sabato 15 dicembre - Aggiornato alle 12:51

Comunali, a Perugia «ballottaggio tra Romizi e Giubilei. Ma Pd recuperi voto popolare»

Lunedì a San Marco seminario con Bruno Bracalente e Dino Amenduni: «Servono formule innovative aperte ai movimenti civici»

Andrea Romizi e Giuliano Giubilei (foto U24)

di Daniele Bovi

Una sfida al ballottaggio tra il sindaco uscente Andrea Romizi e il candidato del centrosinistra Giuliano Giubilei, purché la coalizione di Pd e soci riesca a presentare «formule innovative aperte ai movimenti civici» e sia in grado di «recuperare il voto popolare». Secondo Bruno Bracalente, professore di Statistica all’Università di Perugia ed ex presidente della Regione, il «risultato affidabile» basato sulla sola analisi numerica è proprio quello che parla di un ballottaggio tra centrodestra e centrosinistra, con il M5S fuori dai giochi. Bracalente ne ha parlato lunedì pomeriggio a San Marco nel corso di un seminario, organizzato dal Pd, in cui si è discusso di flussi elettorali e di comunicazione insieme a un esperto come Dino Amenduni, che lavora per la società Proforma.

La vera sfida Bracalente ha chiuso il suo intervento sostenendo che «la vera sfida è recuperare il voto popolare, prima che populista, sapendo che alcune domande delle persone non possono essere accolte ma altre sì. Un consiglio: bisogna fare una grande campagna di ascolto. E serve un’idea di città che l’abbracci tutta, dai centri urbani alle periferie; non possiamo tornare a essere il ‘partito dei ponti’. Si potrebbe anche ripartire dal progetto di Perugia Capitale europea 2019, l’ultimo che definiva un orizzonte e che parlava di una città della conoscenza».

IL PATTO DELLA SINISTRA: SETTE SIGLE SI UNISCONO

Il M5S Prima però il professore ha parlato di numeri: la «proiezione meccanica» basata sul rapporto tra comunali e politiche e sui sondaggi nazionali, spiega che Pd e soci potranno andare al ballottaggio solo coinvolgendo movimenti civici, presentando formule innovative («l’ampia coalizione tradizionale non basta») e provando a recuperare gli elettori del M5S, «che a Perugia sono quasi tutti ex elettori di sinistra; però serve una proposta politica in grado di parlare a queste persone. Quel che è certo però è che «il flusso di voti verso il M5S non è irreversibile. Un margine per poter lavorare c’è». La dimostrazione sta anche nei risultati del 2014, quando nello stesso giorno tra europee e comunali le differenze furono notevoli, in particolare per il Partito democratico: il Pd delle europee ha recuperato la metà dei voti ceduti al M5S alle politiche di un anno prima, mentre gli alleati del Pd alle comunali hanno portato una parte del consenso che alle europee era andato ai grillini.

LA FASE DUE DI GIUBILEI: «NON PROMETTO RIVOLUZIONI»

Aree urbane e frazioni Una delle fratture fondamentali poi, che racconta «una storia vera in tutta Italia e in tutto il mondo», è quella tra frazioni (oltre 50 quelle di Perugia, uno dei comuni più vasti d’Italia) e aree urbane: alle comunali 2014 il Pd era ancora il «partito delle frazioni», dove raccoglieva il 40% a fronte del 28% nelle altre zone; 4 anni dopo, alle politiche, sono stati 7 i punti persi nelle frazioni e 3 nelle aree urbane. «Il Pd – ha detto Bracalente – ha cambiato la propria composizione sociale e politica, perdendo quelli popolari e acquisendo quelli ‘liberal-democratici’ di Scelta civica». C’è poi la grande esplosione della Lega nelle frazioni: «Le ultime politiche – spiega il professore – insegnano che il voto ai populisti è un voto popolare. M5S e Lega sono più forti dove sono più bassi i titoli di studio. Idem il Pd, anche se questo scenario si sta attenuando, mentre la sinistra è più forte dove sono più alti i titoli di studio». A corredo di ciò c’è un dato, cioè la forte differenza tra la percentuale di diplomati e laureati nelle aree urbane (55%) e nelle frazioni (40%).

Più urbani E il consenso per questi due partiti è più forte dove sono più alti i tassi di occupazione, «anche perché si studia di meno e si va prima a lavorare; Pd e sinistra sono più forti dove le percentuali di occupati sono più basse». A votare M5S e Lega «operai commercianti e artigiani che vivono nelle frazioni, quelli che un tempo votavano per il Pd». In sintesi Pd, sinistra e altre sigle di centrosinistra «sono diventati più urbani e più vicini ad altre figure sociali». C’è poi il capitolo giovani, orientati a votare in particolare M5S e destra, mentre gli anziani scelgono ancora i partiti tradizionali di centrosinistra e centrodestra. Attenzione però, il cosiddetto «populismo economico», quello cioè «di chi si sente escluso, non è il più rilevante. Come dimostra una recente ricerca dell’Istituto Cattaneo – dice Bracalente – le motivazioni principali riguardano il disorientamento culturale, aggravato dai flussi migratori, e poi il populismo politico, quello della sfiducia nei partiti e nelle istituzioni, tutti accomunati nelle élite».

La credibilità Tutto l’intervento di Amenduni è girato invece intorno a un tema centrale, quello della credibilità personale. Amenduni ha parlato in particolare del caso di Alexandria Ocasio-Cortez, 29enne appena eletta al Congresso Usa per il Partito democratico: «Un’intera comunità si riconosce in lei e la credibilità personale è dirompente per il quadro elettorale. A ciò va aggiunto il crollo di fiducia nei corpi intermedi, che fa sì che ci si aggrappi ai leader di turno con grandi variazioni di consenso da un’elezione all’altra».

Giubilei e i giovani Venendo a Perugia «bisogna capire oggi che percezione dà all’esterno Giubilei: se è un foglio bianco allora la storia può essere scritta da zero, e quindi c’è un vantaggio se si trovano le parole giuste; se non è così, le parole su di lui sono buone o cattive? E quanto sono spendibili elettoralmente? Dov’è posizionato il candidato? Quali analogie e differenze con Romizi, come si posiziona?». Infine una serie di consigli: la centralità della mobilitazione fisica («bisogna cablare fisicamente il territorio e il corpo elettorale per contenere Lega e M5S»), usare i social e in generale gli strumenti digitali per sostenerla («piazza e web vanno insieme») e coinvolgere i giovani. «La questione è complicata – ammette Amenduni – anche perché come dimostra una recente ricerca del Pew i ragazzi italiani sono quelli meno a sinistra in Europa. Non sono il motore progressista che ha mosso Jeremy Corbyn o quelli che hanno permesso di superare i 100 milioni di elettori alle elezioni di Midterm». Insomma, c’è molto da fare ma un suggerimento c’è: «Tra le risorse in prima linea servono leader in grado di parlare a quel settore, che è un motore virtuoso e prezioso».

Twitter @DanieleBovi

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