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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 20:02

Candidature Pd, i paletti di 34 segretari: «Territorialità, rinnovamento e stop a chi ha incarichi istituzionali»

Lettera-appello ai vertici regionali del partito. Venerdì la riunione della Direzione a Terni per individuare i criteri

Una bandiera pd

di Dan.Bo.

Rappresentatività territoriale, niente candidatura per chi ricopre un incarico istituzionale, ricambio e coerenza con i valori del Pd. Sono questi i punti fermi che 21 segretari di circolo del partito hanno voluto mettere in un appello spedito giovedì al segretario regionale, alla segreteria e alla Direzione, che si riunirà venerdì a Terni per individuare i criteri con cui scegliere i profili. I nomi, secondo i tempi fissati dalla Direzione nazionale, andranno messi sulla scrivania del segretario Enrico Letta entro il 2 agosto, mentre tra il 9 e l’11 la Direzione nazionale sarà chiamata ad approvarli.

IL TESTO DELLA LETTERA E I NOMI DEI FIRMATARI

I firmatari A firmare il documento, «rivolto a tutta la comunità del Pd umbro» (per adesioni si può inviare una mail a [email protected]) sono i segretari di Assisi, Umbertide, Marsciano, Sferracavallo, Bevagna, Spello, Deruta, Montefalco, Giano, Bastia, Acquasparta, Mugnano, Parlesca, Monteluce, Monteleone d’Orvieto, Ficulle, Montegabbione, Fabro, Allerona, San Venanzo e Perugia Centro. Venerdì ai firmatari si sono aggiunti anche i segretari dei circoli della federazione del Trasimeno, di Spoleto, Trevi, di cinque circoli di Foligno, Corciano, Panicale, Passignano, Monte Castello di Vibio, San Gemini e Ficulle. «La questione della selezione del gruppo dirigente – scrivono – sarà il vero banco di prova in cui la società umbra ci valuterà e, proprio su questa, ci accorderà il consenso perso in passato».

ACCORDO NEL DESTRA-CENTRO SUI COLLEGI: LE SIMULAZIONI

I paletti Al primo posto i firmatari mettono il tema della rappresentatività territoriale. «In questi anni – dicono – abbiamo assistito troppe volte all’insuccesso di campagne elettorali svolte nella nostra regione che, in alcuni casi, non si riconosceva in quella causa e in quella candidatura». In secondo luogo, «sarà essenziale inviare un messaggio chiaro alle nostre elettrici e ai nostri elettori anche in termini di affidabilità sui percorsi già intrapresi: chi ricopre incarichi istituzionali dovrà rispettare e portare a termine il mandato conferitogli dalle cittadine e i cittadini e dal Pd». Stando al regolamento approvato dalla Direzione nazionale, le porte sono sbarrate per i sindaci delle città sopra i 20 mila abitanti, consiglieri e assessori regionali a meno che non siano all’ultimo anno di legislatura.

INTERATTIVO: LA MAPPA DEI COLLEGI

La strategia Il dibattito però nel partito è aperto tanto che mercoledì una delegazione di sindaci dem di piccoli Comuni, guidata da quello di Pesaro Matteo Ricci, incontrando Letta ha sostenuto che per vincere qualche collegio uninominale (dove il destra-centro secondo le simulazioni potrebbe fare cappotto) i candidati territorialmente forti non vanno messi in questi uninominali, bensì in seconda posizione nei listini proporzionali. Il Rosatellum prevede infatti che l’elettore voti per la lista di un partito, e che il suo voto sia automaticamente attribuito anche al candidato del collegio uninominale collegato ai listini proporzionali (con l’uninominale che è collegato a tutte le liste dell’alleanza). I primi in lista sarebbero quelli sicuri dell’elezione, mentre i secondi stando a questa strategia per conquistarla dovrebbero battere il territorio casa per casa. E chi – è stato detto mercoledì durante l’incontro – meglio dei sindaci? Un nodo che dovrà essere sciolto nel giro di pochi giorni.

PD, NEL GIRO DI POCHI GIORNI NOMI SUL TAVOLO DI LETTA

Valori e rinnovamento Nel frattempo i segretari di circolo umbri sostengono che chi ha un incarico istituzionale dovrebbe rimanere al proprio importo e che i candidati «dovranno incarnare un Pd coerente con la nostra idea di società e i nostri valori: pluralità, inclusività, progressismo, vicinanza al territorio, cooperazione e condivisione. Tali criteri – dicono – rappresentano una visione politica chiara, l’unica che potrà essere capace di orientare il voto in maniera positiva rispetto a quanto fatto in questi mesi di rilancio e riorganizzazione del Pd Umbria». Infine, viene chiesto rinnovamento: «Il tempo dei parlamentari che non assolvono i loro obblighi, anche economici, nei confronti di chi li ha eletti, e che ricoprono determinati ruoli ormai da lunghi periodi senza agevolare un ricambio in termini di nuove energie, deve finire: ne va del futuro e della credibilità del partito».

I nomi Realisticamente il Pd potrà eleggere due o, nella migliore delle ipotesi, tre parlamentari; con gli uninominali che sembrano pendere tutti dalla parte del destra-centro (con qualche tenue speranza per il collegio di Perugia alla Camera), i posti buoni dovrebbero essere quelli dei capilista nel proporzionale della Camera (Anna Ascani?) e del Senato (Walter Verini?). Per tutti gli altri, per i quali ovviamente si procederà anche guardando al criterio territoriale, strada in salita.

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