Currently set to Index
Currently set to Follow
sabato 8 agosto - Aggiornato alle 18:15

Congresso Pd, si scalda Presciutti: «Io ci sono, l’Umbria ha bisogno di un Partito nuovo»

In un lungo intervento il sindaco di Gualdo Tadino spiega che occorre «ripartire da zero, dalle fondamenta e non dal tetto. Una fase si è chiusa»

Massimiliano Presciutti

Inizia con una citazione di Winston Churchill, si chiude con una di Giovanni Paolo II e ha un titolo dagli echi togliattiani («serve un Pd nuovo, non un nuovo partito») il lunghissimo intervento di Massimiliano Presciutti, sindaco di Gualdo Tadino, in vista del congresso regionale del Pd che culminerà il 24 ottobre con l’elezione del nuovo segretario, che arriverà oltre un anno e mezzo dopo il commissariamento. Il documento di Presciutti arriva dopo quello di un altro sindaco, il narnese Francesco De Rebotti, e del capogruppo in consiglio regionale Tommaso Bori. Tutti e tre sono pronti a scendere in campo per la segreteria.

di Massimiliano Presciutti*

Quando si chiude un ciclo l’unica cosa da fare è ripartire da zero, dalle fondamenta e non dal tetto, senza scorciatoie o atteggiamenti gattopardeschi, con umiltà, coraggio e forte determinazione, ma soprattutto con protagonisti diversi, completamente nuovi. Ricostruire una comunità più bella, aperta ed inclusiva è un obiettivo ambizioso, l’unico che possiamo e dobbiamo perseguire, non è più tempo di guardare al passato, magari pensando di riproporre schemi e figure ormai logore e lontane dal tempo e soprattutto dalle ansie, le aspettative ed i bisogni quotidiani dei cittadini. Ciò di cui l’Umbria ha bisogno non è un Nuovo Partito ma un Partito Nuovo, capace di avere una visione di medio e lungo periodo, in grado di anticipare e non rincorrere gli eventi, non un partito liquido ma che torni nei territori in tutte le sue articolazioni, un partito dove prima vengono gli ultimi.

BORI: «SERVE ROTTURA CON IL PASSATO»

Il populismo ha bisogno dell’applauso quotidiano, il riformismo a volte anche radicale ha bisogno di confronto, studio, elaborazione, coraggio, non certo di improvvisazione o di “Giovani Vecchi” pronti a tutto pur di affermarsi magari con gli stessi metodi che solo a parole dice di voler cambiare. Il riformismo ha bisogno soprattutto del contributo impegnato di tante donne e uomini che devono trovare le ragioni dell’unità e della sintesi all’interno di un partito dove le differenze devono tornare ad essere un valore fondante ed una ricchezza e dove la dialettica si sviluppa sui contenuti e non sulla perenne e costante “guerra” fra gruppi dirigenti o nel sottobosco degli strapuntini, in un coacervo sempre più lontano dai cittadini, di ambizioni personali fini a se stesse, che ha portato anche in Umbria a scissioni e divergenze spesso insanabili che vanno superate, archiviate e messe alle spalle una volta per tutte. Il Partito Democratico deve tornare ad essere un partito di popolo per il popolo, non di elite o da salotto, ma di strada, presente dove c’è la sofferenza delle persone, vocato all’ascolto, all’elaborazione dal basso. Il nuovo gruppo dirigente avrà il duro compito di ricostruire un’identità popolare, senza puzza sotto il naso, senza salire sul piedistallo, confrontandosi costantemente coi corpi intermedi ed attivi della società Umbra su temi che riguardano da vicino la vita quotidiana di cittadini ed imprese.

DE REBOTTI: «PD NON ESISTE PIÙ. RESETTIAMOCI»

Dovrà farlo col pensiero fisso di ricostruire la casa dei riformisti, progressisti e democratici umbri con umiltà, non in maniera verticistica ma partecipata, larga, inclusiva, facendo fare un passo indietro in via definitiva a chi in questi anni ha avuto tanto dal partito ed è ora, forse passata, che stia in panchina se non in tribuna, si può e si deve far politica anche senza incarichi, soprattutto quando se ne è collezionati tanti e ben retribuiti e per tanto tempo. Per fare tutto ciò è necessaria chiarezza, fermezza e trasparenza, di seguito, molto sinteticamente alcuni dei temi che ritengo irrinunciabili per la ricostruzione concreta di un partito di governo che deve avere l’ambizione di ritornare anche in Umbria ad essere il perno di una coalizione politica e civica ampia, vera e non di facciata, che si unisce e trova il suo collante sulle cose da fare e non sulle pedine da sistemare.

AMBIENTALISMO DEL FARE

Dobbiamo passare dalle enunciazioni di principio a proposte concrete, abbandonando una volta per tutte atteggiamenti preconcetti o peggio ancora ideologici, il Green New Deal va declinato in fretta in atti e proposte concrete prima e meglio di altri, non possiamo nasconderci dietro la dizione “Cuore Verde” d’Italia per fare battaglie di retroguardia. La tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini sono principi inderogabili a cui non intendiamo rinunciare, ma la scienza e le esperienze virtuose in Italia ed in Europa dimostrano come essi possano andare a braccetto con investimenti innovativi, sviluppo dei territori e benefici per i cittadini e le imprese.
In Umbria abbiamo discariche in esaurimento, a fronte di una crescita della raccolta differenziata i cittadini non trovano adeguato riscontro nelle tariffe, che tranne in rari casi, hanno subito negli anni un costante aumento, la chiusura del ciclo dei rifiuti è un tema che non può essere delegato esclusivamente agli esperti per quanto di livello, ma impone scelte politiche forti, radicali, partecipate.

«NIENTE CONTE, SERVE CONGRESSO A TESI»

Sulla gestione credo che i numeri parlino chiaro, in Umbria dove la medesima è svolta da aziende a controllo pubblico i risultati sono migliori ed i cittadini pagano meno, ed allora l’obiettivo deve essere quello di arrivare ad un gestore unico Regionale interamente pubblico o a controllo pubblico nell’interesse esclusivo dei cittadini amministrati. L’ultimo rapporto annuale di Legambiente certifica come il nostro paese per chiudere il ciclo dei rifiuti abbisogni di impianti tecnologicamente molto avanzati in grado di dare una spinta definitiva verso un riciclo ed un riuso ecosostenibile l’unica in grado di portare benefici ambientali ed economici a cittadini ed imprese. Esistono esempi virtuosi in questo senso sia in Italia che in Europa, l’Umbria non può perdere ulteriore tempo e deve accelerare sul tema dell’economia circolare, tenendo in debita considerazione il contributo della scienza e della ricerca, ma alla fine le scelte spettano alla politica che non può abdicare al suo ruolo.

UN GRUPPO DI ISCRITTI: NON SIA UNA CONTA

Grande opportunità nel campo dell’energia verde possono rivestire le cosiddette comunità energetiche. A differenza del passato dove spesso imprese extraterritoriali hanno investito sullo sviluppo delle energie rinnovabili, oggi il territorio ed i suoi abitanti possono e devono investire nella realizzazione degli impianti costituendo appunto una comunità energetica. Quando parliamo di ambiente non possiamo tralasciare tutti gli aspetti legati al turismo, all’agricoltura di qualità, al grande patrimonio di risorse naturali di cui l’Umbria dispone che potrebbero fare della nostra Regione un attrattore unico nel suo genere come regione e territorio della salute e del benessere.
Su questi temi attraverso una progettazione all’avanguardia ed una visione lungimirante è possibile attrarre ingenti risorse ma occorre saper progettare, parlare il linguaggio della chiarezza e soprattutto velocità, il fattore tempo infatti non è una variabile di poco conto.

SANITÀ PUBBLICA E SERVIZI DIFFUSI SUL TERRITORIO

L’emergenza Covid-19 ha dimostrato ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, l’assoluta centralità del servizio sanitario pubblico universale, una conquista di più di 40 anni fa che pone il nostro paese all’avanguardia su scala mondiale. In Umbria non possiamo tornare indietro o mutuare modelli che hanno mostrato maggiore fragilità del nostro ma dobbiamo implementare in maniera decisa la sanità pubblica umbra attraverso poche ma incisive scelte. Rafforzare i servizi territoriali e domiciliari, assumere personale, garantire un alto livello delle prestazioni ospedaliere puntando su punti di eccellenza regionale diffusi nei presidi dell’emergenza urgenza, evitando il proliferare di servizi doppi o tripli spesso fonte di sprechi ed inefficienze. Centralità va data alle cosiddette Case della Salute, sulle quali vanno investite le risorse necessarie, alle AFT per garantire un servizio h24 sette giorni su sette da parte dei medici di medicina generale, per decongestionare i pronto soccorsi e garantire un servizio di prossimità di base, al ruolo fondamentale delle farmacie dei servizi, presidi territoriali la cui valenza ed imprescindibilità si è toccata ulteriormente con mano nel periodo dell’emergenza piu’ acuta del covid-19.

CONGRESSO PD, LE DATE E LE ZONE CHIAVE

L’implementazione dei servizi territoriali e domiciliari diffusi sono ormai un obiettivo irrinunciabile da centrare prima possibile per elevare il livello qualitativo e quantitativo delle prestazioni socio sanitarie e diminuire il tasso di ospedalizzazione. Anziani e disabili devono tornare al centro di una riorganizzazione complessiva dei servizi attraverso un’implementazione delle rette delle Case di Riposo ormai ferme da piu’ di un decennio sia in RSA che in RP e risorse per il Dopo di Noi da spendere prima possibile per dare risposte concrete ai bisogni dei ragazzi e delle loro famiglie. Per fare tutto questo sono quanto mai necessarie il prima possibile risorse vere, la discussione che si è innescata sul MES appare quanto mai impropria e per certi aspetti di retroguardia. Tutte le risorse necessarie per rafforzare il sistema sanitario pubblico universale vanno prese e ben spese per aumentare i livelli di assistenza, assumere personale, rafforzare la rete territoriale dei servizi, garantire risposte celeri e di qualità ai bisogni di salute dei cittadini, con particolare riferimento a quelli più fragili e bisognosi, assumere il personale necessario. In questo contesto è chiaro che anche la sanità privata può e deve giocare il suo ruolo, ma che deve essere e rimanere complementare e non sostitutivo della sanità pubblica.

VIABILITÀ- TRASPORTI- INFRASTRUTTURE DIGITALI

Sono necessarie anche in questo settore fin da subito massicce misure anticicliche, tradotto una mole importante di investimenti pubblici da sbloccare e di progettazioni da ultimare. Anche l’Umbria deve saper cogliere questa occasione, senza ulteriori rinvii o perdite di tempo. La linea ferroviaria ad alta velocità Roma-Ancona va fatta senza indugio o ulteriori studi così come prevista ormai da decenni, quelli già fatti e più che mai attuali dimostrano come sia un’opera strategica per il centro Italia, per l’Umbria in particolare vale per 5 anni 1,5 punti di PIL l’anno. Così come le infrastrutture stradali ferme da troppo tempo in vari punti della Regione, che potrebbero rappresentare un asset strategico per la ripresa dell’economia in un settore storicamente trainante come l’edilizia ed il suo indotto.

PD, A OTTOBRE IL NUOVO SEGRETARIO

Il trasporto pubblico locale va implementato ed incentivato con particolare riferimento alle sue forme green, incentivandone l’utilizzo anche con provvedimenti ad hoc, come avviene in altre regioni, per studenti e fasce piu’ deboli e vulnerabili. Ma oltre alle infrastrutture materiali, grande attenzione va posta a quelle immateriali, le cosiddette autostrade digitali sono ormai un’esigenza imprescindibile per una regione che vuole essere competitiva, quindi la rete 5G rappresenta una grande opportunità che prima e meglio di altri dobbiamo saper cogliere e mettere a disposizione di cittadini ed imprese, su questo tema oggi l’Italia si pone al 24° posto sui 27 paesi UE e l’Umbria in Italia non brilla, dobbiamo velocemente risalire la china per diventare sempre più competitivi, efficienti ed al passo col cambiamento.

LAVORO E SVILUPPO

Per troppo tempo abbiamo rincorso, le crisi aziendali si sono moltiplicate negli ultimi anni, abbiamo perso interi settori senza che nella maggioranza dei casi si sia riusciti a trovare una soluzione adeguata, ci siamo allontanati dai lavoratori e spesso non siamo stati in grado di interloquire in maniera seria ed approfondita con le imprese.
Si impone un’inversione di tendenza, lo storico risultato raggiunto in sede Europea sul recovery fund deve produrre anche in Umbria risultati concreti, per questo occorre un vero e proprio recovery plan, un piano strategico di investimenti e rilancio da discutere e condividere con le parti sociali ed i portatori di interessi diffusi in maniera rapida, concreta ed incisiva. Quella che una volta si sarebbe chiamata concertazione oggi va riproposta in chiave moderna ed innovativa, perché nessuno può farcela da solo, ma occorre condividere le misure, gli strumenti e gli interventi più utili da rendere immediatamente esigibili per cittadini ed imprese. Occorre passare in fretta da una fase di assistenzialismo troppo spinto ad una più dinamica che punti su sviluppo ed occupazione vera, dove per investire ci sia la possibilità per le imprese di maggiore liquidità attraverso un accesso al credito semplificato, meno burocrazia, dove ad una persona che perde il lavoro va garantito il giusto sostegno al reddito per un periodo congruo, ma soprattutto la possibilità di riqualificarsi per avere nuove opportunità ed al contempo, nella fase transitoria, essere utile alla collettività attraverso lavori di pubblica utilità, piuttosto che garantire anni su anni di assistenza fine a se stessa. In tutto ciò una pubblica amministrazione più efficiente, una burocrazia meno opprimente e vessatoria sono un’esigenza imprescindibile, vanno smontate pezzo per pezzo una lunga sequela di sovrastrutture ed enti spesso inutili che rappresentano nei fatti uno dei veri freni dello sviluppo.

UN MODELLO FORMATIVO AL PASSO COI TEMPI

Altro obiettivo prioritario è quello della formazione delle future classi dirigenti. Una scuola moderna, efficiente fortemente innovativa è la chiave per far crescere al meglio i nostri figli, renderli protagonisti e combattere la dispersione scolastica. Occorrono ulteriori risorse per strutture adeguate e sicure, con classi i cui numeri possano consentire un livello di apprendimento consono, insegnati e personale non docente in numero sufficiente per garantire un regolare svolgimento delle lezioni e selezionati in maniera altrettanto adeguata. Ugualmente importante e dirimente sarà il ruolo e l’implementazione dell’Università e della ricerca. Il nostro ateneo spicca nella classifica nazionale, ha raggiunto livelli di eccellenza in vari settori, ma non possiamo cullarci sugli allori, le risorse investite in questo campo producono effetti moltiplicatori di rilievo e vanno implementate, come paese ed anche come regione siamo indietro nel rapporto per numero di laureati su scala europea, questo gap va colmato prima possibile con interventi mirati, coraggiosi e incisivi.

LEGALITÀ E SICUREZZA

Legalità e sicurezza non sono temi che appartengono alla destra ed ai populisti, sono altresì principi cardine sui quali non sono concesse deroghe. Legalità, sicurezza ed inclusione sociale non sono principi in contraddizione ma fortemente collegati fra loro, una società attenta e inclusiva verso i piu’ deboli è di gran lunga una società piu’ sicura, dobbiamo combattere chi semina odio e discriminazione lucrando facile consenso sulle legittime ansie e paure delle persone. La sicurezza dei cittadini va garantita attraverso un costante rapporto fra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini, con strumenti ed attività concertate e soprattutto garantendo il massimo della collaborazione. La legalità è tema che abbraccia diversi ambiti a partire dalla scuola dove vanno implementate le iniziative, incontri e progetti didattici dedicati per far crescere cittadini consapevoli e civicamente ben formati. La lotta alla criminalità non ha colore e va comunque accompagnata necessariamente dalla certezza della pena, chi sbaglia deve pagare il giusto prezzo senza se e senza ma. Questi temi come è del tutto evidente sono anche e soprattutto nostri, tolleranza zero verso chi delinque, inclusione sociale, rispetto delle norme, massima collaborazione e rispetto nei confronti dei servitori dello stato quotidianamente impegnati in prima linea devono essere il nostro mantra.

TERREMOTO E RICOSTRUZIONE

Nella storia del nostro paese e della nostra regione questa è la prima volta che una gestione post-sisma diventa un freno piuttosto che un’opportunità. Sono passati ormai 4 lunghi anni dalle tremende scosse che sconvolsero il centro Italia seminando morte e distruzione, ma ad oggi poco o nulla si è fatto concretamente per ricostruire tranne cambiare una sequela di commissari straordinari. C’era e c’è un modello che potevamo e possiamo ancora mettere in campo ed è il Modello Umbria-Marche del 1997/98. Vanno dati poteri di commissari straordinari ai presidenti di regione e vanno date piu’ responsabilità ai sindaci e agli amministratori locali che conoscono più di tutti le problematiche dei loro territori amministrati. Si passi in fretta da una gestione centralizzata ad una decentrata più snella ed efficace affidando la gestione diretta delle risorse alle regioni ed ai comuni, questo facemmo in Umbria di concerto col governo e tutte le parti sociali nel 1997/98 rappresentando un modello di virtuosità, capacità e celerità nelle risposte che abbiamo esportato anche in altre regioni italiane ed in Europa, dobbiamo invertire subito la rotta se vogliamo ricostruire presto e bene, nella legalità, in sicurezza dando nuove opportunità di lavoro e di crescita anche a tante piccole e medie imprese umbre

UNA REGIONE PROTAGONISTA DEL CAMBIAMENTO

I dati certificano un calo demografico ormai strutturato in tutto il paese, si impone oggi più che mai una revisione di un modello di regionalismo ormai superato che va riportato da un lato al suo spirito originario di ente di programmazione ed indirizzo, dall’altro va ripreso con forza il ragionamento della macro regione del centro Italia prima che sia troppo tardi. Una nuova architettura istituzionale si rende quanto più necessaria in un momento storico come questo dove dovremo affrontare un vero e proprio sforzo di ricostruzione collettiva del tessuto socio economico. Regioni più grandi e strutturate con bacini territorialmente omogenei, sono sicuramente più competitive, Province che diventano la casa dei comuni possono rappresentare un elemento di semplificazione istituzionale vero e non di facciata, le unioni dei comuni che diventano finalmente aggregazioni funzionali a dare servizi di maggiore qualità e quantità ai cittadini, sono sfide che dobbiamo giocare e vincere. Anche in questo caso dobbiamo condurre una battaglia politica non di retroguardia ma altamente avanzata, che guardi allo sviluppo ed alla crescita e non al campanile.

Questi alcuni punti molto sintetici sui quali mi piacerebbe si aprisse una discussione vera sia fuori che dentro il partito democratico, sono temi concreti che investono la carne viva dei nostri cittadini e delle nostre imprese dalle più grandi alla rete diffusa della media e piccola impresa artigianale e commerciale. Temi sui quali sarebbe stato bello ed utile un confronto aperto, non ristretto ai soli iscritti ma a tutti quelli (e sono potenzialmente tanti) che vorrebbero tornare a dare il proprio contributo appassionato di idee e proposte, ma che si sono allontanati quasi rassegnati. Il mio contributo in questo congresso sarà teso a questo, stimolare ed approfondire una discussione di merito, per costruire un partito nuovo, diverso, moderno, non liquido ma presente in ogni territorio dal più grande al più piccolo, un partito che abbia l’ambizione di porsi obiettivi importanti, di ricominciare ad essere punto di riferimento politico ed ideale non solo per la sinistra ma per tutti i riformisti, gli ambientalisti, i cattolici democratici, i movimenti che in questi mesi sono cresciuti e che ci hanno stimolato su molti temi.

Un partito del fare gentile ma allo stesso tempo dinamico e coraggioso, che combatte l’odio e la violenza, che non va in cerca di facili applausi ma delle proposte più veloci ed incisive per rispondere alle esigenze dei cittadini, che parli alla testa ed al cuore delle persone e non alla pancia come fanno in troppi, che sia capace di ascoltare, elaborare, riflettere, proporre, realizzare, unire e non dividere, un partito veramente democratico dove il confronto torni ad essere vero, dove prima vengono gli ultimi, una nuova casa che mattone dopo mattone saremo in grado di ricostruire dal basso, con fatica e passione, senza rottamare nessuno, ma chiedendo gesti di grande generosità politica, del resto non possiamo pensare di vincere la partita con gli stessi giocatori a fine carriera che ci hanno condotto verso le peggiori sconfitte della nostra storia. Io ci sono, spero torneremo presto ad essere in tanti con la voglia e l’entusiasmo di cambiare. Ce la possiamo e dobbiamo fare, insieme vinciamo.

*Sindaco di Gualdo Tadino

I commenti sono chiusi.