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sabato 2 luglio - Aggiornato alle 19:57

Caccia, la Lega mette nel mirino Morroni: «Poco coraggio su pre-aperture, giunta modifichi calendario»

A sferrare l’attacco il vicesegretario Marchetti: «Non ha ascoltato le associazioni. Nelle Marche la Lega ha preso decisioni diverse»

Un cacciatore

di Dan.Bo.

Dopo Enrico Melasecche, silurato dal partito a Ferragosto, i vertici della Lega ora mettono nel mirino il vicepresidente della giunta regionale, il forzista Roberto Morroni. E benché l’attacco in questo caso riguardi un solo tema – quello del calendario venatorio – e non l’intero operato di un assessorato (peraltro sostanzialmente intoccabile in un ipotetico rimpasto) è impossibile non inserire l’episodio nel contesto delle tensioni fra la Lega e la giunta guidata da Donatella Tesei; anche perché stavolta il colpo non parte dal consigliere regionale Valerio Mancini, che in altre occasioni ha ‘duellato’ con Morroni sul tema, bensì dal vicesegretario Riccardo Marchetti.

IL NUOVO CALENDARIO VENATORIO

IL TESTO DEL CALENDARIO VENATORIO 2021-2022

Mancanza di coraggio Il deputato in particolare si scaglia in modo duro contro il fatto che nel calendario venatorio 2021/2022 non siano state previste le consuete giornate di pre-apertura. Marchetti, che chiede alla giunta di rivedere il documento, accusa Morroni di non aver ascoltato le associazioni venatorie e di non fare «nulla per difendere questa nobile tradizione». In ballo, più che le tradizioni, ci sono i voti di migliaia di cacciatori, da sempre terreno di caccia dei partiti che dedicano a questo settore notevoli energie e attenzioni. Nei mesi passati il vicepresidente della giunta ha in più occasioni spiegato il perché delle mancate pre-aperture. A inizio agosto, approvato il calendario, Morroni ha sottolineato la necessità di evitare possibili ricorsi e la possibilità, in caso non fosse stato possibile sparare alle tortore, di uno «sbilanciamento della pressione venatoria nelle giornate di preapertura eventualmente programmate».

ARCI CACCIA: «PRE-APERTURE, LA COLPA NON È DELLA REGIONE»

Morroni L’esclusione «è stata valutata in maniera approfondita in tutti i suoi aspetti. La questione – ha spiegato Morroni – è sorta a seguito delle comunicazioni inviate dal Ministero della Transizione ecologica con cui veniva evidenziato che lo status della popolazione della specie tortora selvatica, rilevato in declino a livello europeo, necessitava ai sensi delle normative comunitarie dell’adozione da parte degli Stati membri di uno specifico Piano di gestione nazionale in applicazione del Piano di gestione europeo approvato nel 2018. L’eventualità di prendere in considerazione un prelievo venatorio sulla tortora, ridotto del 50%, viene comunque subordinata, secondo il Ministero, all’esecuzione delle azioni previste dal Piano di gestione europeo e quindi in primis dall’adozione ufficiale di un Piano di gestione nazionale e dalla sua adeguata attuazione. In assenza di questo Piano e dell’attuazione e valutazione dell’efficacia delle altre azioni minime previste, quali miglioramenti ambientali, efficace vigilanza del prelievo e costante monitoraggio dei carnieri, la caccia alla tortora ed il suo inserimento nelle giornate di preapertura non risultano conformi al diritto comunitario».

LEGA ESPELLE MELASECCHE E APRE LA CRISI DI FERRAGOSTO

L’attacco Una versione che però non convince Marchetti. «Il Ministero – dice – si è limitato a inoltrare alle Regioni una lettera che non ha alcun potere vincolante non avendo forza di legge. La normativa europea prevedeva che venisse stilato un unico documento a livello nazionale che regolamentasse il prelievo della tortora, cosa che però non è stata fatta». Poi Marchetti affonda sottolineando che nelle vicine Marche l’assessorato, in mano alla Lega, ha inserito le pre-aperture e la possibilità di sparare alla tortora. Il parere negativo di Ispra «non ha certo scoraggiato l’assessore» che, «a differenza di quanto accade in Umbria, ha un dialogo costante con i rappresentanti delle associazioni venatorie e ha deciso con coraggio di lavorare affinché le necessità esposte venissero accolte». Da qui la richiesta di modificare il calendario: «Se manca l’ascolto da parte delle istituzioni – conclude Marchetti – viene meno la fiducia che gli umbri hanno riposto in noi, e questo la Lega, primo partito con quasi il 38% dei consensi, non può né deve permetterlo».

Twitter @DanieleBovi

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