venerdì 19 aprile - Aggiornato alle 16:32

Amministrative, scricchiolii nel centrodestra umbro: fumata nera sulle candidature nelle città

Lunedì fino a ora di cena incontro tra i parlamentari di FI, Lega e Fdi, i forzisti: «Leghisti ci dicano se una coalizione c’è o no»

Un seggio elettorale (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Tutto in alto mare, Bastia Umbra a parte dove la spaccatura è già certificata. Lunedì fino a ora di cena si sono messi intorno a un tavolo tutti i parlamentari del centrodestra eletti in Umbria con una sola pietanza sul menù, più che sufficiente per provocare qualche mal di pancia: le amministrative di fine maggio. A fare gli onori di casa Forza Italia, il partito che si è visto sfilare la leadership della coalizione dalla Lega di Salvini. Al momento però in Umbria più che di coalizione si può parlare di un’area politica, di una serie di confini poco precisi e di appetiti senza un accordo su vasta scala. L’ascesa leghista ha, nei fatti, mutato in modo radicale gli equilibri e i rapporti di forza e ora il messaggio che arriva da FI è chiaro: alla Lega spettano onori e oneri, noi un accordo lo vogliamo ma sono loro a dover dire se una coalizione c’è oppure no. A Bastia la frattura è data ormai per fatta mentre in altri importanti Comuni come Foligno, quello più pesante dopo Perugia, la situazione è complicata assai con Fdi che reclama il diritto a indicare un suo candidato e la Lega che dice no; in diverse città, da Gualdo Tadino a Marsciano, scenari similari e tensioni.

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Rischio crepe Di fronte a questo quadro se c’è una coalizione con una guida, che a questo punto visto il peso toccherebbe alla Lega, trovare un assetto sarà possibile, altrimenti le crepe rischiano di aprirsi in più di un comune, il tutto a vantaggio del centrosinistra chiamato, nel 2020, a difendere il fortino di Palazzo Donini. Fatto sta che lunedì sera la fumata è stata nera e che tutto è rimandato a un nuovo incontro, per provare a sciogliere i nodi, all’inizio della prossima settimana. Di sicuro contraddizioni e tensioni non mancano. Sondaggi e analisi di diversi centri studi dimostrano che l’aspirapolvere leghista succhia voti, oltre che al M5S, in particolare a Forza Italia e Fratelli d’Italia, tutt’altro che intenzionati a farsi divorare dal Capitano anche se posizioni diverse, favorevoli a un partitone unico del centrodestra, non mancano. Nel dibattito c’è poi il tema della coalizione: a livello nazionale il centrodestra esiste ancora o è solo una declinazione territoriale in Regioni e Comuni? È possibile sparare a palle incatenate contro le politiche del governo, schierandogli contro i «gilet blu» forzisti, e poi sottoscrivere alleanze locali?

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Le contraddizioni Salvini ha detto in più di un’occasione che il caro vecchio centrodestra è ormai, almeno per quanto riguarda Palazzo Chigi, ormai un ricordo; altra cosa invece, secondo la Lega, sono Regioni e Comuni dove lo schema può funzionare ancora. Attenzione però perché le acque sono agitate in particolare dentro FI. Lunedì l’ex ministro Renato Brunetta in un’intervista ha usato la sciabola e non il fioretto nei confronti dei leghisti: «Non è accettabile – ha detto al Corriere della Sera – l’ambiguità di Salvini, né la sua politica dei due forni», quella per cui a Roma governa con Di Maio e nei territori con gli alleati ‘storici’, così da divorarli entrambi. «Forza Italia – sostiene l’ex ministro – non deve più tollerare questa doppiezza. Adesso dovremmo porre un aut aut a Salvini: o stacchi la spina al governo oppure non puoi pensare di tenerci al guinzaglio alle regionali». Più morbida un’altra big come Mariastella Gelmini mentre c’è a uno come Giovanni Toti, un’ipotesi di un nuovo centrodestra con dentro Meloni, Salvini e fuoriusciti di Forza Italia non dispiacerebbe affatto. La sensazione è che anche a livello locale vada scritta una storia nuova.

Twitter @DanieleBovi

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