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sabato 8 agosto - Aggiornato alle 17:01

Bonus affitto, sul requisito dei cinque anni diffida nei confronti di Regione e sindaci

A presentarla il comitato Spesa solidale Perugia: «Si adeguino alla sentenza della Corte costizionale. Norme discriminatorie»

Molte famiglie sono in difficoltà col pagamento dell'affitto

di Dan.Bo.

Una diffida ad adempiere per chiedere la rimozione del requisito dei 5 anni di residenza o di occupazione nel territorio regionale per l’accesso al bonus affitto 2020. A metterla nero su bianco sono stati gli avvocati del comitato Spesa solidale Perugia; la diffida è stata recapitata sulle scrivanie della presidente della Regione Donatella Tesei, dell’assessore alla Sanità Luca Coletto e dei sindaci di Perugia, Marsciano, Tuoro, Magione, Castiglione del Lago e Passignano. In particolare i legali chiedono di adeguare il bando a quanto stabilito quest’anno dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 44, in cui la Corte aveva bocciato una legge della Lombardia che prevedeva la residenza continuativa o l’occupazione lavorativa per 5 anni nel territorio regionale tra i requisiti di accesso ai servizi abitativi.

La sentenza Un provvedimento che indirettamente ‘bocciava’ anche le proposte di modifica, presentate in consiglio regionale da Lega e FdI, relative alla legge sulle case popolari: in quel caso infatti la Corte accogliendo il ricorso dell’Asgi (l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), e della Naga (associazione volontaria che si occupa di assistenza socio sanitaria e di diritti dei cittadini stranieri) ha stabilito che è irragionevole negare l’accesso all’edilizia residenziale pubblica a chi, italiano o straniero, al momento della richiesta non sia residente o non abbia un lavoro nel territorio della regione da «almeno cinque anni».

La diffida Stessa cosa, spiega ora il comitato, varrebbe ora per il bonus affitto: «È dovere degli amministratori – dicono – togliere dal testo dei loro provvedimenti il requisito della residenza protratta per 5 anni in Umbria e quello alternativo dell’occupazione per 5 anni nel territorio umbro, perché si tratta di requisiti discriminatori ingiustificati che mettono in competizione i più bisognosi e che nuocciono allo stesso modo italiani e stranieri, escludendo di fatto le persone più vulnerabili e quindi più meritevoli di tali incentivi». Tutti motivi per cui il comitato, attraverso i suoi legali, chiede che «l’ostacolo sia rimosso celermente e che siano riaperti i termini per permettere a tutti coloro che erano inizialmente esclusi di partecipare al bando».

Risorse e requisiti Complessivamente la delibera regionale del 20 maggio scorso mette a disposizione dei Comuni umbri 2,677 milioni di euro, dei quali 1,511 stanziati dalla Regione e i restanti 1,166 dal governo. Il requisito dei cinque anni è fissato dalla Regione sulla base del regolamento 4 del 2018 che ha modificato la legge del 2003 sulle case popolari. Per portare la vicenda relativa al bonus di fronte alla Corte costituzionale, la strada potrebbe essere quella del ricorso da parte di un richiedente privo di quel requisito; a quel punto sarebbe il giudice a sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte.

Twitter @DanieleBovi

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