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lunedì 6 dicembre - Aggiornato alle 00:14

Monta la protesta contro la nuova legge elettorale umbra: «Vogliono solo difendere il fortino»

Tante le critiche dal Coordinamento per la democrazia costituzionale, Radicali e non solo: «I profili di anticostituzionalità dell’Umbricellum non vengono risolti»

Il professor Volpi (foto F.Troccoli)

Il Coordinamento per la democrazia costituzionale dell’Umbria esprime la sua netta contrarietà alla proposta di riforma elettorale elaborata dall’Ufficio di presidenza uscente dell’Assemblea legislativa e presentata da tre consiglieri. Lo rendono noto i componenti con un documento che riporta la firma di Mauro Volpi, Alessandra Ruffini e Francesco Tanzarella.  «Nel metodo – scrivono – la proposta viene calata dall’alto, scavalcando la competenza della Commissione per le riforme statutarie e regolamentari, istituita con la legge  5 del 2020, che ha il compito di svolgere indagini e studi sui contenuti della legge elettorale regionale e anche di predisporre una proposta di modificazione della legge, emarginando vari gruppi di opposizione e uno di maggioranza e senza alcun ricorso preventivo a forme di partecipazione popolare».

ECCO LA NUOVA LEGGE ELETTORALE

Aspetti negativi La contrarietà è espressa anche nel merito per la prevalenza degli «aspetti negativi: si ripropone l’elezione del presidente della giunta a maggioranza relativa, si fa dipendere la maggioranza consiliare dal voto ottenuto dal candidato vincente attraverso il “voto congiunto” che frustra la libertà dell’elettore di scegliere una lista e un candidato presidente a essa non collegato, si altera la rappresentatività del voto con la foglia di fico dell’attribuzione del premio di maggioranza (12 seggi più quello del presidente) alla lista o alla coalizione che abbia ottenuto il 40% dei voti, subito derogata dalla previsione che vi sia comunque un premio (11 seggi più 1, pari al 57% dei componenti dell’Assemblea) a chi arriva in testa con meno del 40% dei voti, si stabilisce l’obbligo di raccogliere un numero elevato di firme (2000 nella circoscrizione di Perugia, 1200 in quella di Terni) per le liste che non hanno referenti nell’Assemblea regionale o nel Parlamento nazionale».

SUL TESTO È GIÀ BATTAGLIA

I territori E poi c’è la questione che riguarda la rappresentatività dei territori che «non si prende in considerazione», come invece «si potrebbe fare mediante il ricorso a collegi uninominali da distribuire a livello regionale con sistema proporzionale (analogamente a quanto avveniva per i consigli provinciali)». «Il Coordinamento – è scritto in fine nella nota contro l’iniziativa che vede d’accordo Lega, Fdi e Pd – parteciperà alle iniziative del Comitato per la democrazia in Umbria che aveva contestato la vigente elegge elettorale per la sua non rappresentatività e antidemocraticità, sostanzialmente confermate nella proposta presentata».

Insoddisfazione «Totalmente insoddisfatti» si dicono poi Radicali Perugia, Alternativa riformista e il Circolo culturale I Maggio, secondo i quali «non vengono risolti i gravi profili di anti-democraticità della legge attuale – il cosiddetto “Umbricellum” – e in generale l’impianto dell’articolato proposto trasuda partitocrazia da tutti i pori». In una nota vengono sottolineati molti dei punti già toccati dal Coordinamento, ai quali si aggiungono l’innalzamento (dal 2,5 al 3 per cento) della soglia di sbarramento, «peraltro inutilmente perché tra basso numero di consiglieri e premi di maggioranza così forti esiste uno sbarramento “naturale” che rende ridondante la fissazione di una soglia».

Il fortino da difendere Nel complesso «una serie di misure tutte volte a difendere il proprio fortino, cercando il più possibile di limitare il “disturbo” di liste e partiti ipoteticamente minori. Un comportamento molto grave da parte dei proponenti anche in virtù delle forti critiche arrivate da più parti alla legge attualmente in vigore su punti che restano irrisolti». Da qui la richiesta di fare retromarcia e di portare il dossier nell’apposita commissione Riforme, affinché si possa svolgere lì «un lavoro approfondito di analisi e di elaborazione, anche ricorrendo a audizioni di esperti e associazioni, per arrivare a una legge elettorale degna di questo nome». Nel frattempo, tornerà a dire la sua anche il Comitato per la democrazia che anni fa si è schierato contro l’Umbricellum.

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