mercoledì 21 novembre - Aggiornato alle 19:02

Emorragia di primari all’ospedale di Terni, Latini: «Ricambio sia rapido e si migliori programmazione»

Santa Maria al centro del dibattito, Fiorini: «Serve intervento urgente della Regione» e M5s: «Stoppare concorso per l’Urologia»

«È doveroso riconoscere l’operato di chi lascia l’ospedale di Terni, ma è doveroso auspicare un rapido ricambio, per evitare la dispersione di quel patrimonio di professionalità intorno al quale si è costruita l’eccellenza e l’attrattività del nostro nosocomio». A dirlo è il sindaco Leonardo Latini che è intervenuto sull’emorragia di primari del Santa Maria, su cui è intervenuto nei giorni scorsi anche il direttore generale Maurizio Dal Maso, che sugli otto primari da sostituire con concorso aveva parlato di «normale turnover e occasione per aprire la strada ai giovani». Sulla questione nelle ultime ore è intervenuto anche il consigliere regionale e comunale della Lega, Emanuele Fiorini, chiedendo «alla Regione di intervenire immediatamente: basta con questo atteggiamento attendista, bisogna prendere  provvedimenti urgenti». Ad aprire un fronte più specifico, invece, è stato il M5s che ha definito «singolare che l’ospedale di Terni disponga di ben tre reparti “e mezzo” di Urologia in considerazione del fatto che assieme a tre Strutture Complesse, cui fanno capo altrettanti primari, esiste anche una Struttura semplice dipartimentale».

Latini: «Ricambio sia rapido e si migliori programmazione» Sull’allarme suonato intorno al Santa Maria per la partenza dei primari è, però, intervenuto anche il sindaco Latini che «ha auspicato un rapido ricambio, per evitare la dispersione di quel patrimonio di professionalità intorno al quale si è costruita l’eccellenza e l’attrattività del nostro nosocomio. Perché – ha detto – se possono essere considerati fisiologici i ritardi e le difficoltà nel caso di medici che lasciano improvvisamente e prima della scadenza naturale il loro incarico, come ad esempio è stato per la neurochirurgia, negli altri casi, invece, il rischio di pregiudicare quantomeno l’immagine se non anche la stessa funzionalità dell’ospedale è molto forte». Latini ritiene «doveroso intervenire per sottolineare che occorre scongiurare lo stallo per quelle strutture i cui responsabili hanno abbandonato, o abbandoneranno, l’incarico per ragioni anagrafiche, attraverso una programmazione oculata dei bandi di concorso che consentirebbe una rapida sostituzione dei primari, anche al fine di evitare la diffusione di notizie allarmistiche che confondono l’opinione pubblica e i cittadini comunque tuttora orientati a confermare la loro fiducia nell’azienda ospedaliera». Contestualmente «dobbiamo impegnarci per evitare un mutamento radicale della struttura nel suo complesso: la presenza dell’alta specializzazione a Terni è fondamentale perché – dice il sindaco – serve da traino per innalzare il livello qualitativo di tutti i servizi ospedalieri, anche quelli non direttamente interessati, a tutto vantaggio dei pazienti. Sarà per questo nostro compito – conclude Latini – operare in sinergia, a tutti i livelli istituzionali, per creare le condizioni di una crescita ottimale dei servizi e dei professionisti in un contesto caratterizzato da maggiore complessità».

Fiorini: «Intervenga la Regione» A chiedere che sull’emorragia di primari intervenga «immediatamente la Regione Umbria» è il capogruppo della Lega in consiglio regionale Fiorini, secondo cui «bisogna prendere  provvedimenti urgenti per assicurare il mantenimento degli standard qualitativi dei servizi ed evitare la paralisi dell’apparato che metterebbe a rischio le eccellenze finora espresse dal nosocomio di Terni. Secondo le notizie in nostro possesso, infatti, sia il direttore generale che il direttore sanitario del Santa Maria avrebbero maturato i requisiti per la quiescenza, mentre il 31 dicembre 2018 scadranno gli incarichi di “facente funzione” di due dirigenti Cinzia Leoni e Moreno Sarti: a quest’ultimo sono stati concessi 150 giorni di ferie continuate fino al pensionamento, lasciando di fatto “scoperto” tale ruolo. A questi si aggiungono gli addii, già avvenuti o annunciati, per scelta o pensionamento, di primari e professionisti di peso». Fiorini, in particolare, chiede alla Regione «di attivarsi affinché la Direzione aziendale renda  conto dei tempi impiegati per la sostituzione dei primari» e poi esprime «perplessità sulla necessità di espletare un nuovo concorso per la copertura del posto di primario di urologia». 

M5s cala la lente sull’Urologia Sulla questione dell’Urologia dell’ospedale di Terni sono recentemente intervenuti anche i consiglieri regionali del M5s Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari che hanno parlato di «Terni come capitale europea della prostata», perché «all’ospedale sono presenti tre strutture complesse e una dipartimentale. Sono pronte – hanno annunciato – interrogazioni in Regione e in Comune per fare luce sulla vicenda. Quando il reparto di Urologia raddoppiò – ripercorrono i due consiglieri regionali – in molti si interrogarono su quale fosse il reale motivo per cui nello stesso ospedale operassero due strutture pressoché identiche, con l’arrivo del terzo reparto la curiosità sfociò nella più facile ironia riguardo all’indirizzo che il nosocomio stava lentamente prendendo. Che tale situazione potesse essere transitoria sembrava piuttosto scontato stando anche a diverse dichiarazioni rilasciate in varie occasioni pubbliche dall’assessore Barberini. Tuttavia, con grande stupore, abbiamo appreso – vanno avanti Liberati e Carbonari – che il posto vacante del reparto lasciato dal pensionamento del Dott. Luzzi è stato messo da subito a bando per essere nuovamente occupato ripristinando il trio. Una scelta il cui senso continua ad apparire tutt’altro che chiaro, in primis, da un punto di vista  economico ed organizzativo: chiederemo di ritirare il bando fino a quando non ci sarà un’ effettiva indagine sui reali costi-benefici di tale programmazione dei reparti».

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