mercoledì 8 luglio - Aggiornato alle 18:26

Caso Federighi tra retroattività e voto del Comune. Nevi: «Ne discuta il consiglio»

Gli scenari aperti dopo che l’ex consigliere ha chiesto la riammissione a Palazzo Spada: questione politica e giuridica

di Massimo Colonna   

Il ‘caso Federighi’ spacca tecnici e addetti ai lavori della politica e della giurisdizione: da un lato che c’è ritiene che la ‘riabilitazione’ dell’ex consigliere di Forza Italia valga soltanto per le prossime elezioni, per cui il Comune non può avere potere sul suo reintegro; dall’altro, c’è chi dice che la sua esclusione fu comunque votata dall’assemblea di Palazzo Spada e che quindi deve essere di nuovo il consiglio a prendere posizione adesso che lo scenario è cambiato. Questione complicata da risolvere a livello tecnico, anche perché mancano precedenti di rilievo per situazioni del genere. Con ogni probabilità soltanto prefettura e ministero dell’Interno potranno fare luce.

La situazione Intanto però la questione divide. Raffaello Federighi, come noto, decade da consigliere comunale di Terni nel settembre 2019, quando la prefettura ufficializza la incompatibilità per via della Legge Severino, a causa di un fatto che lo vide protagonista nel 1987. Tutto cambia il 23 gennaio scorso, quando il tribunale di sorveglianza di Perugia dispone la «riabilitazione con ogni provvedimento conseguente». Nei giorni scorsi l’avvocato Massimo Proietti, che difende la causa di Federighi, a seguito di ciò ha scritto una lettera indirizzata ai rappresentanti del Comune per chiedere che la «questione del reintegro di Federighi sia inserita all’ordine del giorno del prossimo consiglio (martedì 30 la prima seduta utile, ma il punto non è stato inserito, ndr)».

Gli scenari Ovviamente il reintegro di Federighi avrebbe delle ripercussioni politiche sul consiglio: basti pensare che al suo posto venne eletta Valeria D’Acunzo, prima dei non eletti, che però nel frattempo è passata alla Lega. Non solo quindi ci sarebbe da dire alla D’Acunzo ‘Ok grazie, scusa e arrivederci’, ma di fatto la Lega perderebbe un consigliere e Forza Italia ne guadagnerebbe uno. Insomma sarebbe da ricalcolare anche il peso dei partiti all’interno del palazzo.

La linea del no Per il Comune la tesi, esposta anche dal presidente del consiglio comunale, Francesco Ferranti, anch’egli di Forza Italia, è che il consiglio non possa prendere posizione sulla vicenda, su cui invece devono intervenire la prefettura e il ministero dell’Interno. Tesi sostenuta anche dal segretario generale comunale. Inoltre c’è la questione della retroattività: secondo questa tesi, il fatto che Federighi sia tornato eleggibile vale ‘da oggi in avanti’ e non dunque per quanto successo nel passato. In altre parole, prima Federighi era non candidabile, ora, nel caso volesse, potrà candidarsi.

La linea del sì Ipotesi questa che però viene confutata da altri tecnici e politici e dallo stesso Federighi: l’esclusione dal consiglio comunale avvenne formalmente per effetto di una votazione di tutta l’assemblea. Ecco perché adesso l’ex consigliere di Forza Italia dice: «Se prima è stato il consiglio a farmi fuori, ora deve essere il consiglio a valutare».

Il parere di Nevi Sulla vicenda, dopo le opposizioni di Palazzo Spada, interiene anche Raffaele Nevi, deputato di Forza Italia, che chiede una risposta da Palazzo Spada. «A mio avviso Federighi – spiega Nevi a Umbria24 – ha diritto ad una risposta dal consiglio comunale. Spero che su questo caso si mettano da parte le questioni di appartenenza e si punti tutto sulla credibilità delle istituzioni. Nella mia vita politica e istituzionale ho sempre cercato di porre al centro la volontà popolare. Essa va sempre rispettata. Non c’è dubbio che la vicenda è spinosa dal punto di vista giuridico, aspetto sul quale occorre fare approfondimenti seri, ma ho paura che questo sia uno di quei particolarissimi casi in cui l’assenza di precedenti genera una vacatio legis per cui forse l’unica soluzione potrebbe essere un dibattito e poi la decisione all’interno della massima assemblea cittadina. D’altronde è esattamente quello che è avvenuto per la sua destituzione».

Twitter @tulhaidetto

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