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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 17:45

Cgil Perugia, Pampanelli rieletto segretario provinciale: «In Umbria occorre cambio di fase»

Per lui l’85 per cento dei consensi. «Pnrr, sarebbe una follia disperdere fondi a pioggia senza un piano complessivo teso al progresso»

Simone Pampanelli

«L’Umbria, come l’Italia, ha bisogno di un progetto complessivo e articolato che non può fare a meno del sindacato, forte di un’articolazione diffusa e puntuale nei territori e nel sistema produttivo del Paese». Così Simone Pampanelli, rieletto segretario provinciale della Cgil di Perugia per i prossimi quattro anni. Pampanelli ha ottenuto l’85 per cento dei consensi, pari a 68 voti a favore (9 i contrari e 3 le schede bianche). Il sesto congresso del sindacato si è svolto lunedì e martedì ad Assisi con la partecipazione di 236 delegate e delegati in rappresentanza di 72mila iscritte e iscritti.

ANCORA UN MORTO SUL LAVORO IN UMBRIA

Ancora morti sul lavoro Le assise si sono aperte con un minuto di raccoglimento per l’ennesima morte sul lavoro, avvenuta lunedì a San Mariano di Corciano. «Siamo stanchi di contare ogni giorno nuove vittime – ha detto la segretaria nazionale Tania Scacchetti, che ha partecipato ai lavori del congresso – e proprio per questo siamo in campo per rivendicare un modello di sviluppo diverso che abbia al centro la sicurezza, i diritti e la dignità delle persone che lavorano. Solo così saremo in grado di disegnare un Paese più giusto».

Cambio di fase «Abbiamo sempre affermato che occorresse un cambio di fase – ha detto nel suo intervento Pampanelli – tra Pnrr, fondi europei per il sisma e quelli indiretti, potrebbero arrivare nella nostra regione circa tre miliardi di euro: sarebbe una follia disperderli a pioggia senza un piano complessivo teso al progresso, e per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva». Una scossa tanto più necessaria vista la situazione di oggettivo “declino” dell’Umbria negli ultimi 15 anni, nel corso del quale la nostra regione ha accumulato un ritardo enorme in termini di crescite e sviluppo: «Le analisi economiche ci dicono con certezza che la forbice Italia-Umbria che si è allargata a dismisura dopo il 2008, rimane invariata nel 2021 a meno 12 punti percentuali. Purtroppo, quindi, la crisi strutturale è confermata, nonostante l’aumento del pil del 2021, che ci vede al quinto posto nella graduatoria Istat».

Occupazione Sul fronte dell’occupazione Pampanelli ha invitato a non citare solo il dato complessivo degli occupati: «Occorre indicare come è composto questo dato: aumentano i parasubordinati, i lavoratori domestici, gli operai agricoli, che con la reintroduzione dei voucher rischiano di veder ulteriormente peggiorare la propria condizione di sfruttamento. Un contesto perciò animato da una diffusa precarietà del lavoro, discriminazione di genere, dal permanere del fenomeno dei neet e degli inattivi». Altro dato allarmante, secondo la Cgil, è quello relativo allo spopolamento: la provincia di Perugia ha perso 50 mila abitanti in dieci anni, mentre l’indice di vecchiaia e l’indice di non autosufficienza degli anziani sono più alti della media nazionale: il 30 per cento degli abitanti è ultrasessantacinquenne e il 10 per cento ultraottantenne.

Welfare «Ciò cambia sensibilmente le nostre società – ha sottolineato Pampanelli – vivere a lungo è infatti una conquista, ma può anche rappresentare un campanello d’allarme sul futuro del welfare soprattutto nei territori meno popolati. Proprio per questo la Cgil chiede un piano straordinario di assunzioni nei servizi pubblici, a partire dalla sanità, e l’aumento delle risorse afferenti al fondo per la non autosufficienza». «Abbiamo un’enorme responsabilità – ha concluso il segretario – le ricchezze spropositate in mano di pochi condizionano le politiche su energia, economia e ambiente, non si tratta più solo di difendere le grandi conquiste che la nostra storia ci ha consegnato, qui si tratta di rielaborare una nuova idea di società che sappia essere sostenibile e giusta. Si tratta di ricostruire una grande istanza di cambiamento. In primo luogo, c’è bisogno di più Stato. C’è bisogno di più democrazia. C’è bisogno di un massiccio investimento pubblico per ammodernare il Paese e il nostro territorio».

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