martedì 22 ottobre - Aggiornato alle 18:14

Dimissioni, sabato il consiglio regionale: gli scenari. Giubilei chiede di staccare la spina

Porzi convoca l’Assemblea legislativa il 18 mattina per discutere la mozione di maggioranza. Pd diviso cerca una linea comune

La presidente in aula (foto ©️Fabrizio Troccoli)

di Iv. Por.

Ora c’è una data precisa. La presidente Donatella Porzi ha convocato l’Assemblea legislativa dell’Umbria per sabato 18 maggio alle ore 10, come prosecuzione della seduta dello scorso 7 maggio. All’ordine del giorno la mozione presentata dai capigruppo della maggioranza (Chiacchieroni-Pd, Rometti-SeR, Solinas-Articolo 1/MdP, Brega Misto-’Liberi e Forti’) con cui invitano la presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini, «a recedere dalle dimissioni ai sensi dell’articolo 64, comma 3 dello Statuto regionale».

Riunione fiume Proprio il 7, dopo che la presidente Marini ha letto in Aula le motivazioni “politiche”, con cui ha ribadito le sue dimissioni, la maggioranza votò per un rinvio fino ad almeno il 17. Ora che c’è la calendarizzazione ufficiale, si sa che sabato mattina inizierà una lunga giornata in cui ciascun consigliere o gruppo politico motiverà la sua scelta di voto sulla mozione. C’è molta incertezza, in questi giorni, in seno alla maggioranza di centrosinistra tra chi è ancora per ribadire la richiesta alla Marini di tornare in sella alla giunta regionale e chi, al contrario, considera conclusa l’esperienza di governo, alla luce di quanto emerso dall’inchiesta della procura perugina sulla sanità pubblica.

VIDEO: INTERVENTO MARINI IN AULA

Schieramenti e incognite Da una parte c’è il capogruppo Pd Chiacchieroni con alcuni consiglieri e assessori (che martedì incontreranno a Roma il vicesegretario Andrea Orlando), dall’altra il dem Leonelli, che si è espresso chiaramente in tal senso, e anche Articolo 1-Mdp come partito ma con un Solinas non così allineato. I numeri sono risicatissimi, per cui ogni voto può risultare decisivo. C’è anche chi punta sul voto segreto per attirare qualche consenso dall’opposizione tra chi potrebbe voler prolungare la legislatura fino alla scadenza naturale del 2020. Ma si lavora anche per cercare una linea comune, rivendicando quanto fatto negli ultimi anni. Altra variabile sono alcuni provvedimenti urgenti che il Consiglio deve approvare come l’assestamento di bilancio e la legge sui vitalizi, pena sanzioni per le casse regionali. Infatti, se si votasse contro la richiesta di ritiro delle dimissioni, il Consiglio verrebbe sciolto e i poteri della Marini passerebbero al vice Paparelli per l’ordinaria amministrazione fino a nuove elezioni. Se, al contrario, la mozione venisse approvata, Marini avrebbe 15 giorni per decidere se ritirare le dimissioni o confermarle.

IL CENTROSINISTRA PRENDE TEMPO

Stop attività giunta Intanto, c’è chi punta il dito sugli atti che la giunta sta approvando in questi giorni. Prima il Movimento 5 stelle, ora anche il consigliere Sergio De Vincenzi, che chiede di congelare 6 bandi di concorso (per la verità pubblicati a febbraio sul Bur, quindi ben prima delle dimissioni) per l’assunzione a tempo indeterminato presso la Regione di altrettanti dirigenti. «Un iter – afferma – che già si preannunciava inopportuno alla luce delle tante segnalazioni della Corte dei conti sugli assetti amministrativi dell’Ente ma che ora, alla luce delle dimissioni della Presidente Marini, è assolutamente da annullare.

ZINGARETTI: «NO A GIUSTIZIALISMO DI PARTITO»

La risposta Su queste istanze, sabato aveva risposto Palazzo Donini con una nota. «In riferimento ad alcune notizie riportate sulla stampa e sui social e alle prese di posizione da parte di esponenti politici che strumentalizzano il fatto che l’Esecutivo continui la sua attività – si legge -, la Giunta regionale dell’Umbria ricorda che, in base alle norme ed allo Statuto, la Giunta opera nella pienezza dei poteri ad essa conferiti e precisa inoltre, che le delibere e gli atti adottati nelle ultime sedute sono funzionali a garantire continuità nell’erogazione dei servizi alle imprese e ai cittadini. Di conseguenza, tali atti sono necessari e rientrano tra i doveri dell’amministrazione».

TRA COLLA E MELE IL GIORNO PIÙ LUNGO DELL’AULA

Giubilei A uscire allo scoperto sulla vicenda dimissioni è anche Giuliano Giubilei, candidato sindaco del centrosinistra a Perugia. Il giornalista in sostanza chiede di staccare la spina alla consiliatura, oltre a spiegare «“Sanitopoli”, al netto degli esiti giudiziari, sembra far emergere – dice – un malcostume inaccettabile, che mortifica i talenti e impedisce ai giovani di cogliere quelle opportunità che meriterebbero. Ciò non toglie che il modello della sanità pubblica umbra, pur con limiti e difetti, garantisca servizi di qualità grazie al prezioso e qualificato lavoro di migliaia di operatori». Detto ciò, Giubilei sottolinea la «discussione seria e difficile» in cui è impegnato il consiglio, che avviene però nel pieno della campagna elettorale.

Staccare la spina Di certo quello che sta succedendo a Palazzo Cesaroni non piace a Giubilei, che parla del rischio di «indebolimento» legato al protrarsi della situazione che sembra indefinito e che sta assumendo contorni sempre più distanti dal comune sentire dei cittadini. Una situazione che certo non aiuta chi, come me e i tanti candidati al Consiglio Comunale delle diverse liste della coalizione di centrosinistra sta affrontando gli ultimi, decisivi giorni della campagna elettorale e che spesso è difficile da spiegare agli elettori». Ecco perché Giubilei si appella «al senso si responsabilità politico dei consiglieri regionali del centrosinistra umbro, auspicando una tempestiva chiusura della vicenda regionale». Tradotto, staccate la spina.

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