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lunedì 12 aprile - Aggiornato alle 08:42

Congresso Pd, in 128 su 225 dicono no al rinvio ma Presciutti rilancia: «Individuiamo una donna»

Rossi: «Singolare che non si riconosca il risultato di questa consultazione». Il sindaco spara ad alzo zero su commissario e Bori

Enrico Rossi

di Daniele Bovi

Niente rinvii e niente nomi unitari: il congresso regionale del Pd si farà secondo il calendario varato nei giorni scorsi e come deciso dalla maggioranza di quel gruppo dirigente consultato da Enrico Rossi nelle ultime settimane. Va a vuoto quindi il tentativo di tre candidati alla segreteria regionale su quattro (Francesco De Rebotti, Massimiliano Presciutti e Alessandro Torrini) ai quali si è unito anche Carlo Elia Schoen, che corre per la federazione provinciale di Perugia. Tutti pronti a ritirarsi in caso non si trovi una soluzione unitaria.

I numeri Come spiega il commissario tutto è stato messo a verbale dopo aver ascoltato 228 fra eletti, amministratori e segretari di circolo, ai quali sono state messe sul tavolo due opzioni: tenere il congresso tra marzo e aprile oppure rimandare tutto a giugno. Per quanto riguarda la provincia di Perugia la maggioranza (86) avrebbe preferito votare in estate mentre in 74 hanno scelto l’altra strada. Più netto il risultato della provincia di Terni: in 54 hanno scelto aprile mentre solo 9 giugno. Risultato, 128 su 225 persone del gruppo dirigente si sono dette favorevoli a votare ora.

Consultazione Rossi, che respingendo le accuse contenute nella lettera precisa di essere stato confermato commissario da Enrico Letta, spiega così il senso dell’operazione: «Ho ascoltato – dice a Umbria24 – il gruppo dirigente regionale, nazionale e i segretari di sezione più importanti. Una cosa giusta e intelligente dato che i contrasti sulle date erano forti». Scontri dietro i quali c’è in particolare un elemento: la più che probabile vittoria del capogruppo in consiglio regionale Tommaso Bori, osteggiato da un pezzo di partito. «Chi non riconosce il risultato di questa consultazione democraticamente svolta – aggiunge Rossi – si colloca su una posizione che è abbastanza singolare».

Si vota Rossi sostiene poi di una indizione che «non è stata un atto arbitrario. Ho trovato un partito vivace e che discute, mi auguro che dopo tanto tempo il Pd umbro possa darsi un gruppo dirigente e chiudere una fase dominata dall’incertezza; che il partito possa riprendere la sua vita e discutere più di contenuti che di date, candidandosi a mandare a casa il centrodestra, cosa per la quale non mancherebbero le ragioni». «L’Umbria – conclude – deve avere un segretario democraticamente eletto e ciò, come emerso dalla consultazione, deve avvenire in tempi rapidi». Ora la palla passa a chi ha promesso che senza correzioni si ritirerà dalla corsa.

La replica Presciutti nel pomeriggio rilancia, chiedendo di «individuare una donna di alto profilo unitario e non divisivo alla quale affidare la guida del nostro partito»; se ciò non dovesse accadere, il sindaco di Gualdo Tadino promette che rinnoverà la tessera senza però partecipare «a una farsa di cui il partito, né tanto meno i cittadini umbri, hanno bisogno». Per il resto, Presciutti attacca ad alzo zero sia Rossi che Bori, rinfacciando a quest’ultimo di essere «un acrobata della politica nostrana». «Anche i sassi – graffia – sanno che Bori è stato a seconda delle sua personali ambizioni prima boccaliano, quindi in sequenza bocciano, mariniano, veriniano, rossiano, zingarettiano di ferro e oggi ovviamente lettiano». Insomma, «un uomo buono per tutte le stagioni che pur di arrivare al suo obiettivo personale, non ha mai esitato a passare sopra tutto e tutti, accomodandosi sempre alla tavola bona come si direbbe nella vicina Gubbio».

LA LETTERA DI PRESCIUTTI

Le tessere Per il resto, al commissario viene rinfacciato di non essersi confrontato e di aver portato a termine, in vista di una candidatura a Siena per il seggio lasciato libero da Padoan, «un piano sapientemente costruito a tavolino». Per il sindaco bisognava fermarsi visto il cambio di governo, ministri e del segretario e data l’emergenza sanitaria in corso. Infine, la questione bollente del tesseramento: a votare potranno essere gli iscritti 2019 che avranno rinnovato entro il gennaio 2020 o comunque entro il congresso di circolo. Il tesseramento 2020 invece, attacca Presciutti, scade il 30 aprile, ovvero il giorno dopo la fine del voto nei circoli: «Ricominciamo – dice – ultimiamo il tesseramento così come previsto dal regolamento nazionale entro il 30 aprile, e contestualmente lavoriamo tutti insieme per un percorso unitario».

Twitter @DanieleBovi

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