martedì 19 novembre - Aggiornato alle 22:02

Dall’addio dei dirigenti ai soldi per i trasporti: i dossier più urgenti. Con assessori dimissionari lievitano i costi

Subito sulla scrivania della presidente anche i direttori della sanità, bilancio, Fondi UE e riorganizzazione della macchina

Donatella Tesei (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Quando la prossima settimana sarà proclamata presidente della Regione, sulla scrivania al primo piano di Palazzo Donini Donatella Tesei non troverà solo l’orchidea recapitata martedì insieme a molti telegrammi, bensì una notevole quantità di dossier urgenti sui quali mettere da subito le mani. Di sicuro nel giro di poco tempo troverà molte stanze vuote. Uno dei problemi principali infatti riguarda la riorganizzazione della macchina regionale: attualmente al vertice della struttura ci sono cinque ‘super direttori’ che si occupano ognuno di molte materie; di questi ben quattro andranno in pensione nel giro di poche settimane. I nomi sono quelli di Lucio Caporizzi (bilancio, Fondi UE, risorse umane, turismo), Alfiero Moretti (governo del territorio e infrastrutture), Walter Orlandi (programmazione, affari internazionali ed europei) e Ciro Becchetti (agricoltura, ambiente e cultura). L’unico che rimarrà al suo posto è Luigi Rossetti, che si occupa di sviluppo economico e sanità.

L’addio dei dirigenti Ma non solo. Altri dirigenti apicali, vertici a parte, stanno per salutare. Qualche nome? Uno pesantissimo è quello di Amato Carloni (ragioneria e fiscalità generale), poi ci sono Ambra Ciarapica (sistema informativo regionale), Maurizio Angelici (infrastrutture e mobilità), Giuliana Mancini (politiche della casa e riqualificazione urbana) e altri ancora; senza dimenticare che nei mesi scorsi hanno detto addio due pesi massimi come Diego Zurli e Giampiero Antonelli. La nuova giunta come riorganizzerà la macchina? Non molti ricordano che l’esecutivo a causa dello psicodramma sulla nomina dei direttori della sanità (che di fatto ha segnato la morte politica del Marini bis) creò pensando a Orlandi la figura del direttore generale della giunta, presente più che altro nelle grandi Regioni. Poi tutto è rimasto nel cassetto. Tesei che farà?

GIUNTA TESEI, LE IPOTESI: NOMI E DELEGHE

Le soluzioni Alcuni ritengono che una soluzione plausibile sia quella di optare per una figura del genere senza più i cinque ‘super direttori’, scegliendo al loro posto (con annesso risparmio) cinque o sei coordinatori di ambito. Martedì il leghista Valerio Mancini, recordman di preferenze, ha proposto di passare da cinque a tre, così da destinare i risparmi ai terremotati. Il problema a quel punto sarebbe trovare qualcuno disposto a farsi carico di una mega direzione con una enorme quantità di materie; quattro forse potrebbe un numero più ragionevole. Ma al di là dei numeri, la voglia di risparmiare cozza in modo fragoroso con la volontà (espressa anche da Salvini lunedì a porte chiuse con i candidati della lista) di far dimettere gli assessori così da ‘ripescare’ in consiglio i primi dei non eletti. Se tutti i partiti lo facessero, dato che un assessore costa ai contribuenti tra indennità e rimborsi circa 12 mila euro lordi al mese, per cinque anni si tratterebbe – a spanne – di un aggravio di costi da 3,6 milioni di euro. Una vicenda che potrebbe diventare politicamente molto delicata, per le polemiche che potrebbe suscitare e per il fatto che, per gli assessori, rimanere senza scranno significherebbe rimanere anche senza un ‘paracadute’ in caso le cose in giunta non funzionassero. Ecco perché molti storcono il naso.

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Sanità Sempre per rimanere nell’ambito delle nomine, nelle prime settimane la giunta Tesei dovrà adottare uno degli atti più pesanti della consiliatura. I contratti dei commissari delle due Usl e delle aziende ospedaliere di Perugia e Terni (e a cascata ci sono i direttori sanitari e amministrativi) scadranno 60 giorni dopo l’insediamento della nuova giunta, quindi indicativamente a metà gennaio. Qualcuno sarà confermato o ci sarà un ricambio totale? La seconda ipotesi pare più probabile. Altro capitolo spinosissimo è il bilancio. Giorni fa la maggioranza non è riuscita a far approvare in aula il previsionale 2020-2022, o meglio, un documento molto tecnico centrato sul solo 2020, da caratterizzare poi politicamente con una variazione dalla futura giunta. Tesei e l’assessore al bilancio avranno sostanzialmente tre strade davanti.

PREFERENZE, I PARTITI MIGLIORI E PEGGIORI

Bilancio e trasporti La più difficile è approvare un nuovo bilancio entro il termine fissato, cioè entro il 31 dicembre: il disegno va interamente progettato, poi approvato dalle commissioni e dall’aula che si insedieranno ai primi di dicembre; una corsa a ostacoli. Altra ipotesi è approvare il documento della vecchia giunta per poi fare una variazione, con calma, nelle settimane a seguire. La terza strada è approvare subito una legge con cui si stabilisce che per uno o più mesi si andrà in esercizio provvisorio, con tutte le limitazioni del caso anche se non si tratta certo di uno scenario drammatico. Strettamente connesso al capitolo risorse c’è uno dei dossier più delicati dell’intera consiliatura, cioè la gara unica per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico. Nella ormai famosa delibera del 7 maggio scorso, quella che ha portato al taglio estivo delle corse (per un pelo è stato scongiurato quello invernale), si diceva che ipotizzare una gara mettendo sul piatto solo 40 milioni al posto di 60 significherebbe ridurre di un terzo il servizio attuale. Un bagno di sangue. Quindi, vanno trovate le risorse.

LEGA PREFERITA DA DONNE, GIOVANI E OPERAI

Fondi europei Il periodo tra la fine del 2019 e la primavera 2020 sarà decisivo anche per quanto riguarda un settore strategico per il futuro dell’Umbria, cioè la nuova fase di programmazione dei Fondi Ue 2021-2027. I quasi due miliardi che la Regione riceverà saranno, di fatto, le uniche vere ‘munizioni’ economiche nelle mani della giunta; scegliere dove e come spenderle rappresenterà una delle decisioni politiche più pesanti della legislatura. Gli uffici tecnici da mesi sono al lavoro con l’obbiettivo di consegnare, tra fine novembre e inizio dicembre, un documento con gli indirizzi preliminari, che la giunta rielaborerà come meglio crede. Poi, tra marzo e aprile, il governo invierà a Bruxelles l’accordo di partenariato con cui si stabilisce come verranno spesi i soldi; documento che, come ovvio, dovrà essere approvato dalla Commissione. La cosa certa è che il lavoro a Palazzo Donini non mancherà.

Twitter @DanieleBovi

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