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martedì 6 dicembre - Aggiornato alle 11:00

Dal «flipper» ai resti, ecco perché due seggi in Umbria potrebbero essere in bilico: «Ministero ha sbagliato»

Nel mirino due di quelli assegnati alla Camera a Pd e FdI. Il segretario di Radicaliperugia: «Errore non commesso nel 2018»

©️Fabrizio Troccoli

di Daniele Bovi

Naro è una delle tante perle dell’Agrigentino. Lunedì sera, da centinaia di km di distanza, gli occhi di molti addetti ai lavori erano puntati su questo piccolo Comune siciliano non tanto per i suoi resti archeologici quanto per quelli elettorali che, alla fine, hanno premiato un deputato siciliano al posto di Giacomo Leonelli, candidato di Azione in Umbria. L’orrendo Rosatellum, la legge elettorale lasciata in eredità dal renzismo, contiene infatti al suo interno un meccanismo infernale, passato alla cronaca giornalistica come «effetto flipper». La legge, in pratica, prevede aggiustamenti tra i seggi per le liste tra livello nazionale e locale.

Il meccanismo Il Rosatellum prevede l’assegnazione di 245 seggi col metodo proporzionale a livello nazionale, per poi “calare” questa distribuzione prima nelle 28 circoscrizioni e infine nei 49 collegi plurinominali. In questo passaggio può accadere che i numeri non coincidano. In estrema sintesi: si prende il totale dei voti validi, (a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato), e si dividono per il numero dei seggi disponibili. Il risultato è la soglia, cioè il quoziente, che i partiti devono raggiungere per avere diritto a un seggio. Da un conteggio ad esempio potrebbe uscire che un partito ha diritto a 2,7 seggi: essendo evidente che non si può avere lo 0,7 di un candidato va trovata una soluzione.

Compensazione In pratica viene tolto un seggio al partito che ne ha preso uno di troppo e viene assegnato alla lista che ne ha preso uno in meno rispetto a quelli stabiliti dalla ripartizione nazionale. Applicando questo meccanismo nelle circoscrizioni, il seggio viene sottratto al partito in quella dove ha preso il minor numero di voti (il quoziente più basso) e viene dato al partito che ha preso il più alto numero di preferenze senza però riuscire a far scattare il seggio (il resto più alto).

C’è un errore Nella serata di lunedì il sito del ministero dell’Interno, Eligendo, ha comunicato quella che è per ora la ripartizione dei seggi (sei) del proporzionale: tre al Pd (con la sorpresa del ternano Pierluigi Spinelli) e tre a FdI. Secondo Michele Guaitini, segretario di Radicaliperugia che conosce bene il meccanismo elettorale, ci potrebbe essere un errore che riguarderebbe in particolare i quattro della Camera e che, a ben guardare, non è stato commesso nel 2018. Secondo Guaitini un seggio sarebbe dovuto andare al M5S (Emma Pavanelli) e uno a FI (Catia Polidori). In tutta Italia sarebbero 28 i candidati coinvolti.

+Europa Secondo il ragionamento del segretario dei Radicali «il Ministero ha fatto un errore sesquipedale che riguarda +Europa che, non avendo raggiunto il 3 per cento non partecipa all’assegnazione dei seggi ma, a differenze delle liste come Italexit che concorrevano da sole, il suo 2,83 per cento non è cestinato ma concorre comunque al risultato della coalizione. Per cui quando si vanno a calcolare i seggi spettanti alla coalizione di centrosinistra quei voti vanno considerati. Solo in un secondo momento, nello spartire i seggi della coalizione tra le liste che la compongono, +Europa va scartata e il riparto avviene solamente tra Pd e Verdi-Sinistra, uniche ad aver superato la soglia del 3 per cento».

Possibili ricorsi «Il Ministero invece – continua – ha subito eliminato i voti di +Europa dal totale della coalizione nelle singole circoscrizioni, che così è andata al riparto decurtata di un 2-3 per cento. Questo ha fatto sì che il centrosinistra nelle circoscrizioni si è visto assegnare un numero molto più basso di quanto gli spettasse innescando così un mega flipper per restituirgli quei seggi. Tra l’altro se seguissero lo stesso criterio del 2018 entrerebbe anche Umberto Bossi, oggi fuori. Un errore simile – continua – lo fecero nel 2006 con la Rosa nel pugno, che passò da otto a zero senatori; vennero fatti i ricorsi, molti giuristi sostennero che il partito aveva ragione ma non servì a nulla». La parola fine arriverà solo dopo il pronunciamento degli uffici centrali circoscrizionali e la proclamazione dopo la quale, però, potrebbero essere presentati anche dei ricorsi.

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