e misurazione della temperatura faranno parte della vita di tutti i giorni, che saranno fatti test sierologici (anche nelle aziende), che la medicina territoriale giocherà un ruolo importante, che in tutti i luoghi di lavoro occorrerà garantire il distanziamento e che, per quanto riguarda gli eventi (dai festival ai concerti fino alle rievocazioni) farli in estate sarà sostanzialmente impossibile e che è altrettanto impossibile fare previsioni per settembre od ottobre.

Riaperture graduali Quanto alle imprese, è stato sottolineato nuovamente che le riaperture saranno graduali e che «il nostro faro – ha assicurato il rettore Maurizio Oliviero – sarà la tutela della salute; intorno a ciò capiremo come rimettere in piedi per step pezzi dell’economia». Tesei ha accennato anche alla possibilità che nelle aziende i turni siano ‘spalmati’ su più giorni ma che questo sarà deciso in autonomia, e che la prossima settimana arriverà un pacchetto di proposte anche per l’economia. In attesa di capire, il mondo economico umbro continua a chiedere chiarezza. Venerdì la Camera di commercio di Perugia ha diffuso i dati che riguardano aperture e chiusure: nel primo trimestre dell’anno l’Umbria ha perso 582 imprese (411 la provincia di Perugia): il presidente Giorgio Mencaroni scrive che «occorre superare il lockdown, con cautela, senso di responsabilità, in assoluta aderenza a norme di sicurezza stringenti e sotto costante controllo. C’è molto lavoro da fare, subito. Dobbiamo creare le condizioni per la ripartenza: non si riaprono le aziende schiacciando un bottone».

Abbigliamento Molto preoccupato anche il presidente di Federmoda Confcommercio Carlo Petrini, secondo il quale oltre 5 mila imprese umbre del settore sono a rischio e hanno bisogno di certezze. Con il fatturato azzerato «per noi è vitale poter ripartire, appena le evidenze scientifiche lo consentiranno, ma non vogliamo farlo a ogni costo. Intanto – aggiunge Petrini – è fondamentale che i dati di diffusione del contagio, che in Umbria sembrano migliori che altrove, consentano la riapertura in condizioni di sicurezza, in modo che i nostri clienti possano accedere tranquillamente ai nostri negozi, che si impegnano naturalmente a garantire tutti i dispositivi di prevenzione previsti per tutelare la salute collettiva».

I tempi Il settore chiede di avere certezze sui tempi: «Proprio per prepararci adeguatamente, dobbiamo conoscere con un congruo anticipo tempi e modalità: non ci possono dire due giorni prima, come accaduto ad esempio ai negozi di abbigliamento per bambini nei giorni di Pasqua, che da un giorno all’altro possiamo ripartire. Dobbiamo riorganizzare su altre basi la nostra attività, effettuare la sanificazione dei locali secondo modalità non ancora chiare. La stabilità finanziaria delle nostre aziende è fragile quando non a serio rischio: non possiamo permetterci di sbagliare». Petrini, vista la situazione, chiede anche una modifica delle norme sui saldi: «Non è pensabile immaginare saldi di fine stagione prima del 1° agosto – spiega – ed è irragionevole parlare di vendite promozionali quando abbiamo le nostre collezioni intatte nei nostri negozi chiusi».

Twitter @DanieleBovi

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