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venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 16:55

Elezioni, Umbria al voto senza la possibilità di scegliere. Le possibili ricadute su Regione e comunali

Urne aperte tra le tante storture del Rosatellum e un elettorato sempre più fluido. Ecco come potrebbe finire e gli scenari

Un seggio elettorale in Umbria

di Daniele Bovi

Al termine della peggior campagna elettorale che si ricordi, l’Umbria e il resto d’Italia per la prima volta nella storia repubblicana andranno a votare per le elezioni politiche a fine settembre. Dopo lo scioglimento delle Camere a fine luglio, per diverse settimane il dibattito è stato occupato dal “romanzo” candidature, chiusosi in Umbria con pochissime novità (per i posti che contano) rispetto al passato. Poi una manciata di giorni di raffazzonata campagna elettorale – un periodo brevissimo per elaborare una strategia e comunicarla agli elettori – con pochi sussulti.

PODCAST – L’UMBRIA A RISCHIO ASTENSIONE RECORD?

FOCUS È ANCHE SU SPOTIFY

Più ristoranti che piazze Nel capoluogo di regione l’unico palco degno di nota è stato quello di Giorgia Meloni; per il resto, pochissime piazze, molti ristoranti, plance semivuote e tanti big che, data la breve distanza da Roma, hanno fatto tappa molto più spesso a Terni che a Perugia, dove l’unico altro leader a presentarsi – per una breve toccata e fuga – è stato Enrico Letta. Poco, pochissimo materiale per appassionare gli elettori alle prese con un’inflazione ai livelli massimi da decenni (per combattere la quale le banche centrali stanno alzando i tassi d’interesse con il rischio di una recessione), un caro energia che sta mettendo in gravissima difficoltà famiglie e imprese, le conseguenze della pandemia e le previsioni di un inverno che si annuncia molto complesso.

GRAFICO: COM’È CAMBIATO IL CORPO ELETTORALE IN UMBRIA

IN NOVE ANNI IN UMBRIA 20 MILA ELETTORI IN MENO

Astensione In Umbria saranno 662 mila i cittadini chiamati alle urne, oltre diecimila in meno rispetto a quattro anni fa. Quanti di questi eserciteranno il proprio diritto di voto? A partire dalla cosiddetta Seconda Repubblica in Umbria il tasso di partecipazione per diversi motivi è costantemente diminuito fino al 73 per cento nel 2018; e domenica ci sono tutti i presupposti affinché si tocchi il record negativo (ascolta qui il nostro podcast sul tema). Tra questi una pessima e schizofrenica legge elettorale – il «Rosatellum» lasciato in eredità dal renzismo – in grado di allontanare ancora di più gli elettori da quelli che dovrebbero essere i loro rappresentanti. Come nel 2018, il Parlamento sarà sostanzialmente scelto dalle segreterie dei partiti, senza lasciare alcuna libertà agli elettori; partiti che, come dimostra la partita delle candidature, somigliano sempre più a oligarchie che a luoghi di confronto democratico. Rispetto a quattro anni fa c’è però un’aggravante: la riduzione del numero dei parlamentari sulla base della quale l’Umbria eleggerà non più 16 parlamentari bensì solo nove (tre nei collegi uninominali e sei nella quota proporzionale), con abnormi storture come il collegio unico del Senato, mentre alla Camera un pezzo del Trasimeno è finito nel collegio di Perugia e un altro in quello di Terni.

LA MAPPA DEI COLLEGI

GRAFICO: ASTENSIONISMO IN ITALIA, UMBRIA E ZONE ROSSE

TUTTE LE LISTE PRESENTATE E I NOMI

Tutto scritto? Sulla base dei sondaggi pubblicati fino a due settimane fa – che, è bene ricordarlo, non sono delle previsioni ma solo una fotografia dell’esistente – non ci sarebbe storia e sostanzialmente otto dei nove nomi sembrerebbero già scritti o quasi: per il Pd Anna Ascani e Walter Verini, con la prima candidata anche in Toscana e che quindi – dato il cervellotico «Rosatellum» che in caso di pluricandidatura fa scattare l’elezione dove si prendono meno voti – potrebbe lasciare il posto al ternano Pierluigi Spinelli. Per la Lega dentro Virginio Caparvi e Valeria Alessandrini, per Forza Italia Raffaele Nevi, per FdI Franco Zaffini, Emanuele Prisco e l’ex ministro Antonio Guidi (più, molto probabilmente, Eleonora Pace in Campania e Marco Squarta in Umbria grazie al fatto che la pratese Chiara La Porta è candidata anche in Toscana). Per il nono posto in pole, ragionevolmente, c’è la senatrice uscente del M5S Emma Pavanelli, ma qualche chance ce l’ha anche Giacomo Leonelli, capolista per il terzo polo alla Camera.

LETTA E L’ARMA A DOPPIO TAGLIO DELLA SANITÀ

I SUPPORTER DI LETTA TRA INCORAGGIAMENTI E CRITICHE

 L’INTERVISTA AL SEGRETARIO DEM

Voto fluido Questo lo scenario ragionevole, che però dovrà essere verificato solo domenica alla luce dei numeri reali. Ovviamente le sorprese sono possibili anche perché tutto avviene nel contesto di un voto sempre più fluido e personalizzato intorno alle figure dei leader, in cui si vota «per Meloni», «per Letta», «per Salvini», «per Conte» e così via: finiti da un pezzo i tempi del voto di appartenenza e delle grandi culture politiche (che imbastivano lunghi dibattiti postelettorali su pochi punti percentuali in più o in meno), ormai ogni appuntamento è segnato dallo spostamento da una parte all’altra di milioni di voti; ondate che hanno premiato prima il Pd di Renzi, poi la Lega di Salvini e ora, secondo le previsioni, FdI. Partendo dal peso dei diversi partiti, se per le prime due posizioni ci sono pochi dubbi (FdI e Pd), nelle ultime due settimane a livello nazionale è stata registrata la ripresa del M5S, in particolare al Sud ma non solo; molti elettori di sinistra o comunque progressisti, anche in Umbria, potrebbero scegliere il partito di Conte e questo è un fattore che preoccupa i dem. Per il Pd, stretto da una parte da Conte e dall’altra dal Terzo polo, a livello nazionale la soglia psicologica è quella del 20 per cento.

LA MAPPA POLITICA DELL’UMBRIA: CHI GOVERNA I COMUNI

Rimpasto e consiglio E proprio riguardo al Terzo polo, bisognerà guardare con attenzione ai risultati di Perugia dove Calenda e Renzi hanno schierato volti noti come quelli di Leonelli, Casciari, Porzi e non solo, mentre il Pd si affida al giovane e meno conosciuto Lorenzo Ermenigildi Zurlo. Quanto alla Lega, l’asticella minima è il dieci per cento. I risultati di domenica produrranno conseguenze almeno su altri due fronti, a partire dalla Regione: se i sondaggi si dovessero trasformare in voti reali, è facile immaginare che FdI tornerà alla carica a proposito della “telenovela” relativa al rimpasto di giunta. Una partita in cui potrebbe entrare in gioco anche l’assessore alla Sanità Luca Coletto che, secondo alcuni, in caso di vittoria delle destre potrebbe anche far parte della squadra di governo. Conseguenze potrebbero esserci anche in consiglio regionale: se Squarta e Pace venissero eletti, in aula entrerebbero l’amministratrice unica di Sviluppumbria Michela Sciurpa e l’assessora del Comune di Terni Elena Proietti e, ovviamente, andrebbe eletto il nuovo presidente dell’assemblea.

ELEZIONI, GLI OSTACOLI PER GLI UMBRI CHE STUDIANO O LAVORANO FUORI REGIONE

Le amministrative E benché l’esperienza e i numeri suggeriscano – saggiamente – di non mischiare elettoralmente pere e mele, i risultati di domenica avranno inevitabilmente conseguenze anche sulle amministrative. L’Umbria è attesa da un biennio di fuoco che ne ridisegnerà il volto politico: tra pochi mesi, nel 2023, toccherà tra gli altri ai Comuni di Terni, Umbertide e Corciano; i primi due sono guidati da sindaci leghisti al primo mandato mentre a Corciano si chiuderà il secondo del dem Christian Betti. Nel 2024 invece toccherà, da Perugia in giù, a due terzi dei Comuni e poi alla Regione. I risultati di domenica ridisegneranno i rapporti di forza nel destra-centro e impatteranno eccome sulla scelta dei candidati.

Twitter @DanieleBovi

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