giovedì 14 novembre - Aggiornato alle 00:10

Dio, patria, famiglia e Tolkien: al Family day tra spettri complottisti e un’incombente apocalisse

Un Capitini stracolmo ha accolto la firma da parte di alcuni candidati del manifesto pensato da sette associazioni ultracattoliche

Un momento del family day (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Viva Cristo Re!» urla nell’orecchio del cronista una signora infervorata dall’intervento di Giorgia Meloni: «Lo scriva!». È un centro congresso Capitini stracolmo come solo nelle grandi occasioni quello che, giovedì nel tardo pomeriggio, ha accolto Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni per la firma del «manifesto valoriale» sottoposto da sette associazioni del mondo ultracattolico conservatore ai candidati presidente. Oltre a Donatella Tesei, la firma in calce al documento che pone una serie di richieste ai candidati l’hanno apposta anche Claudio Ricci e i membri di diverse liste di centrodestra, da quella della Lega alle due civiche che sostengono l’ex sindaco di Montefalco. I presenti sono circa mille, nella maggior parte dei casi persone di mezza età, pensionati e alcuni giovani. In platea quelli venuti semplicemente ad ascoltare i tre leader e i militanti delle diverse associazioni che hanno dato vita al manifesto.

DA MONTEFALCONE ALL’ASINO: L’ETERNO SHOW DI SILVIO

Dio, patria e famiglia Matteo Salvini parla per primo e spazia dalla difesa del crocifisso all’utero in affitto, dal cuore immacolato di Maria alla libertà educativa fino alla famiglia: «Noi rimetteremo al centro il diritto alla vita. Riproporremo – ha detto – il test antidroga per i parlamentari». Applausi, poi l’ex ministro imbocca l’uscita per proseguire in un’altra parte dell’Umbria la campagna elettorale. Dopo di lui c’è Giorgia Meloni, trionfatrice del pomeriggio almeno stando all’applausometro. Il volume della voce è alto, lo sguardo è grave e infervorato, l’atmosfera a tratti millenaristica. La triade al centro dell’intervento la elenca lei stessa: «Dio, patria e famiglia sono ciò che ci definiscono. Vi siete chiesti perché in questi tempi la famiglia è un nemico? Perché è il fulcro della nostra identità».

FOTOGALLERY: LA TRIADE AL FAMILY DAY

Paranoia complottista Il climax, l’ovazione più roboante arriva quando Meloni evoca lo spettro del «grande burattino che vuole mettere in discussione la nostra identità». Come? Ma ovviamente attraverso un grande piano di sostituzione etnica: «Non devi avere una identità difendibile perché bisogna essere in balia della grande speculazione e del capitale che vuole venderci le merci e vuole renderci tutti uguali». «Nel giro di alcuni anni diventeremo – assicura – un territorio islamizzato». Panico in sala. Le coordinate del discorso sono quelle paranoico-complottiste che rimandano al fantomatico «Piano Kalergi» e ai vari spettri, agitati in giro per l’Europa, che parlano di strategie portate avanti da qualche George Soros per arrivare alla sostituzione etnica. Il povero conte Kalergi in realtà, morto da più di 40 anni, si limitò in un pamphlet degli anni Venti a immaginare un’Europa unita; da nessuna parte si parlava di sostituzioni etniche o genocidi programmati.

FAMILY DAY UMBRO, TUTTI I PUNTI DEL MANIFESTO

Piano Kalergi Poi, giusto per fornire qualche incompleta coordinata per aiutare a capire come si arriva all’oggi, all’inizio degli anni Duemila un neonazista austriaco pluricondannato per le sue teorie negazioniste (George Honsik), in un libro deforma il pensiero dell’incolpevole conte. Qualche anno dopo, nel 2011, l’intellettuale di estrema destra Renaud Camus elabora il concetto di «sostituzione etnica». Paccottiglia identitaria per qualche tempo rimasta confinata in qualche sito della destra italiana, prima che i partiti mainstream (dalla Lega a Fdi) ne intuissero le potenzialità nell’ottica della costruzione di un immaginario politico, di senso e di consenso. Oggi, dunque, il «Piano Kalergi» e la sostituzione etnica anche grazie a certi programmi tv sono diventati normalissimi argomenti politici. E quell’ovazione sta lì a dimostrare plasticamente quanto abbiano presa e siano ormai dilagati nel discorso pubblico. Dal palco la rappresentante di una delle associazioni contribuisce alla costruzione dell’immaginario evocando Tolkien: «Il nome di Massimo Gandolfini (leader del Family day, ndr) mi fa pensare a Tolkien».

BATTAGLIA SU FAMILY DAY E VOTO CATTOLICO

Un’incombente apocalisse Il riferimento è ovviamente al mago Gandalf, tra i protagonisti della saga tolkeniana. E quindi è Gandalf-Gandolfini a guidare questo popolo: «Qui – assicura dal palco la giovane – ci sono gli abitanti della Terra di mezzo che devono aiutare Frodo a buttare per sempre l’anello del male. E lo faremo grazie alla verità». Il pomeriggio scorre via dunque così, tra momenti political-fantasy, più che legittime richieste di sostegno nei confronti della famiglia e a volte un’atmosfera da incombente apocalisse. Pino Morandini, magistrato e vicepresidente nazionale del Movimento per la vita, si scaglia contro il laicismo, l’inesistente «teoria gender», la «dissoluzione della ragione e della legge morale», evoca la «questione antropologica», mette in guardia dal fatto che se si va avanti così, «se lasciamo andare avanti questa cultura laicista», si apriranno le porte a ogni peggiore nefandezza. Il discorso è lungo, più d’uno in platea rumoreggia e si spazientisce: «Mi avvio alla conclusione». «Ecco, bravo!».

Meno male che l’inno c’è La chiusura tocca a Silvio Berlusconi, accolto da un’ovazione e da qualche sparuto «Meno male che Silvio c’è!». L’ex premier consegna ai promotori molte slide in cui si parla di quanto fatto fino a oggi da Forza Italia per la famiglia, ne parla come di una istituzione fondamentale, ricalca quasi per intero il monologo fatto poco prima durante la conferenza stampa e chiede «un voto per contrastare il governo». Da ultima sale sul palco Donatella Tesei: «Ho firmato – dice – perché il manifesto corrisponde al nostro programma. È il nucleo fondante della società civile e i genitori sono il papà e la mamma». Sul palco vengono chiamati tutti i firmatari ma nel frattempo si è fatta ora di cena, la sala si vuota rapidamente mentre dagli altoparlanti arriva l’inno ufficiale del Family day, parole e musica di Marco Mammoli: «Una sola è la famiglia/un sigillo nel Dna/dentro c’è mamma e papà/giù le mani dai bambini/l’innocenza non è in vendita». Simone Pillon sorride entusiasta per l’esito dell’appuntamento. Sul piazzale vengono distribuiti volantini della Lega.

Twitter @DanieleBovi

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