mercoledì 12 dicembre - Aggiornato alle 15:10

Un Pd spaccato approva le liste: in Umbria Renzi e Damiano, a Perugia la spunta Leonelli. Caos LeU per due paracadutati

Squadra a netta trazione renziana: nasce il Pdr. Ok arrivato alle 4: out Cardinali, Rossi e Sereni. Per LeU Muroni e Maestri

Renzi e Leonelli (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Nel cuore della notte, pochi minuti prima delle 4, dopo una estenuante trattativa non stop andata avanti fino alle 2.30, arrivano i nomi che un Pd spaccato schiererà in Umbria alle elezioni del 4 marzo; e sarà una squadra a netta trazione renziana, tanto che a rimanere fuori è l’intera componente umbra della minoranza orlandiana (i parlamentari uscenti Valeria Cardinali e Gianluca Rossi), che sarà però rappresentata in Umbria dall’ex ministro del lavoro Cesare Damiano, rientrato in pista all’ultimo secondo. Out, tra gli uscenti, anche la fassiniana Marina Sereni. Una spaccatura testimoniata in modo plastico dal fatto che in Direzione la minoranza di Orlando ed Emiliano ha deciso di non partecipare al voto. La sorpresa si chiama Matteo Renzi: il segretario dem sarà capolista nel listino del Senato (sarà candidato anche in un listino della Campania e nell’uninominale di Firenze), e dietro di lui la senatrice uscente renziana (corrente ‘cucinelliana’) Nadia Ginetti, che invece per lunghe settimane veniva data out dai bookmakers. Al terzo posto il sindaco di San Gemini Leonardo Grimani, renziano, e al quarto Simona Meloni, anche lei renziana, vicesindaco di Piegaro, project manager del reparto dolciari di Perugina e indicata dalla Federazione dem del Trasimeno.

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I nomi Alla Camera invece niente sorpresa, almeno per il capolista: in pole position la renziana Anna Ascani, deputata uscente, e dietro di lei nell’altro posto ad alto tasso di eleggibilità c’è il veltroniano Walter Verini. Terza Emanuela Mori, consigliere comunale di Perugia al primo mandato e compagna del consigliere regionale Marco Vinicio Guasticchi; una scelta quest’ultima, spiegano dal partito, voluta direttamente da Luca Lotti. Quarto posto infine per Maurizio Terzino, 50enne nato a Città della Pieve e attualmente sindaco della vicina Fabro. Per quanto riguarda invece i collegi uninominali alla fine in quello di Perugia-Trasimeno, sul quale da settimane va avanti la battaglia, il candidato sarà il segretario regionale Giacomo Leonelli, con Gianpiero Bocci in quello di Foligno-Altotevere e, a Terni, l’orlandiano Cesare Damiano che scalza al fotofinish Sara Giovannelli, avvocato di 39 anni da qualche mese segretario cittadino del partito.

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Leonelli c’è Da ultimo i due collegi uninominali del Senato: nell’Umbria 1 c’è il deputato uscente (mariniano) Giampiero Giulietti, umbertidese, e nell’Umbria 2 la dirigente della Prefettura di Terni Simonetta Mignozzetti, candidatura avanzata direttamente dal partito. Nomi che inevitabilmente lasceranno una scia di polemiche. In un post su Facebook scritto a liste approvate Leonelli ricorda il passo indietro fatto in Direzione regionale, e poi le «tante richieste per dare la mia disponibilità»: «Ci sarò. Perché il capitano non può rimanere seduto in panchina quando gli si chiede di entrare in gioco. Sarò in campo alle elezioni per il PD, per Perugia, la mia città che per dinamiche esclusivamente nazionali rischiava di vedere ridotte le sue candidature, e per questo territorio e queste comunità che mi hanno dato tanto e che meritano di essere rappresentate adeguatamente in Parlamento».

Il Pdr Complessivamente la sensazione netta è quella di una normalizzazione interna del partito, con lo scopo per Renzi di garantirsi una truppa sulla quale poter contare in vista del 5 marzo. In caso di una debacle, avere gruppi parlamentari di fedelissimi aiuterà il segretario e lo stesso potrebbe accadere quando bisognerà votare per un possibile governo, o quando saranno sul tavolo decisioni difficili e potenzialmente molto divisive. Che la situazione fosse complicatissima dentro il Pd, lo ha testimoniato il continuo rinvio della Direzione nazionale, fissata in un primo momento per giovedì, poi per le 10.30 di venerdì; fischio d’inizio ulteriormente slittato prima alle 16, poi alle 20 e infine alle 22.30 e stavolta, come da messaggio WhatsApp inviato ai membri della Direzione, «senza ulteriori rinvii», anche se ce n’è stato un altro di ben 4 ore.

LeU Dentro LeU invece quadro in divenire, ma le certezze sono due: l’arrivo di due paracadutati nelle liste di Liberi e uguali e il malumore, per usare un eufemismo, dei vertici umbri. La novità delle ultime ore nel neonato partito di Grasso sta nell’arrivo in Umbria di Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente e attuale coordinatrice nazionale della campagna elettorale di LeU; per lei, c’è il posto di capogruppo nel listino della Camera e, in più, la candidatura nell’uninominale di Foligno al posto di Elisabetta Piccolotti. Al Senato invece l’altro nome è quello del parlamentare uscente di Possibile Andrea Maestri, che farà il capolista. Out quindi figure come quelle del professor Mauro Volpi e del coordinatore provinciale del partito Valerio Marinelli. Per i restanti nomi bisognerà attendere le prossime ore ma l’aria è tesissima, tanto che il coordinamento regionale ha vergato un documento molto duro in cui in sintesi si dice che dovrà essere il nazionale ad assumersi la responsabilità delle scelte, evidentemente non condivise.

Grasso «Le liste di Leu – ha spiegato Pietro Grasso in giornata – sono state definite e siamo alla fase di raccolta delle firme di accettazione. Un primo dato che posso dare, checché se ne sia detto, è che il 70 per cento delle candidature viene dai territori. L’altro dato è che le liste saranno composte per il 50% da parlamentari uscenti e per il 50 per cento da persone nuove».

Twitter @DanieleBovi

2 risposte a “Un Pd spaccato approva le liste: in Umbria Renzi e Damiano, a Perugia la spunta Leonelli. Caos LeU per due paracadutati”

  1. Maurizio ha detto:

    Alla minoranza del PD non resta altro da dire che “avete voluto la bicicletta, ora pedalate”

  2. Alessio Marchetti ha detto:

    Perche voi giornalisti non parlate dei programmi anzichè dei nomi delle coalizioni…ecc.ecc…
    i cittadini in questo modo non vanno al voto vanno allo stadio a tifare per questo e quel candidato sulla base di personali simpatie o favori, anzichè votare l’ITALIA che vorrebbero.
    E’ sempre colpa vostra se l’italiano medio è e resta ignorante.

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