venerdì 17 agosto - Aggiornato alle 02:12

Ddl ricostruzione in commissione: edifici più bassi, varianti Prg snelle e masterplan Valnerina

Proposta da 72 articoli: Comuni chiamati a decidere futuro delle strutture d’emergenza. M5s: «Risolvere dramma della sismica regionale»

Avendita di Cascia (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

Edifici più bassi e più larghi. Masterplan da definire per far rialzare la testa al tessuto economico e produttivo della Valnerina. E varianti al Piano regolatore generale più snelle, coi comuni più danneggiati che possono anche procedere alla revoca del Prg. Queste alcune delle disposizioni contenute nel disegno di legge regionale di 72 articoli per la ricostruzione post sisma, adottato dalla giunta a inizio luglio, che lunedì pomeriggio approda in Seconda commissione, mentre il voto dell’assemblea sarebbe atteso a settembre. Già arrivate le prime reazioni, a cominciare dal capogruppo del M5s, Andrea Liberati, che punta il dito contro «il dramma della sismica regionale, dove c’è carenza di personale e si autorizzano cinque pratiche a settimana».

Edifici più bassi e più larghi In particolare la proposta di legge prevede «per gli edifici ricadenti negli insediamenti prevalentemente residenziali elasticità negli interventi di ristrutturazione e ricostruzione, con possibilità di ridurre numero di piani e altezze e di ampliare l’area di sedime». Casa più bassa ma più larga consentita anche in caso di ricostruzione nello spazio rurale, per il quale vengono definite anche le modalità di «delocalizzazione, ammessa a seguito di studi di microzonazione o per cause impeditive dovute a dissesti del terreno». Analoga disposizione per la «delocalizzazione di interi insediamenti prevalentemente residenziali, legata alla presenza di documentate condizioni di rischio: ai Comuni il compito di individuare nuovi ambiti che garantiscano l’effettivo superamento del rischio. Per gli insediamenti delocalizzati è anche previsto l’incremento del 20 per cento delll’indice di utilizzazione» ad alcune condizioni. Per quanto riguarda gli «immobili esistenti di particolare pregio, si richiede sostanzialmente il rispetto delle caratteristiche tipologiche ed architettoniche», mentre spetterà ai Comuni individuare i «borghi caratteristici, che seppur non indicati come centri storici nella pianificazione comunale ne possiedono comunque le peculiarità».

Varianti Prg e strutture d’emergenza Sotto il profilo urbanistico, poi, i quattro comuni più colpiti (Norcia, Cascia, Preci e Monteleone di Spoleto) possono procedere alla revoca del Prg, mentre per le varianti generali al Prg sono previsti tempi di adozione dimezzati: da qui non passa solo la ripianificazione urbanistica a seguito dei danni del sisma, ma anche il futuro delle strutture realizzate per accogliere la popolazione o erogare servizi, di cui «i Comuni più colpiti dovranno stabilire la definitiva destinazione e/o al riuso e riqualificazione delle aree e degli insediamenti realizzati nella fase di emergenza, da finalizzare a dotazioni per la sicurezza e per la Protezione civile. Anche in caso di loro dismissione parziale o totale – è scritto – devono essere comunque oggetto di riqualificazione urbanistica al fine di migliorare e garantire un ordinato assetto e inserimento nel tessuto edilizio esistente e nel contesto paesaggistico».  Nel disegno di legge per la ricostruzione anche «procedure semplificate e accelerate per l’approvazione delle varianti parziali al Prg, anche attraverso piani attuativi che non rientrano nelle perimetrazioni».

Sismica La proposta prevede anche «norme per la riduzione della vulnerabilità e per la sicurezza degli insediamenti e del territorio», definendo termini «per la predisposizione e l’aggiornamento dei Piani comunali o intercomunali di Protezione civile. I comuni devono individuare aree ed edifici pubblici da utilizzare in caso di eventi emergenziali sia per il ricovero che per la prima assistenza della popolazione e, a tal fine, possono prevedere anche il riutilizzo parziale o totale delle strutture realizzate in fase di emergenza». Per quanto riguarda «le attività di controllo e vigilanza sulle costruzioni in zona sismica incardinate attorno al Genio civile regionale: le pratiche contributive sono presentate all’ufficio speciale per la ricostruzione, il quale ne dà comunicazione al Comune competente e trasmette la documentazione sismica all’ufficio regionale del Genio Civile, che espleta le funzioni di controllo e di rilascio delle attestazioni di deposito o delle autorizzazioni sismiche».

Liberati e Ricci Sull’autorizzazione sismica tornata in capo al Genio civile regionale interviene il capogruppo del M5s Liberati: «In Umbria esiste il problema delle carenze nell’organico del personale dedicato alla sismica regionale, una vicenda talmente drammatica da bloccare una macchina che già procede a rallentatore, con appena cinque pratiche deliberate a settimana e pressoché nulla sul piano della ‘ricostruzione pesante’. Occorre cambiare totalmente indirizzo, adottando il principio del silenzio-assenso, con puntuali casi di esclusione e interruzione dei termini, recuperando solo così la certezza del diritto, visto che sono le Regioni stesse a non rispettare i tempi previsti dalle ordinanze commissariali, pari a trenta giorni per le valutazioni preventive». A poche ore dall’approdo in Seconda commissione del disegno di legge per la ricostruzione interviene anche il consigliere regionale Claudio Ricci, che parla «di un testo positivo, che punta su una ricostruzione integrata allo sviluppo, sulla qualità degli interventi, sulla flessibilità urbanistica e semplificazione dei tempi. Da una prima lettura – spiega Ricci – è molto apprezzabile lo spirito che cerca di integrare la ricostruzione con lo sviluppo inserendo anche il Masterplan Valnerina con la logica che, nel sisma del 1997, portò all’attuazione dei piani di sviluppo Piat».

Masterplan Valnerina Si tratta del «documento di indirizzo pluriennale» con cui successivamente la giunta regionale e il consiglio regionale,  definiranno linee di indirizzo, programmi triennali e misure di attuazione per sostenere il tessuto economico e produttivo dell’area terremotata. Il perimetro in cui muoversi è già stabilito col ddl ricostruzione che pianta quattro paletti, ossia «sviluppo integrato dell’ambiente rurale; valorizzazione dell’ambiente naturale; sistema integrato turismo, ambiente e cultura; crescita del sistema delle imprese manifatturiere dei servizi». A vigilare «sulla conformità e coerenza delle attività» sarà direttamente la commissione consiliare competente, a cui la giunta regionale entro il 31 marzo di ogni anno deve consegnare la relazione che fotografa lo stato dell’arte.

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