lunedì 21 ottobre - Aggiornato alle 04:26

Dimissioni Marini, maggioranza in ordine sparso. I dem: «Valuteremo dopo aver letto la lettera»

Due ore di riunione non hanno sciolto il nodo in vista della discussione di martedì. Chiacchieroni: «Gruppo non ha esaurito suo mandato»

Catiuscia Marini (foto F.Troccoli)

di Dan.Bo.

Due ore al termine delle quali la maggioranza non ha scelto una linea chiara. Fin quasi mezzogiorno lunedì il centrosinistra si è chiuso in conclave per decidere il da farsi in vista di martedì, quando in consiglio regionale saranno discusse le dimissioni di Catiuscia Marini. Al momento non è chiaro neppure se la presidente sarà in aula o meno, nel qual caso spiegherà le sue scelte attraverso il documento che ha scritto insieme al suo avvocato, Nicola Pepe. In molti propendono proprio per questa ipotesi e, in un caso o nell’altro, sarà proprio il documento il cuore della seduta. Pagine in cui sostanzialmente la presidente dovrebbe ribadire che le dimissioni sono irrevocabili e rivendicare il lavoro fatto nel corso degli ultimi nove anni, oltre a sottolineare la volontà che con il passo indietro sarà più libera di difendersi dalle accuse.

IL PERCORSO VERSO IL VOTO 

La riunione Ma il centrosinistra che farà di fronte a quel documento? La seduta è convocata per le 11 e un paio d’ore prima i capigruppo di maggioranza e di opposizione si incontreranno per decidere tempi e modi della discussione; e non è escluso che qualcuno spinga per guadagnare ancora un po’ di tempo. Sulla scorta di quanto detto sabato dal commissario del Pd, Walter Verini, e cioè che la consiliatura è arrivata al capolinea, domenica Attilio Solinas (Articolo 1) si è sfilato spiegando che «non ci sono le condizioni per andare avanti», mentre il quadro nel Pd è variegato. Da una parte ci sono quelli, come Leonelli, che vorrebbero staccare la spina mentre altri, come il capogruppo Chiacchieroni, che non la pensano così. E tra questi ultimi le parole di Verini sulla fine anticipata della consiliatura non sono piaciute. Il capogruppo dem dice che il Pd valuterà dopo aver letto il documento della presidente e che il gruppo «non ritiene comunque di avere esaurito il suo mandato», anche perché «nessun consigliere è stato toccato dall’indagine».

Chiacchieroni «Non è accettabile – dice in un comunicato il capogruppo – un giudizio negativo, liquidatorio, sbrigativo sull’azione di governo del centrosinistra in Umbria nei Comuni, nelle Provincie e alla Regione, dopo decenni in cui un territorio dall’arretratezza e dal sottosviluppo è passato alla crescita e al benessere economico e sociale». L’ex sindaco di Marsciano rivendica poi il ruolo dei partiti e delle istituzioni «che non possono rinunciare a svolgere le loro funzioni costituzionalmente riconosciute di rappresentanza degli interessi generali dei cittadini. Potere politico-istituzionale e potere giudiziario sono chiamati al reciproco rispetto nelle rispettive autonomie. In questo quadro qualora si dovessero individuare, in sede processuale, reati penalmente rilevanti, saranno gli stessi imputati eventualmente responsabili a dovervi fare fronte in quanto, come noto, la responsabilità penale è personale». Dal capogruppo infine arrivano critiche ai partiti di opposizione per «l’uso politico delle indagini» e alla stampa, rea a suo avviso di far conoscere «in maniera notarile interi faldoni di intercettazioni telefoniche mentre evita di fornire i dati effettivi del funzionamento del sistema sanitario regionale».

Umbria salute Dai banchi dell’opposizione intanto ad attaccare è il leghista Valerio Mancini, che mette nel mirino la delibera della giunta, pubblicata il giorno prima dello scoppio dell’inchiesta, con cui «viene proposta l’istituzione di un nuovo direttore presso Umbria salute e servizi. «La giunta – dice – suggerisce impropriamente ad Umbria Salute di introdurre la posizione del direttore, senza che sia prevista nella legge regionale di riferimento e senza che se ne ravveda la concreta necessità, se non quella di aumentare le poltrone e la confusione che già governa il mondo sanitario regionale. Due vertici amministrativi in un medesimo ente sono un primato nazionale, ma uno è di troppo: o l’amministratore o il direttore deve scomparire, altrimenti non si capisce più chi comanda e chi è comandato».

Twitter @DanieleBovi

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