sabato 25 maggio - Aggiornato alle 15:42

Di Maio a Perugia liquida Rosetti e in vista delle regionali apre alle alleanze. Il minuetto Lega-5S

Il vicepremier sulla spaccatura: «Fatto bene a non certificare la lista di Rosetti». Comizio dominato dagli attacchi all’alleato-avversario

Di Maio durante il comizio (foto Giugliarelli-U24)

di Daniele Bovi

«Il fatto che la capogruppo Rosetti abbia dato vita a Perugia a una lista autonoma dimostra che è stata giusta la decisione di non certificare la sua». È la risposta che ha dato ai cronisti il vicepremier e capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio a chi gli chiedeva della scissione avvenuta a Perugia, dove la capogruppo Cristina Rosetti, dopo la bocciatura della sua lista in favore di quella di Francesca Tizi, ha presentato a sua volta una candidatura a sindaco. Di Maio venerdì mattina insieme alla ministra della Sanità Giulia Grillo e a quello della Giustizia Alfonso Bonafede ha visitato l’ospedale di Perugia; una visita che arriva in seguito allo scoppio dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati che ha decapitato i vertici della Regione e quelli del Pd e dopo che, nei giorni scorsi, a Perugia ha fatto tappa anche l’altro vicepremier, Matteo Salvini. Una non risposta, quella di Di Maio sul caso Perugia, che elude il punto chiave della vicenda, ovvero la mancanza di una spiegazione politica del siluramento di Rosetti, e che non contribuisce a diradare lo spesso velo di opacità che regola la piattaforma Rousseau, deputata al delicatissimo ruolo di selezione delle candidature.

FOTO: IL COMIZIO E LA PROTESTA DEI PRO ROSETTI

Sì alle alleanze Dopo essere stato ad Assisi, dove ha partecipato ai festeggiamenti del 25 Aprile e dove ha visitato la Basilica di San Francesco, intorno alle 18 Di Maio è tornato a Perugia insieme a Bonafede per un comizio che ha tenuto in centro, ai piedi delle scalette di Sant’Ercolano di fronte a circa 200 persone. Qui il vicepremier ha parlato anche delle prossime elezioni regionali, aprendo di fatto a possibili alleanze con liste civiche: «Se si votasse in ottobre in Umbria non è escluso che il M5S – ha detto – dopo la votazione degli iscritti, sblocchi la regola che ci permetta di allearci ad altri movimenti nel territorio, in modo da contrastare queste ammucchiate di liste». Un dibattito, quello sulle alleanze, aperto già da un po’.

LA VISITA IN OSPEDALE DEI TRE MINISTRI

VIDEO – DI MAIO ALL’OSPEDALE

Un meccanismo rodato Il comizio di giovedì va letto, così come la visita in ospedale con ben tre ministri e tutto lo stato maggiore pentastellato umbro, come una marcatura stretta nei confronti di quella Lega che, poche ore dopo le dimissioni di Catiuscia Marini, ha portato a Perugia l’alleato-avversario Matteo Salvini. Di fatto tutto il lungo comizio del vicepremier è stato attraversato da un filo rosso: quello delle continue punzecchiature nei confronti della Lega e dei distinguo in vista del cruciale voto del 26 maggio, dal quale i rapporti di forza all’interno del governo potrebbero uscire radicalmente cambiati. Un meccanismo politico-mediatico ormai ampiamente rodato: Lega e 5S governano insieme ma si combattono duramente su moltissimi punti dell’agenda politica, curando ognuno il proprio elettorato di riferimento e non arrivando mai a una vera rottura. Il Pd di fatto, come accaduto nel comizio di giovedì, non esiste e viene relegato ad alcuni strali lanciati da consiglieri regionali o parlamentari.

IL PROGRAMMA E I CANDIDATI DELLA LISTA M5S

Gli attacchi Il campionario messo in mostra ai piedi di Sant’Ercolano è ampissimo. Di Maio ribadisce che il sottosegretario leghista Siri si deve dimettere perché «il garantismo non è paraculismo. Se poi è innocente lo riaccoglieremo a braccia aperte. Anche da noi c’è chi si è macchiato di reati, ma io dopo trenta secondi l’ho rimosso dal Movimento 5 stelle». Il vicepremier attacca anche sulla legittima difesa («se qualcuno vuole una legge per far proliferare le armi, quella va fermata»), sulla maggiore autonomia chiesta dalle Regioni («è giusto darla, ma non si può spaccare l’Italia in due»), sulle alleanze coi partiti sovranisti («non ha senso allearsi con quei partiti che ogni volta sui migranti ci dicono che dobbiamo tenerceli»), sul congresso di Verona delle famiglie («non posso accettare che ministri della Repubblica vadano lì a dire che per aiutare le famiglie dobbiamo tenere le donne chiuse in casa») e sui mancati rimpatri («bisogna farli perché li abbiamo promessi»).

LA LISTA DI CRISTINA ROSETTI

Quanno ce vò ce vò In generale, Di Maio vede il Movimento come argine verso «alcuni atteggiamenti inaccettabili» da parte della Lega «su cose che non stanno nel contratto di governo», ma parla comunque di orizzonte di legislatura: «Se ci date il tempo, questi altri 4 anni, noi faremo tutto quello che c’è nel contratto». «È vero che mi fermano per strada e mi dicono di non litigare, ma come si dice a Roma, quanno ce vò ce vò». E intanto il meccanismo continua a funzionare, almeno per adesso.

La contestazione In piazza c’era anche un gruppetto di militanti pro Rosetti che, quando hanno parlato Bonafede e Di Maio, ha esposto uno striscione con su scritto «L’attivismo non lo fermi con un clic». Prima del comizio invece sono stati distribuiti dei volantini firmati #NoiCittadini (nome scelto da Rosetti per la lista), con cui si rivendicano dieci anni di attivismo fatti da «cittadini con l’elmetto»; una storia che «non si può azzerare con un clic». Nel mirino anche l’«anonimo staff» della piattaforma Rousseau e il capo politico Di Maio, «sordo alle numerose richieste inoltrate».

Twitter @DanieleBovi

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