mercoledì 23 gennaio - Aggiornato alle 00:44

Famiglia naturale, bocciata mozione del centrodestra: no della maggioranza, M5s non vota

L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

Il consiglio regionale boccia, con 8 voti contrari e 6 favorevoli, la mozione presentata dai consiglieri di centrodestra e liste civiche (Ricci, De Vincenzi, Squarta, Nevi, Mancini, Fiorini) per il «riconoscimento dei valori della famiglia naturale, con l’impegno di prevederne adeguati sostegni, secondo quanto previsto dal Codice civile italiano che definisce la famiglia costituita da moglie e marito con il dovere di istruire e educare la prole». Hanno votato a favore solo i consiglieri proponenti. Il Movimento 5 stelle non ha partecipato al voto. Hanno espresso voto contrario la presidente Catiuscia Marini, l’assessore Fabio Paparelli e i consiglieri Rometti (Ser), Chiacchieroni, Solinas, Casciari, Leonelli, Guasticchi (Pd).

Famiglia marito-moglie Con l’atto si chiedeva l’impegno della Giunta affinché si attivasse, «stante il rispetto per ogni idea sul modo di vivere e la tutela dei diritti di tutte le persone, per riconoscere nel quadro regionale la famiglia come quella definita, in modo chiaro, dal Codice civile italiano, inserendo quindi nella programmazione finanziaria della Regione adeguate risorse per il sostegno della famiglia, attraverso politiche per la casa, il lavoro, sgravi fiscali e educazione dei figli; infine, attivando le procedure per rimodulare, nello Statuto della Regione Umbria, l’articolo 9, inserendo la dizione di famiglia come definita dal Codice civile».

Discriminante Sia gli esponenti della maggioranza presenti in Aula che i consiglieri del Movimento 5 stelle hanno ritenuto la mozione «discriminante» per le persone che non sono ricomprese negli articoli del Codice civile che definiscono la famiglia ed hanno sottolineato come ci si riferisca a un testo del 1942 e quindi a una situazione che è radicalmente mutata.

I perché della mozione Nel centrodestra, Claudio Ricci ha sottolineato come «il 75 per cento del Pil del Paese viene dalle imprese familiari, che apportano con il loro lavoro anche i valori della famiglia. Necessario che i temi della casa, del lavoro, dell’educazione e del tempo libero siano inclusi nel quadro finanziario della Regione Umbria. Anche le tasse andrebbero viste e adeguate al cardine della famiglia. Infine, rimodulare l’articolo 9 dello Statuto inserendo la dizione di famiglia». Per Valerio Mancini (Lega Nord) «la Costituzione parla di famiglia nel senso vero del concetto uomo e donna volto alla procreazione e al mantenimento dei figli, a questo punto ci ispiriamo noi, chiedendo semplicemente che inserisca nella programmazione finanziaria della Regione Umbria adeguate risorse per il sostegno della famiglia». Secondo Sergio De Vincenzi (Rp)«il riferimento alla famiglia naturale non è assolutamente regressivo perché al legislatore non compete l’adeguare le norme alle realtà che cambiano, ma indicare delle strade che servono al progresso complessivo».

Leonelli: «Società è cambiata» Il capogruppo del Pd, Giacomo Leonelli, ha spiegato il no in quanto «questo atto rischia di essere discriminante per chi è fuori da quanto indicato nel Codice civile, ma la società è cambiata. Soprattutto è un dibattito di mero posizionamento, non dà un atto di indirizzo alla Giunta, segue il trend di un dibattito nazionale in atto con tanto di manifestazioni. Il contenuto è preclusivo di ogni ragionamento possibile e utile in quest’Aula. Un tatticismo per piantare la propria bandierina».

M5s non vota: ecco perché Andrea Liberati (M5s) ha annunciato il non voto in quanto «questa mozione è limitante nei confronti dei non sposati, di chi convive, delle coppie che non hanno figli, di chi ha figli in orfanotrofio, tutte situazioni non comprese nell’atto ma altrettanto dignitose. La Costituzione si rifa a normative internazionali entro le quali dobbiamo stare. Diritti uguali quindi anche alle forme di convivenza che non sono di natura matrimoniale. Il mondo è cambiato dal 1942, non possiamo basarci solo sul Codice civile. Siamo dentro un ordinamento europeo e non possiamo cristallizzare la società al 1942. La risposta corretta che la politica deve dare è fare in modo che coloro che stanno insieme recepiscano vicinanza concreta dalla classe dirigente, dare loro un reddito di cittadinanza».

Marini: «Noi concreti senza ipocrisie» Infine Catiuscia Marini ha affermato che «in tanti anni in cui il centrodestra ha controllato il Governo del Paese non ha mai approvato leggi di sostegno alla famiglia. La Regione Umbria invece lo fa. Le lezioni sull’ipocrisia dunque non possiamo accettarla. Abbiamo scelto di sostenere le famiglie non con leggi di principio ma sostenendole con un welfare robusto e serio, anche quando sono mancate le risorse nazionali. Abbiamo potenziato gli asili, il diritto allo studio, le famiglie unipersonali. Azioni concrete di sostegno reale. Il disegno di legge in discussione in Parlamento modificherà il codice civile in coerenza con il paese reale, fatto di coppie che contano le loro relazioni sull’affettività, senza discriminazioni. Il Parlamento dovrà anche rispondere a quello che l’Unione europea ci chiede, ossia il pluralismo e il rispetto dei valori. Le famiglie di fatto sono un terzo della famiglie italiane. Una su due tra i giovani. Il codice civile è aggiornabile ed emendabile anche nella sezione di diritti di famiglia».

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