lunedì 19 agosto - Aggiornato alle 11:50

Dimissioni Marini, Zingaretti manda Orlando a incontrare la delegazione pd. Il nodo dei numeri

L’incontro a Roma si terrà martedì, Chiacchieroni: «Chiederemo di ragionare in modo più garantista»

Il consiglio regionale (foto ©️Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

L’appuntamento sarà martedì alle 13 Roma e non col segretario Nicola Zingaretti, che già la settimana scorsa ha incontrato Marini e Verini, bensì col suo vice Andrea Orlando. Di fronte a lui si siederà una delegazione del gruppo pd del consiglio regionale per parlare delle dimissioni della presidente Catiuscia Marini. Intorno a un tavolo il capogruppo Gianfranco Chiacchieroni, la presidente dell’assemblea Donatella Porzi, il vicepresidente della giunta Fabio Paparelli e il deputato Walter Verini, commissario del partito umbro. Al centro della discussione ovviamente il ginepraio nato dopo il 16 aprile, giorno delle dimissioni della presidente.

IL CENTROSINISTRA PRENDE TEMPO

Braccio di ferro Da una parte Marini che, come emerso in modo abbastanza chiaro dal discorso in aula di martedì, mette sul banco degli imputati le pressioni arrivate da Roma e gli umbri (vedi Verini) che da lì «tornano con la supponenza di aver visto la città e i suoi poteri e vorrebbero spiegare le cose del mondo a noi della provincia». Accanto a lei un gruppo di consiglieri come Chiacchieroni, Casciari, Smacchi e altri che puntano a tenere viva la legislatura; dall’altra parte della barricata ci sono Leonelli e Paparelli. Il braccio di ferro dunque, come chiaro da giorni, è tra chi vuole staccare la spina e chi punta ad arrivare al 2020. Sabato 18, alle 10, si tornerà in aula (qualcuno accarezza l’idea del voto segreto) e lì una posizione il Pd dovrà prenderla.

ZINGARETTI: «NO A GIUSTIZIALISMO DI PARTITO»

Nodo numeri Il problema è che non sembrano esserci i numeri per respingere le dimissioni: l’ormai arcinoto comma 3 dell’articolo 64 dello statuto spiega che serve la «maggioranza assoluta dei componenti» dell’aula, che sono in tutto 21. Attualmente Pd e soci possono contare su 13 consiglieri e tolti, per ovvie ragioni, Marini e Barberini rimangono 11 voti; data la contrarietà di Leonelli e Paparelli a respingere in modo secco le dimissioni (e altri teoricamente potrebbero aggiungersi), basterebbe anche una sola astensione per far saltare il banco. La logica, dunque, suggerisce che la legislatura è al capolinea nonostante i contorcimenti degli ultimi giorni che vanno inquadrati anche nella prospettiva delle ricandidature e degli assetti interni al partito che verrà.

TRA COLLA E MELE IL GIORNO PIÙ LUNGO DELL’AULA

Chiacchieroni Venerdì a parlare è stato ancora una volta Chiacchieroni secondo il quale «l’eventuale scioglimento anticipato della legislatura umbra non può certo essere un atto extraistituzionale, sollecitato o proposto da forze esterne al consiglio regionale, né tantomeno all’Umbria. Spetta naturalmente ai partiti politici del centrosinistra e al Pd in particolare – aggiunge – esprimere giudizi e valutazioni che sono sicuro verranno dalle due assemblee provinciali di Perugia e Terni, convocate per i prossimi giorni (a Terni in realtà si sta ancora valutando se convocarla o meno, ndr), con le quali si confronteranno le rispettive rappresentanze istituzionali». La discussione dunque va avanti «e decideremo anche in base a quanto scaturirà». A Zingaretti «chiederemo di ragionare in chiave più garantista perché un avviso di garanzia non è certo una condanna».

Twitter @DanieleBovi

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