giovedì 23 maggio - Aggiornato alle 09:56

Bullismo, governo impugna la legge umbra ma la Corte costituzionale: «È legittima»

La Consulta boccia il ricorso del presidente del Consiglio sulla norma approvata all’unanimità nel 2018

La legge umbra contro bullismo e cyberbullismo è legittima. Lo sancisce la Corte costituzionale che ha dichiarato “non fondate” le questioni di legittimità sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri a proposito degli articoli 1 comma 1 e 4. A darne notizia è la presidenza dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. Il provvedimento, approvato dall’Aula di Palazzo Cesaroni, con voto unanime dei presenti il 26 aprile 2018, il Governo aveva inoltrato ricorso rispetto alla finalità della legge e nello specifico nella parte riguardante la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni perché, secondo il Governo, andava ad interferire indebitamente con la competenza esclusiva statale in materia di ordine pubblico e sicurezza.

Il ricorso bocciato A sollevare dubbi era stato il ministero dell’Interno e in particolare Marco Valentini, direttore dell’Ufficio affari legislativi e relazioni parlamentari. In sostanza il Ministero pur riconoscendo la «innegabile rilevanza penale del fenomeno» – anche se «nell’ordinamento italiano non sussiste una specifica fattispecie criminosa atta a punire il bullismo» – dubitava della legittimità costituzionale della legge e riteneva che invadesse «la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza». Nel mirino in particolare due articoli. Il primo indica come finalità quella di «prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni»; una formulazione «ampia» che «non può non generare un’indebita sovrapposizione con la materia dell’ordine pubblico e sicurezza, in quanto involge necessariamente i profili di rilievo penalistico delle condotte riconducibili al bullismo e alla sua dimensione cibernetica».

COSA PREVEDE LA LEGGE

I dubbi Molti dubbi anche sull’articolo 4, che istituisce un tavolo di coordinamento che ha l’obiettivo di raccogliere informazioni su iniziative in tema di prevenzione e contrasto, al fine di creare sinergie tra tutti i soggetti coinvolti e «promuovere il coordinamento e la cooperazione» tra di essi. Essendoci tra questi ultimi anche le forze di polizia, il Ministero sottolinea che si va oltre quelle finalità di carattere sociale ed educativo; ed è proprio in questo senso che anche l’articolo 4 andrebbe riscritto, altrimenti potrebbe scattare l’impugnativa.

 

I commenti sono chiusi.