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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 17:01

Elezioni Terni, «Sinistra divisa un delitto, Bandecchi come Cetto la qualunque»

L’impronta del Socialismo e le idee, la provocazione di Cavicchioli e il monito di prof Ferrucci: «No a sviluppo senza radici»

di M.R.

Pomeriggio di confronto e proposta quello promosso lunedì 16 gennaio a Terni dal Psi, che non meno di altri fa appello all’unità delle forze di opposizione all’esecutivo Latini «perché – come sottolineato dal segretario provinciale Federico Novelli – il contesto elettorale impone di mettere da parte l’identità in nome di un’impostazione programmatica condivisa e critica rispetto alle politiche del centrodestra».

Alleati a sinistra Un concetto ribadito marcatamente da Andrea Cavicchioli già presidente della Provincia di Terni e deputato della Repubblica nonché consigliere comunale ai tempi dell’amministrazione Di Girolamo: «Se le forze di sinistra arrivassero divise all’appuntamento alle urne sarebbe un delitto. Usciamo dalla logica di dovere per forza coltivare esclusivamente il nostro orticello, quando insieme possiamo dare gambe a idee comuni, sfruttando valori che ci accomunano». Facendo poi riferimento ad Alternativa popolare e a quello definito ‘fenomeno Bandecchi’, l’avvocato non risparmia un’espressione forte: «Uno che fa il presidente della Ternana, si candida a sindaco, vuole reindustrializzare Treofan e mette le mani su Interpan sembra Cetto la qualunque» e nel suo intervento dimentica nella lista la gestione del PalaTerni. L’appello a fare squadra rivolto al centrosinistra arriva pure dall’ex assessore Regionale ai Trasporti Giuseppe Chianella. In sala, a Palazzo Bazzani sede della Provincia, esponenti di Pd, Senso civico, Articolo 1 e Innovatori; segno che le parti quantomeno aprono all’ascolto e al confronto; quello che resta un argomento quasi tabù per tutte le forze dell’area centrosinistra resta però ad oggi il candidato sindaco. resta da capire se sia una strategia tesa a evitare fughe in avanti in nome di programmi condivisi da stilare o l’assenza di una rosa di nomi che quelle proposte potrebbe poi interpretarle col benestare di tutti.

Socialisti Il Psi dal canto suo lunedì pomeriggio ha inteso rivendicare alcuni segni lasciati nella storia del Paese e il contributo fornito allo sviluppo del territorio. Tra i relatori, il segretario dello Spi Cgil di Terni Attilio Romanelli che di fatto ha dichiarato la disponibilità del sindacato a fornire il proprio contributo programmatico, lamentando sin qui l’assenza di interlocutori istituzionali che rischiano di vanificare le proposte elaborate: «Non dobbiamo né vogliamo sostituirci ai partiti – ha sottolineato -, ma sarebbe importante che qualcuno ascoltasse le quanto abbiamo da dire». Le infrastrutture, la mobilità interna, il riequilibrio istituzionale territoriale, l’industria, la sanità, l’invecchiamento demografico e il welfare i temi trattati poi ripresi da un appassionato prof Luca Ferrucci, ordinario di Economia dell’Università di Perugia che ripercorrendo la storia recente italiana ha voluto mettere in evidenza l’impronta del Socialismo sui temi dell’energia, la riforma scolastica degli anni ’60, la liberalizzazione dell’accesso all’università, la politica industriale, lo statuto dei lavoratori, la riforma verso una sanità pubblica e accessibile a tutti: «Una direzione valoriale che ha dato un contributo sostanziale a questo Paese».

Ferrucci Critico e propositivo al tempo stesso poi Ferrucci su quanto può esprimere Terni: «La città deve porsi nell’ottica dell’exploitation piuttosto che dell’exploration. È opportuno cioè che questo territorio sfrutti, diversifichi, ammoderni e innovi quello che di più buono ha da esprimere, perché uno sviluppo senza radici non può funzionare; è dalle proprie basi culturali ed economiche che la città deve ripartire per attivare un meccanismo virtuoso per cui sia in grado di esprimere al suo interno le managerialità, le professionalità e la manodopera di cui ha bisogno. L’Università allora non sia lasciata in stato di abbandono e relegata a essere scelta solo da chi vuole evitare il pendolarismo, gli appelli degli imprenditori quando possono portare benefici non siano lasciati inascoltati e se c’è un modo per rendere sostenibili le produzioni, non lo trascuriamo, a partire dall’agricoltura. È ovvio – ha aggiunto – che nulla è possibile senza i collegamenti infrastrutturali giusti e la connessione all’alta velocità. Ma di tempo ne è stato perso già troppo, è il momento di fare. E da toscano – ha ammonito – non vi fissate sul campanilismo con Perugia, costruite piuttosto ponti, nessi, non alzate muri».

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