mercoledì 30 settembre - Aggiornato alle 03:33

Terni, dalla privatizzazione di farmacie al no della Corte: ecco come è nato il dissesto

Cronistoria da ottobre 2016, quando il sindaco annuncia il primo piano di rientro: tutti i passaggi fino alle dimissioni

Palazzo Spada (foto Marta Rosati)

di Massimo Colonna

Tutto è iniziato il 10 ottobre 2016: nell’ufficio del sindaco l’allora assessore al Bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi, insieme al primo cittadino Leopoldo Di Girolamo, annunciava la firma sulla delibera di giunta, che poi sarebbe stata approvata dal consiglio comunale, con la prima stesura del piano di rientro. E’ quello il momento in cui è iniziato il percorso amministrativo poi sfociato nel no definitivo della Corte dei Conti nazionale, che ha di fatto spalancato le porte al dissesto comunale. In attesa sempre delle decisioni del sindaco il quale ha annunciato le sue dimissioni non appena il consiglio delibererà il dissesto.

SINDACO ANNUNCIA DIMISSIONI
ATTESA LA LETTERA DELLA PREFETTURA

BOCCIANO PIANO DI RIENTRO
OPPOSIZIONI DURISSIME

Undici milioni E’ stata quella infatti la prima versione del piano, finita poi oggetto di pareri negativi (quelli del ministero e della Corte dei Conti regionale) e ricorsi comunali. La cifra individuata a quel tempo è di oltre 11 milioni di euro e secondo l’amministrazione la copertura sarebbe dovuta arrivare sia attraverso la vendita di beni immobili, sia attraverso una rivisitazione delle partecipate, in primis la privatizzazione delle farmacie.

Pareri negativi Quel progetto però subisce prima il parere negativo dei tecnici del ministero dell’Interno e poi la bocciatura della Corte dei Conti regionale. E’ il 23 luglio 2017 quando a Palazzo Spada piombano le motivazioni di quella bocciatura: nel documento i giudici contabili parlavano di «passivo inattendibile e copertura aleatoria».

Parte il ricorso Da quella presa di posizione parte poi il ricorso, con parallelamente anche il ‘piano B’, quello che prevedeva anche la richiesta di accesso al fondo di rotazione e che, allo stato attuale, non è mai finito sotto il giudizio degli enti preposti. Il ricorso comunque prende forma il 7 settembre 2019, quando il sindaco annuncia durante il consiglio comunale l’avvio della procedura: «Ci sono elementi per vincere il ricorso», spiega il primo cittadino.

L’ultimo passaggio Arriva poi il 19 settembre 2017, quando Palazzo Spada formalizza la presentazione del ricorso sul primo piano: in sostanza l’ultimo passaggio prima della decisione della Corte dei Conti nazionale, arrivato nella giornata di mercoledì. E ora la parola passa alla prefettura che nelle prossime ore spedirà ai consiglieri comunali un documento che certifica lo stato di dissesto da votare entro i prossimi venti giorni. Con la deliberazione di quel documento si avvierà ufficialmente lo stato di dissesto finanziario di Palazzo Spada.

@tulhaidetto

3 risposte a “Terni, dalla privatizzazione di farmacie al no della Corte: ecco come è nato il dissesto”

  1. sergio ha detto:

    SI CAPISCE DALL’ARTICOLO CHE NON SONO D’ACCORDO SU COME RIPAGARE I DEBITI, ANCORA DA QUANTIFICARE PER ALTRO, SE SVENDENDO BENI PUBBLICI O FARE PRESTITI-
    QUELLO CHE NON SI CAPISCE- E NON MI PARE UN DETTAGLIO PER I CITTADINI DI TERNI ED IL PAESE IN GENERALE- E’ CHI HA FATTO QUESTI DEBITI?
    COME ?
    QUANDO ?
    PERCHE’ ETC ETC-

    IO DICO E AFFERMO CHE I SIGNORI GIORNALISTI DI TERNI DOVREBBERO SAPERLO ( O NO ?) E MI DOMANDO E DOMANDO A LORO:

    PERCHE’ INTANTO CHE SINDACO E CORTE DEI CONTI CHIACCHIARANO LORO NON FANNO IL LORO MESTIERE E LO “RACCONTANO SUL GIORNALE ANCHE A NOI”??’ TANTO PER CURIOSITA’…GABANELLI DOCET.
    CIAOOO RAGAZZUOLI

  2. SERGIO ha detto:

    GRAZIE PER AVERCI RACCONTATA LA STORIA DI COME IL COMUNE TENTA DI TAPPARE I BUCHI E LA CORTE DEI CONTI DI FATTO DICE CHIARAMENTE CHE LA CURA E’ PEGGIO DELLA MALATTIA-

    RESTA ANCORA SENZA RISPOSTA LA DOMANDA : CHI HA FATTO I DEBITI ?-COME ?-QUANDO- ? CHI HA FIRMATO ?

  3. stefano ha detto:

    I giornalisti non pongono mai domande serie ai loro padroni…. purtroppo a Terni ed in Italia è questa la realtà….

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